Ius soli per i nuovi italiani che rifaranno l’Italia

di LUCIO SCUDIERO – Come Nosferatu, i figli di stranieri, nati o cresciuti in Italia, si aggirano raminghi in un limbo non definito, una zona franca in cui la forma del diritto civile si ostina a non arrivare, ma in cui la vita, la loro, si svolge in una pienezza di rapporti affettivi e sociali che nessuna norma dovrebbe osare disconoscere. Tranne che in Italia, dove si consente che un esercito di seicentomila ragazzi nati e cresciuti qui, dal forte accento romanesco e bresciano, o veneto e siciliano, cammini per strada esposto al rischio della civica umiliazione. Chiunque potrebbe contestare il titolo a stare tra noi, a loro, che italiani lo sono per scelta o per destino, ma che in ogni caso sono “italiani per intero”.

Le diciotto storie raccontate in “18 – Ius Soli”, il documentario realizzato dal regista Fred Kuwornu e presentato oggi alla Camera dei Deputati nella cornice di un convegno organizzato da Libertiamo, sono lo spaccato di un’Italia giovane, non riconosciuta ma riconoscente, nonostante tutto. Nonostante il trattamento che riceve, le difficoltà irragionevoli cui è sottoposta, gli ostacoli frapposti tra sè e la totale integrazione nella comunità civica nazionale.

La normativa italiana che regolamenta l’acquisizione della cittadinanza da parte degli stranieri è semplicemente barbara, facendo discendere lo status di cittadino sostanzialmente dalla filiazione, il cosiddetto ius sanguinis.  Gli stranieri nati in Italia acquistano il diritto a chiedere la cittadinanza solo al compimento del diciottesimo anno d’età, dopo aver risieduto ininterrottamente nel Paese per tutta la durata della loro vita, e a condizione che ne facciano richiesta entro un anno dal compimento della maggiore età (art. 4, comma 2 della legge 91 del 1992). E per molti il limbo giuridico durato diciotto anni è destinato a prolungarsi ancora, perchè una volta esperita la pratica formale e inoltrata la richiesta, passano ancora altri anni prima che la loro posizione sia regolarizzata.

Per gli stranieri non nati in Italia, invece, il requisito per l’ottenimento dello status di cittadino matura al compimento del decimo anno consecutivo di residenza legale nel Paese.

Nessuno fa peggio in Europa. In Germania è cittadino chi nasce su suolo tedesco da genitori ivi legalmente residenti da almeno otto ani. In Francia l’acquisizione della cittadinanza è automatica al compimento dei diciotto anni, ma si può chiedere già a tredici anni. La Gran Bretagna, invece, si “accontenta” di figli nati da genitori legalmente residenti nel paese da quattro anni.

In Italia sono diverse le proposte di legge  capaci di riformare la materia in senso europeo. Su tutte, per primogenitura e qualità, la Granata-Sarubbi, secondo la quale la cittadinanza si acquisterebbe alla nascita da genitori legalmente residenti nel  Belpaese da almeno 5 anni o dopo il completamento di un intero ciclo di studi.

E’ una proposta di buon senso, di ius soli temperato, che non scopre il fianco a pratiche di forum shopping altrimenti possibili senza il necessario requisito della residenza legale quinquennale dei genitori, e che al contempo consentirebbe a centinaia di migliaia di diversamente italiani il meritato ingresso nel club esclusivo (si fa per dire) degli italiani col passaporto.

E Dio solo sa quanto abbiamo bisogno, soprattutto nel periodo che attraversiamo, dell’entusiasmo e della passione civile di gente che chiede la cittadinanza del nostro paese, nonostante sia malinconicamente avviato sul sentiero del tramonto. Sono questi, vien da credere, gli italiani che rifarebbero l’Italia. Diamoci, tutti, un’opportunità.

 

 

 


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

7 Responses to “Ius soli per i nuovi italiani che rifaranno l’Italia”

  1. enzo51 scrive:

    Che bell’articolo!

    Legalitè,fraternitè,opportunitè!

