di SIMONA BONFANTE – Porta a Porta e Ballarò (e Piazza pulita e Servizio pubblico…) non sono informazione, ma spettacolo. Non si va lì per ragionare, approfondire. Si va lì per intrattenere. Cioè per fare audience. E l’audience, nella televisione italiana, la fa la cagnara. I Sallusti o i Travaglio, i La Russa o le Bindi. È quella gente lì che, in tv, non dice nulla ma la dice smodata, e la smodatezza tira. La ressa tra polli tira. La rissa, poi, non solo tira ma è picchio di audience garantito. Beh, certo, l’audience è dopata pure lei. Ma lasciamo stare.

Il dato è che in tv, in questa tv, non si va per informare sulle cose, non si va per scannerizzare la ‘verità’. Si va per inverarne il simulacro mediatico. Si annunciano cose che non si fanno, si rivendicano meriti di cose mai fatte. I dati si parzializzano, riducendoli ad opinioni. La realtà tutta si catodizza. Esiste lì, in tv. E quelli che la tv la usano professionalmente, che le cose funzionano così, lo sanno eccome. Basta vedere come si parlano e cosa si dicono dietro le quinte. E in quale altro modo si parlano e quali altri argomenti usano, invece, davanti alle quinte. È spettacolo. Punto.

Che lo faccia l’establishment dei nominati ci sta. Che lo faccia il preside Monti, la professoressa Fornero, o i colleghi dell’esecutivo accademico chiamati a riportare l’Italia alla realtà, invece, non va bene. Non va bene perché, nelle arene tv, al sindacalista, al politico di opposizione, a quello della maggioranza sfiduciata, a quell’altro della maggioranza frustrata la ‘verità’ di Monti risulta ‘prescindibile’, ovvero altra rispetto agli slogan, ai topoi della propaganda alla quale egli stesso ha ancorato la propria identità. Che je frega a loro, che l’articolo 18 non sia quel baluardo di civiltà laburistica che ideologicamente propalato. Je frega a loro solo incunearsi, mediaticamente, su quello – come sull’aumento dell’età pensionabile, la patrimoniale, l’Imu – per farne una linea narrativa dalla quale ricavare ospitate tv su ospitate tv. Cioè per esistere, non nella ‘verità’, che Monti ha assunto l’impegno di sviscerare, ma in quella dimensione finzionale del reale che è appunto il set televisivo.

Presidente Monti, Ministri: informare i cittadini è doveroso, farsi complici dei disinformatori professionali, lasciarsi travolgere dal gioco dicotomico per cui il fatto non è più fatto ma diventa opinione è invece pericoloso. Pericoloso e pure contrario agli obiettivi che l’esecutivo ‘tecnico’ si è posto. Per il vostro bene – per il nostro bene – tenetevi fuori dalla tv.