Scuola, torna il ‘vecchio’ concorso. Tutto sommato, una bella novità

– Credo che la scuola, che è il fondamento della crescita di un Paese, debba avere un’attenzione diversa rispetto a quella che c’è stata fino ad oggi.

Queste, ieri, le parole del Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Finalmente, sembra che ci sia qualcuno al governo di questo nostro amato Paese, che abbia una qualche idea dell’articolazione amministrativa cui è preposto. Nello scorso febbraio, mettevo in evidenza come, con tutte le imperfezioni delle umane cose e i miglioramenti sempre possibili, la vecchia procedura del concorso pubblico fosse quella che garantisse la migliore giustizia possibile, nonché, e ciò è molto più importante, un maggior livello qualitativo del personale docente.

D’altronde, chi ha una conoscenza concreta e reale, non soltanto speculativa, della macchina statale e dei suoi meccanismi, sa anche che il miglior antidoto per ridurre quanto più possibile l’area dei fattori estranei al merito individuale sia quello di prevedere selezioni centralizzate, mentre quelle più prossime al livello di impiego del personale da reclutare, soprattutto alle latitudini più calde della nostra penisola, risentono troppo dei più vari fattori di condizionamento.

Non è un caso che dopo avere abbandonato la strada del maxiconcorso, si sia aperta la stagione in cui sono letteralmente esplose le graduatorie provinciali, creando un precariato umiliante e permanente – come testimoniano le storie di (molti) docenti passati di ruolo intorno ai sessanta anni! – e frustando del tutto le aspettative dei giovani più brillanti, che comunque devono mettersi in fila ed aspettare anche loro l’età del pensionamento per passare di ruolo.

Oggi il Ministro Profumo, annunciando la riapertura della stagione concorsuale, non solo decide di riportare un minimo di giustizia generazionale, ma rimette al centro dell’attenzione l’interesse pubblico per un sistema formativo di qualità, cosa impossibile senza una docenza adeguatamente selezionata e motivata.

E diciamola tutta, i sistemi che abbiamo sperimentato dopo l’espletamento dell’ultimo concorso nel 1999 sono stati fallimentari da entrambi i punti di vista, in quanto l’ineluttabilità di un lunghissimo precariato ha allontanato molti giovani laureati promettenti dall’insegnamento e soffocato lo spirito professionale di molti bravi docenti, anche per il modesto livello retributivo.

Finalmente, qualcuno sembra accorgersi che così non si può andare avanti, senza cedere, almeno finora, al sensazionalismo riformista (con il susseguirsi di cambiamenti “epocali” ad ogni cambio di maggioranza), ma ripristinando un antico meccanismo che, seppur con tutti i suoi limiti, aveva consentito un livello medio-alto della docenza, mediante la competizione concorsuale.

Tale scelta non può che essere guardata con estremo favore da parte di chi si schiera senza ombra di dubbio per tutti quei cambiamenti che possono consentire una selezione basata principalmente sul merito individuale (e sulla qualità dell’insegnamento universitario ricevuto) e poca importa se alla fine ciò segna un ritorno al passato. D’altronde, la ventennale sperimentazione alla cieca che, si spera, ci lasciamo alle spalle è più che sufficiente per guardare con rinnovata fiducia alla sobria serietà di persone competenti e preparate.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

2 Responses to “Scuola, torna il ‘vecchio’ concorso. Tutto sommato, una bella novità”

  1. Fabio Ticconi scrive:

    Il problema della selezione “locale” risiede sempre nella responsabilità (in termini di stipendio e carriera) dei dirigenti.

    Se essi non subiscono alcun danno dall’aver assunto un raccomandato (o un “finto bravo”, pieno di titoli da due soldi) rispetto a uno con capacità più alte, il sistema tenderà a peggiorare negli anni a meno di temporanei miracoli (maggioranza dei dirigenti con forte moralità, che quindi agiscono correttamente pur non essendo “obbligati”).

    Questo vale sia per la scuola che per l’università.

    Con i concorsi centralizzati abbiamo un altro problema: l’analisi dei titoli è un processo fallimentare. Se ho preso 100 al Politecnico di Milano prendo meno punti di uno con 110 all’università di Camerino. Per mitigare questo problema abbiamo bisogno di mettere in mezzo il ranking universitario, che quindi dovrebbe essere riaggiustato e sistemato prima di utilizzarlo per un maxiconcorso.

    Ma per la scuola ci sono altre qualità oltre alla bravura accademica: c’è la capacità di insegnare. Questa è difficilmente riscontrabile con un titolo, mentre una selezione locale potrebbe testare il docente per un periodo di prova con gli studenti.

    Insomma l’articolo mi sembra un po’ troppo ottimista verso il maxiconcorso, ma capisco come le possibilità di rendere i dirigenti della scuola italiana realmente responsabili della qualità dell’istruzione dei loro studenti, quantomeno nel breve-medio periodo, è piuttosto bassa per usare un eufemismo.

  2. giacomo canale scrive:

    A dire il vero, anche grazie alla lettura dell’articolo precedente, dovrebbe essere chiaro che non c’è una visione edulcorata del maxiconcorso, di cui non si ignorano le problematicità.
    Piuttosto, vorrei farti notare che ciò che tu evidenzi, ossia la distinzione della preparazione sulla base della qualità dell’Università dove si è studiato, è già in parte inserita nel corpo dell’articolo, ma soprattutto nel concorso la si aveva mediante le prove di esame previste.
    Perchè se è vero che non conta solo la preparazione, ma anche la capacità didattica, è altrettanto vero che non si può insegnare ciò che non si sa.
    Comunque grazie per avermi letto e auguri di buone feste a tutta la comunità di Libertiamo!

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