  2. “Nonostante il trattamento che riceve, le difficoltà irragionevoli cui è sottoposta, gli ostacoli frapposti”

    E allora basta non dargli quel trattamento, non sottoporli a difficoltà irragionevoli, non frapporre loro ostacoli nella vita di tutti i giorni.

    Perché nei paesi da lei citati si vive bene anche da stranieri, e non vi è nessuna ragione per la quale ciò non dovrebbe essere possibile anche in Italia.

    In altre parole: si facciano leggi che tolgano la burocrazia invece di dare il passaporto come mezzo per aggirarla.

    Se si parte da qui allora un dialogo sul come razionalizzare l’iter per ottenere la cittadinanza italiana, rendendola appunto più ragionevole e meno burocratica, è possibile. Se invece si vuol fare ingrossare le file dei presunti elettori di una certa parte politica allora è giusto dire no.

  3. Marianna Mascioletti scrive:

    Oh, io ogni giorno ringrazio Dio, Budda e Manitù a faccia per terra del fatto che c’abbiamo ‘sti commentatori sveltissimi che pur di non darci ragione “scoprono” i complotti più incredibili.

    Dare la cittadinanza a un milione di ragazzi nati in Italia, vissuti in Italia, che hanno studiato in Italia, che non conoscono altro che l’Italia e che se venissero spediti con foglio di via nel Paese d’origine dei genitori non saprebbero dove andare sarebbe voler “ingrossare le file dei presunti elettori”.

    Davvero, non so se ridere o piangere.

  4. enzo51 scrive:

    Ridi,ridi Marianna che la nonna ha fatto …il cous-cous!

    Con buona pace dei tanti che frappongono ostacoli nel dare la cittadinanza sia agli immigrati che ai loro figli nati in Italia.

  5. sveglione scrive:

    “In Germania è cittadino chi nasce su suolo tedesco da genitori ivi legalmente residenti da almeno otto ani. In Francia l’acquisizione della cittadinanza è automatica al compimento dei diciotto anni, ma si può chiedere già a tredici anni. La Gran Bretagna, invece, si “accontenta” di figli nati da genitori legalmente residenti nel paese da quattro anni.”

    e infatti in Germania, Francia e Gran Bretagna gli immigrati di seconda generazione sono tutti perfettamente integrati, hanno lo stesso livello di scolarizzazione dei nativi, lo stesso tasso di poverta’, lo stesso tasso di criminalita’, non vivono in ghetti, non manifestano chiari fenomeni di estremismo o violenza comune e a Londra non viene richiesta l’implementazione della sharia nel diritto comune.

    Perche’ sistemi di immigrazione liberali, che incentivano l’arrivo degli stranieri invece di scoraggiarlo, per esempio rendendo piu’ facile l’acquisizione della cittadinanza da parte dei figli degli immigrati, ovviamente hanno funzionato cosi’ bene nei ghetti di Londra, Parigi, Malmo, Amsterdam, Rotterdam…

    ma tutto cio’ e’ irrilevante visto che l’italia e’ nota per la sua capacita’ di riuscire con le sue politiche di integrazione dove altri paesi hanno fallito.

    e lo ius sanguinis e’ cosi’ barbarico che solo due stati nel mondo avanzato (Canada e US, e US probabilmente per un errore di interpretazione della Costituzione) hanno deciso di adottare lo ius soli.

    sveglia, anime belle.

  6. Redazione_staff_2012 scrive:

    Sveglione, non fingere di non capire. Qui si tratta di dare la cittadinanza a chi italiano lo è già. Punto. Gente che ha vissuto 18 anni in Italia, che ci ha fatto la scuola, ci vive, mangia prega ama. E’ un riconoscimento di mero fatto, su cui non ci dovrebbero essere neppure discussioni. E’ come se a te o me levassero il passaporto, senza ragione.

  7. lodovico scrive:

    Tutte le leggi dello stato Italiano sono migliorabili e nella legge,per Popper, non esiste verità. Mi interessa sapere da Lucio Scudiero come ci si comporta all’estero nei casi in cui i figli nascono da immigrati irregolari o siano irregolari e sui ricongiungimenti. Entrare nello specifico deve essere una pratica per tutti

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