Terroni 2.0. Cambiare il Sud vivendo altrove

– Qualche tempo fa Piercamillo Falasca mi chiama e mi dice: Simona, voglio raccontare la tua storia. La tua e quella di Pasquale, Nicola, Domenico, Giovanni, Gavina, Rosamaria, Alessandra, Andrea, Francesca, Rodolfo, Valentina. Storie di terroni 2.0. Storie diverse. Storie di emigrazione intellettuale. Espatri per fame, non materiale ma di opportunità. Espatri da lande dove la ricchezza paesaggistica, culturale, umana si consuma in un’auto-combustione viziosa, irrazionale, apparentemente irreversibile. Togliete pure ‘apparentemente’.

Ci riuniamo in Terronia, una due volte, e ci raccontiamo. Lunghe chiacchierate, gaudenti tavolate, commozione e risate. Viviamo tutti altrove. Anche se per qualcuno questo ‘altrove’ non è un luogo fisico, ma il web. La Terronia ci appartiene. In Terronia però siamo tutti stranieri. La Terronia ce la portiamo dentro, ma la Terronia non ci vuole dentro. Ma cosa siamo, noi terroni dell’altrove? No, la domanda non è questa, ché in fondo non siamo altro che il nostro tempo, noi. No, la domanda vera è: cosa possiamo fare noi per Terronia?

Noi che a Terronia vorremmo restituire gli interessi maturati sul capitale umano sul quale abbiamo investito. Noi che a Terronia dobbiamo la terronaggine genetica che ci rende altro dai non-terroni, ma altro anche dai terroni-terroni. Noi che la curiosità non l’abbiamo repressa nell’indolenza ma nutrita con l’esplorazione, lo studio, l’impegno, il sacrificio. Noi che la sete di libertà non l’abbiamo sedata con la flebo dell’assistenzial-clientelismo ma nutrita con il frizzante della sfida, l’amaro delle sconfitte, il dolce delle vittorie. Noi che di Terronia vediamo le possibilità di essere viva e che quella vita, ovvero la libertà, vorremmo che Terronia scoprisse il gusto di prendersela da sé. Noi che a Terronia vorremmo aiutarla a smetterla di consumarsi. Vorremmo, ma come?

Ecco, se c’è una cosa che noi Terroni 2.0 condividiamo, aldilà del vissuto e del sentire personale, è il bisogno di contribuire a de-terronizzare Terronia.
Un bisogno che Piercamillo è riuscito a tematizzare, isolandolo dalla messe di riserve, disillusioni, persino ostilità che alla fine non c’è terrone 2.0 che non trovi insormontabile, ché cimentarsi con quel groviglio inestricabile di nodi che fanno di Terronia, appunto, Terronia è missione davvero improba.

In realtà, nel metterci insieme, nel farci raccontare, nel far venire fuori il bisogno in tutta la sua ‘prepotente urgenza’ Piercamillo ci ha già fatto fare un passo verso la soluzione. Noi Terroni 2.0 siamo qualcosa di più che un fenomeno. Siamo una lobby, culturalmente, socialmente anche economicamente affatto marginale. Abbiamo un interesse comune: la valorizzazione del patrimonio socio-ambientale nel quale sono seminati i nostri affetti. Ed abbiamo un capitale solido, di cultura civile e conoscenza, di attitudine sociale e vocazione economica, che possiamo ‘rimettere’ in terra natìa. Ci sollecita proprio a questo Piercamillo: ad impegnarci in un investimento di lungo periodo, un investimento culturale. Una progressiva, determinata, fiduciosa attività di modificazione genetica di quel campo isterilito dall’apatia, asfissiato dal malaffare, violentato da una subordinazione che si fa complicità.

Programma vasto ed ambizioso, certo. Ma a pensarci non più vasto né più ambizioso di quello nel quale siamo già tutti impegnati, come cittadini di un’Italia che si scopre la Terronia d’Europa, di un’Europa che si scopre la Terronia del mondo, di un mondo che si scopre intrappolato in un loop epocale la sortita dal quale ho come il sospetto che sarà frutto di opera comune o non sarà.

p.s.
Alla fine tutto torna: da Terronia a Terronia 2.0 (passando magari per una libreria, un bookstore online, o il sito della casa editrice Rubbettino)!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

6 Responses to “Terroni 2.0. Cambiare il Sud vivendo altrove”

  1. Vito Cerullo scrive:

    Compimenti all’autore e a tutti voi, Terroni 2.0.
    Nel mio umile blog e nella mia attività culturale e politica, sto cercando di dare un piccolo contributo alla rinascita del nostro popolo e della nostra terra, ripercorrendo proprio la nostra storia, sottolineando i nostri migliori “esempi” di vita.

  2. Simona Bonfante scrive:

    ottimo, vito. eccoti esempi freschi freschi da aggiungere alla lista!

  3. Giuseppe La Rocca scrive:

    Che bello leggere queste cose… ho sempre pensato che ci sono in chi questa terra vuole cambiarla i “terroni di scoglio” ed i “terroni di mare”… un pò come i polipi… chi resta e cerca di lottare da qui… e chi va via ma rimane sempre con un pensiero fisso a cambiare le cose anche se da lontano.

  4. Cristian Cattalini scrive:

    Avanti Terroni 2.0, Avanti!

  5. sal80 scrive:

    Tesi totalmente monche, quelle di Terroni 2.0 . Il Sud visto come una terra da cui fuggire soltanto, da cui emigrare per non restar prigionieri: per andare dove? Ad arricchire il Nord? E senza alcuna contropartita? Quando al Sud si permetterà di essere una terra attrattiva oltre che un luogo da cui fuggire, si potrà avere quell’integrazione di cui avrebbe bisogno il Paese tutto. Invece secondo Falasca noi meridionali dobbiamo andarcene anche senza malinconia, e qui devono restare i nostri vecchi e le mafie. Ma che argomentare stupido.

  6. Beppe Vicari scrive:

    Bella storia. Bravi sia Piercamillo che Simona… io non mollo , non mi arrendo! Terronia 2.0 è anche casa mia , il mio agrumeto, la mia gente, la mia terra, le mie istituzioni ed il mio parlamento. Faccio l’inviato speciale da casa mia che per Terronia che sia è la più bella che ci sia. E se poi devo fuggire preferisco scappare al Sud verso le coste Africane magari con una carretta di ritorno……dove forse e dico forse si aprono nuovi spazi di libertà.

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