– L’Europa è in crisi, e le due economie che per le loro dimensioni destano maggiori preoccupazioni sono l’Italia e la Spagna. Ci sono motivi per temere per il futuro di entrambe, però negli ultimi mesi i mercati hanno scommesso più sul fallimento dell’Italia che della Spagna, e mentre il nuovo Governo spagnolo Rajoy ha calmato un po’ i mercati, il nuovo Governo italiano Monti ha finora fallito nel rassicurarli.

L’Italia ha un pessimo debito pubblico, ma delle banche relativamente solide, e un deficit pubblico e commerciale decenti. Il livello dell’amministrazione pubblica è pessimo, e fare impresa in Italia, scusate la battuta, è veramente un’impresa. L’Italia è in cima alla lista dei Paesi europei per pressione fiscale, soprattutto sui fattori produttivi, e ha una spesa pubblica sopra la media.

La Spagna ha conti pubblici migliori, anche se il deficit è maggiore. Però l’esposizione al rischio di fallimenti bancari è maggiore, e ciò potrebbe indurre un aumento del deficit e del debito se ci fossero altri bailout. L’economia è dinamica, e prima della crisi era in rapida crescita: le prospettive di lungo termine dell’economia spagnola sono dunque migliori. La Spagna è messa peggio dell’Italia per il mercato del lavoro, il deficit commerciale aveva raggiunto livelli notevoli durante il boom e ancora oggi è maggiore di quello italiano, e negli ultimi quindici anni gli spagnoli hanno accumulato un enorme debito privato.

Le manovre italiane sono state finora deludenti: il Governo Berlusconi ha aumentato rapidamente le tasse, in un Paese già da record come pressione fiscale, senza fare quasi niente sul lato delle spese, nonostante anche queste siano a livelli record. Di riforme, poi, a malapena se ne parla. Il Governo Monti ha continuato l’opera del precedente, insomma. Diventato senatore a vita il 9 Novembre, e presentato il suo piano per salvare l’Italia il 5 Dicembre, Monti è stato dapprima accolto con favore dai mercati, ma non appena è stato chiaro cosa avesse intenzione di fare i mercati hanno ricominciato a tremare.

La Spagna ha seguito un percorso diverso: il Governo Zapatero non era considerato affidabile dai mercati, e il 20 Novembre i popolari hanno trionfato con Rajoy, che giorni fa ha pronunciato il suo discorso di insediamento promettendo rigore fiscale tramite tagli alla spesa, riforme del lavoro e risanamento delle banche. Rajoy ha poi promesso di non aumentare le tasse. Presto per dire quanto sia credibile, ma la differenza rispetto a Monti e Berlusconi è evidente.

Osserviamo gli spread italiani e spagnoli, e i premi per i Credit Default Swap (CDS) dei due Paesi: i primi sono il differenziale di rendimento tra titoli nazionali e titoli tedeschi, i secondi sono il costo dell’assicurazione dal fallimento sovrano: entrambi più sono alti e peggio è. Per costruzione, i dati che seguono danno informazioni sulla probabilità di fallimento a dieci anni (spread) e a cinque anni (CDS).

In Italia gli indici di rischio hanno raggiunto i massimi con l’insediamento di Monti (CDS fino a 600 e spread a 530), per poi tirare un sospiro di sollievo fino alla pubblicazione della manovra del 5 Dicembre (CDS a 430 e spread a 390), salvo poi ricominciare a salire subito dopo, con CDS oggi a 500 (in diminuzione) e spread a 500. Parrebbe cioè che il Governo Monti è sembrato una buona idea finché non ha rivelato le sue intenzioni: dato il contenuto della sua manovra, c’è poco da stupirsi. La riduzione dei CDS nell’ultima settimana è comune sia a Spagna e Italia e non dipende probabilmente dalla politica italiana.

In Spagna gli indici di rischio hanno cominciato a salire a fine Ottobre per arrivare ai massimi con la vittoria di Rajoy (CDS a 490 e spread a 450), per poi toccare i minimi a metà Dicembre (350 e 290, rispettivamente) e ricominciare a salire un po’ e poi nuovamente a scendere. Gli ultimi dati sono 390 e 310.

L’Italia ha scelto il modo peggiore per risanare i conti, aumentando le tasse, e quindi ha massimizzato gli effetti recessivi della manovra, cancellando i benefici potenziali del risanamento sul rischio di credito. In teoria una riduzione del rischio di fallimento dovrebbe stimolare gli investimenti e compensare gli effetti recessivi dell’austerità, almeno in parte. In Italia gli effetti recessivi della manovra hanno invece compensato i benefici sul rischio di credito, tenendolo circa costante.

La Spagna ha promesso tagli di spesa, che sono meno recessivi, e i mercati al momento sembrano crederci. È fuori pericolo? Troppo presto per dirlo. Gli effetti recessivi ci saranno comunque, e gli elementi di rischio sistemico in Spagna sono maggiori che in Italia, per via delle banche e dei debiti privati. Inoltre gli spread sono tenuti bassi dall’Europa. Però se Rajoy manterrà le promesse riuscirà a far uscirela Spagna dal guado.

Se il Governo Monti segue le orme del precedente, evidentemente l’Italia è irriformabile o per motivi politici o per tare culturali. Il capitale umano del Governo è superiore a quello del precedente, dunque dubito che manchino le idee: forse manca il coraggio. Monti vorrà passare alla storia come Don Abbondio?