– Pagare le tasse è un dovere, pagare le tasse serve. Anche evadere le tasse serve. Però non è un dovere.
Andrà a regime “Serpico”. Il cervellone della guardia di finanza. Servirà (con la sua complessa rete di server) a vagliare le operazioni bancarie ed a sgominare quanti più finti incapienti possibile. Sarà un bene per il paese. Serpico era un poliziotto che ha combattuto contro la corruzione dilagante tra i suoi colleghi. Però così facendo ha perso tutti gli amici, e gli ex amici gli hanno sparato alla schiena. Speriamo che ciò non accada anche al cervellone della finanza – speriamo che il Paese non gli spari alle spalle. Cosa probabile, però.

In questi giorni parrebbe compiersi una sorta di rinato senso civico. Tutti si scagliano contro l’evasione fiscale. Nei media è caccia alla categoria che non paga. Anche gli evasori che hanno fatto carriera e politica evadendo e favorendo l’evasione adesso dichiarano che le falle del prelievo fiscale sono un cancro del Paese.

E’ molto bello tutto ciò. La gente è incazzata. I lavoratori dipendenti si sentono le uniche spalle sulle quali grava il peso del prelievo fiscale. Vediamo, sentiamo e leggiamo maledire i liberi professionisti. Chi è assunto a tempo indeterminato si scaglia contro chi batte cassa di cliente in cliente. Milioni di italiani che hanno faticosamente ottenuto un posto fisso si domandano: “Pagare le tasse, perché noi sì e loro no?”.
La nuova lotta di classe non è tra proletari e borghesi, ma tra chi ha partita IVA e chi non ce l’ha.
Su di un grande quotidiano ho letto due pagine due nelle quali – con tanto di tabelle annesse – passa, sotto sotto, questo teorema: chi ha partita IVA spesso evade, o quantomeno è tentato di evadere le tasse.

Nei bar i liberi professionisti vengono descritti come negli anni Trenta si descrivevano i capitalisti giudaico massoni demo plutocratici – che non potevano non essere grassi, in abito lungo, con immenso naso, tuba smisurata e sigaro king size stretto tra i denti.
Bene.

E’ vero. Molti liberi professionisti evadono le tasse. 15 milioni di italiani dichiarano al fisco cifre talmente ridicole da far indignare e far gridare vendetta. In un talk show d’informazione un lungo servizio di una giornalista ci ha spiegato che se tutti i proprietari di partita IVA emettessero fattura una buona fetta dell’evasione sarebbe stroncata. Mi piacerebbe conoscere questa giornalista che ci spiega la banalità come fosse una sua scoperta, ma mi piacerebbe anche aggiungere una cosa.

Siamo sicuri che tutti sappiano cosa vuol dire vivere a partita IVA? Adesso non mi riferisco ai ricchi dentisti, o agli avvocati di successo (ci sono anche quelli sfigati, che a stento mettono insieme il mensile), o ai commercialisti, o ai ricchi commercianti (e così via). Mi riferisco all’altra faccia della luna del libero professionismo. Alle centinaia di migliaia di italiani che si sono sentiti dire “se non ti apri partita IVA non ti faccio più lavorare”. Ai professionisti che devono aspettare due, tre, quattro, sei mesi per vedersi pagare una fattura, e che nel mentre devono metterla a bilancio, e che il lavoro l’hanno realizzato.

Chi è assunto non può capire cosa voglia dire lavorare a tempo pieno sei mesi e poi vedere quei soldi dovuti alle calende greche. Chi lo paga l’affitto e il salumiere, nel mentre? Le aziende, anche quelle pubbliche, spesso e volentieri calcolano i compensi dei liberi professionisti parametrandoli con quelli dei dipendenti assunti. Ma questo spregevole gioco, per l’appunto, viene fatto calcolando sul netto. Vuol dire che se a un dipendente gli si versano duemila euro netti, questo avrà in tasca i duemila euro. Ma se ad un collaboratore a partita IVA gli si versano duemila euro, questo in tasca, al netto di tasse, quanti ne avrà? Ottocento? Forse meno.

Il discorso è questo. Prima di individuare nei liberi professionisti tout court gli untori che appestano la penisola con la loro spregevole evasione fiscale, facciamo un distinguo. Da un lato mettiamo i ricchi professionisti (quasi sempre appartenenti ad albi e associazioni di categorie – paracorporazioni di potere) che guadagnano molto, evadono allegramente, e se ne fregano delle ripercussioni sociali del loro agire da bestie. E dall’altro mettiamoci la moltitudine di italiani che sono non beneficati ma strangolati dalla libera professione, dalla vita da IVA. Sotto schiaffo dal continuo ricatto dei committenti e dei datori di lavoro – un ricatto che suona così: “non ti puoi lamentare se ti pago con mesi di ritardo, che se no, poi, non ti faccio più lavorare – non ti puoi lamentare se ti pago poco … che se no trovo qualcuno che si farà pagar meno”.
Ho visto con i miei occhi aziende statali e parastatali vessare i prestatori d’opera a partita IVA per presunti ritardi sulla consegna del lavoro, e poi pagare le fatture con mesi e mesi di ritardo. Se queste sono le committenze pubbliche, immaginatevi il far west dilagante tra quelle private.

Poi. E’ infinita la lista delle libere professioni (che termine stupido) che hanno visto paurosamente abbassare le soglie delle loro parcelle perché … c’è la crisi – e che non versano l’IVA all’erario non perché amerebbero farsi beccare da Serpico, ma perché i compensi sono talmente bassi che l’IVA non versata la usano per farci la spesa e pagarci la benzina. Poi allo Stato la si restituirà a rate, maggiorata, previa ricevimento di cartella esattoriale. Quest’anno molti ne ho visti lavorare praticamente gratis. Il ricatto fai 3 e ti paghiamo 1 l’hanno mandato giù a memoria. E se non gli pagano le fatture che devono fare? Andare da questi signori e fargli causa? Per vedere i soldi tra tre anni ed investire in spese legali? O andare a spaccargli la testa con una mazza da baseball? Lo faranno, mi auguro. Magari faranno una bella strage con una carabina da caccia, ma questo non me lo auguro.

Sono centinaia e centinaia di migliaia di italiani. Amavano la sfida del mercato, non volevano farsi incastrare in assunzioni e diventare pensionati a vita, volevano sfidare la loro crescita e trasformazione interiore, culturale e professionale – in altri casi sono semplicemente stati obbligati dai datori di lavoro a darsi alla “libera” professione. Adesso devono sperare che il travet dell’ufficio contratti esterni abbia la buona volontà di non dimenticarsi di far passare alla firma la loro fattura. Ma nel mentre, se si rompono una gamba, perdono tutti i lavori. Garanzie zero. Previdenza … manco a parlarne. Nessuno gli apre un mutuo, nessuno gli fa un finanziamento, e manco una schifosissima automobile pakistana gliela venderebbero mai a rate. Sono liberi professionisti, ergo sono fuori dal mercato dei prestiti, nessuno stipendio fisso può garantire per loro. Sono italiani di serie B. Non evadono le tasse (quindi bei soldi da parte non ne hanno) e non sono assunti. Ergo, socialmente e politicamente …. non esistono.

Altro che untori dell’evasione. Sono zombi. A partita IVA.