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Vi racconto il mio incontro con Havel

– La Repubblica Ceca è sicuramente una della nazioni più secolarizzate d’Europa eppure ieri migliaia di persone sono state in fila per ore a Praga davanti alla Chiesa di San Lorenzo per rivolgere l’ultimo saluto a Vaclav Havel. Molto è stato scritto negli ultimi due giorni sulla sua vita e sulle complicazioni di salute che ne hanno provocato la morte. Sarebbe pertanto inutile riproporvi quanto è possibile trovare altrove.

Perciò io accennerò ad un piccolo ricordo personale dell’uomo e del politico Havel. In circostanze del tutto fortuite ho avuto infatti la possibilità di scambiare qualche parola  con l’ex presidente della Repubblica Ceca. Avvenne nel 2004 quando vivevo a Praga ed Havel aveva, da circa un anno, terminato il suo ultimo mandato da Presidente. Su invito di alcuni amici olandesi e belgi decisi di accettare l’invito a recarmi in Bielorussia per una conferenza di protesta contro Lukashenko progettata da una organizzazione studentesca europea. Inutile dire che i “metodi democratici” di Minsk non si fecero attendere. Molti di noi non ottennero il visto, altri furono respinti alla frontiera, altri ancora vi furono accompagnati dalla polizia quando la conferenza era iniziata da appena poche ore. Havel, che conosceva personalmente alcuni degli organizzatori della conferenza, e ci teneva ad essere informato su quanto accadeva tra i giovani europei, non attese un attimo a convocarci nel suo ufficio privato per esprimerci la sua solidarietà. Svestiti i panni da Presidente, ed i riti che ne accompagnano il ruolo, Havel si sentiva quasi uno di noi, ci tenne a conoscere le nostre storie, quello che ci aveva spinto a trasferirci a Praga e poi a provare a recarci in Bielorussia. Sorrise quando gli accennammo ai fatti di Minsk ricordandoci “l’assoluta utilità del nostro esercizio” perché, come lui stesso ebbe a sottolineare: “dieci anni di menzogne sono già abbastanza per il popolo bielorusso, ed il vostro messaggio di verità non tarderà a realizzarsi”.

Come ha scritto Timothy Garton Ash, in un bel contributo apparso sul sito dell’European Council on Foreign Relations, Havel “non è stato semplicemente un presidente, è stato il presidente fondatore di quella che è oggi la Repubblica Ceca. Havel non era semplicemente un europeo, era un europeo che con l’eloquenza dello scrittore di teatro e l’autorevolezza di un ex prigioniero politico ci ha ricordato la dimensione storica e morale del progetto europeo”. E’ bene ricordarlo oggi, durante le difficoltà di questi giorni. La lezione di Havel sulla forza della verità e sull’ineluttabile sconfitta della menzogna è viva più che mai. Anche se Lukashenko, secondo alcuni “leader molto caro al suo popolo”, è ancora a Minsk.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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