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Dopo il Cav. ‘cicala’, la ‘formica’ Monti. Ora tocca all’Europa

- A quanti oggi indicano nel permanere di spread elevati il mancato successo della manovra Monti e la prova che il Governo Berlusconi non era poi cosí male, andrebbe probabilmente risposto con una risata.

Oppure – a brigante brigante e mezzo – ricordando che se non avessimo cambiato Governo, oggi lo spread sarebbe probabilmente a 800 punti base e le aste per i btp deserte.

Uno dei tanti difetti della discussione pubblica italiana é che chiunque può spararla grossa e farla franca, senza nessun danno reputazionale. Ministri leghisti – che negli ultimi dieci anni hanno condiviso una politica fiscale che ha portato l’Italia nel baratro nonostante tassi di interesse sul debito bassissimi grazie all’euro e che fino a un mese fa hanno votato l’invotabile – oggi si cimentano in grottesche pagliacciate per opporsi a misure che debbono porre rimedio d’urgenza ai loro guasti. Cosí come lascia di stucco sentire l’ex premier Berlusconi lamentarsi pubblicamente per una manovra tanto dura quanto necessaria a colmare il ritardo che lui stesso aveva provocato e che, infatti, il Pdl ha votato compattamente in Parlamento.

Vedremo quanto tanta faccia di tolla verrà premiata o sanzionata dalla pubblica opinione.

Il punto, con buona probabilità, é un altro: fino al luglio scorso l’Italia era considerata piú affidabile di quanto si stesse meritando. Da allora le nostre quotazioni sui mercati finanziari sono crollate e con esse il Governo Berlusconi.

Oggi che le cose sono cambiate in modo radicale (e positivo, aggiungo), le prime misure volte a dare certezze sull’impegno al rigore sono state assunte e la nostra voce in Europa torna a farsi ascoltare, i mercati  restano diffidenti per inerzia e perché vogliono di piú. Anche noi speravamo che il “premio Monti” scattasse in modo ancor piú evidente, ma proprio per questo ci sentiamo impegnati a lavorare sodo nelle prossime settimane, lasciando ad altri la demagogia.

La conferma del pareggio di bilancio al 2013 grazie ad un avanzo primario del 4 o del 5 per cento in fase recessiva, significa che sul fronte dei saldi di finanza pubblica l’Italia non puó fare molto di più. I risultati della lottaall’evasione e i tagli alla spesa pubblica che dovranno arrivare presto vanno destinati alla diminuzione delle aliquote fiscali sul reddito delle persone e delle imprese: questo é un primo modo per aumentare il potenziale di crescita.

Nei prossimi semestri non avremo crescita e nuova occupazione, ma liberalizzare ed iniettare concorrenza nell’economia é essenziale per dare fiducia ai mercati sul futuro dell’economia italiana: chi ci presta denaro a 5 o 10 anni guarda oltre la crisi del 2012.

Privatizzare senza fanatismi ma senza tabù (la Rai, ad esempio: aspettiamo che fallisca?) sarebbe un altro buon segnale ai mercati.

Ma la partita decisiva si gioca in Europa. Monti ha le carte in regola già con questa manovra, e a maggior ragione con i provvedimenti che seguiranno, per aprire una discussione leale ma dura con i governi più rigoristi e in particolare con la Germania.

I tedeschi non stanno meglio di noi per caso, ma perché negli ultimi dieci anni ristrutturavano le imprese, aumentavano la produttività e tagliavano welfare e spesa pubblica, mentre noi facevamo le cicale scialacquando il dividendo dell’euro (tassi sul debito pressochè in linea con quelli teutonici). Questo giustifica le loro pretese di impegno rigoroso da parte nostra.

Ma tutto ciò non può giustificare una rigidità ideologica e richieste irrazionali dal punto di vista economico. Dobbiamo ricordare ai virtuosi tedeschi che siamo tutti impegnati – a mo’ di scalatori – a salire una parete di sesto grado in un’unica cordata. Gli ultimi non possono sognarsi di farsi trascinare su dal capocordata e non possono risparmiare le forze, ma il capocordata tedesco deve sapere che il suo passo consente a tutti di salire: se l’ultimo scivolasse si trascinerebbe con sé il penultimo e poi il terzultimo fino a che tutta la cordata dell’euro finirebbe nel precipizio, capocordata compreso. In altri termini, il marcato avanzo commerciale di cui la Germania gode nei confronti dell’area euro dovrebbe essere una ragione sufficiente a spingere per decisioni rapide ed incisive.

I singoli Stati, a partire dall’Italia, fanno e faranno la loro parte. Ma se l’Europa stenderà una efficace rete di protezione per tutti, i mercati avranno il segnale che aspettano: non potranno che “accontentarsi” di tassi d’interesseragionevoli e sapranno che chi scommette sui fallimenti sarà destinato a perdere.

Ma i tempi sono importanti: predisporre subito la rete di protezione prendendo atto dei progressi italiani non sarebbe un atto di generosità gratuito, ma di intelligenza lungimirante.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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