Il vero problema è il conflitto di interesse. Del PdL e del Pd

di CARMELO PALMA – Così anche da sinistra è giunto un veto ultimativo al governo. Se il capogruppo Cicchitto aveva stoppato le “liberalizzazioni staliniste” su farmaci e taxi – che erano importanti in sé, ma decisive per una questione di metodo – Susanna Camusso ha deciso di fermare “l’aggressione” della Fornero all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, trascinandosi appresso i maggiorenti del Pd, cui non sembra vero di poter fare una cosa di sinistra (e sbagliata), dopo averne dovuta fare sulle pensioni una di “destra” (e giusta).

Il rapporto tra il governo e le componenti più vaste e riluttanti della sua maggioranza rispetta uno schema prevedibile e previsto. Il PdL e il Pd sono pronti a cedere per ragioni di cassa, ma non sulle questioni di “principio”. Sono cioè disposti a concedere, in mancanza di alternative, il proprio voto alle misure d’emergenza, quando servano a tenere in piedi la baracca del Paese e fornite le greppie della spesa pubblica e della rendita privata, ma non sono disponibili ad impegnarsi e neppure a disimpegnarsi, lasciando al governo l’onere e la responsabilità delle scelte, quando questo decida di mettere mano alle questioni che stanno all’emergenza e dunque al “rischio default” come la causa all’effetto.

Né il Pd, né il PdL avrebbero saputo dove pescare le vagonate di miliardi che servivano per mettere provvisoriamente in sicurezza i conti pubblici, prima che da Bruxelles e Francoforte chiudessero i rubinetti del credito politico e finanziario. E dunque si sono fatti piacere, con un po’ di esibito disgusto, le “mazzate” sulle pensioni e sull’Imu che sono passate sostanzialmente indenni al vaglio parlamentare della Camera e così passeranno, salvo sorprese, a quello del Senato.

Quando però si parla di riforme che non incidono, nell’immediato, sui saldi di finanza pubblica, allora Pd e Pdl tornano a farsi padroni di sé e dell’esecutivo e a dettare legge. Non perché non sappiano che la fragilità dei conti pubblici italiani non dipende affatto dall’indisciplina fiscale, bensì dall’asfissia economica, ma perché non sanno come uscire da quella trappola del consenso, che ne fa dipendere le fortune politiche e elettorali da “categorie” interessate a (continuare a) lucrare su di un sistema di regole e incentivi pubblici inefficienti.

Questo spiega perché il mondo progressista continui ad adorare il vitello d’oro dell’articolo 18, che fuori dal perimetro del pubblico impiego protegge solo un terzo dei lavoratori dipendenti e non può, per ammissione dello stesso sindacato, essere “universalizzato”. Allo stesso modo, è questo vincolo a portare il PdL a privilegiare gli interessi dei “professionisti” contro quelli generali dei produttori.

A rendere accidentata la strada del governo e “impossibili” le riforme che più ragionevolmente accrescerebbero il potenziale di crescita del Paese è dunque un gigantesco conflitto di interesse. Il mercato politico è inefficiente perché a dare le carte e a gestire il banco è chi troppo avrebbe da perdere e ben poco da guadagnare da un’Italia che tornasse a marciare spedita.  Il sistema della rappresentanza in Italia, per ragioni che sono tanto storiche quanto istituzionali, è una “casa degli specchi”: ciò che è vero non lo è, ciò che è grande sembra piccolo. Tutto è così deformato che i morti sembrano vivi e viceversa. Occorre tenerlo a mente. Il cammino delle riforme non passa dal Luna Park di “questa” politica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Il vero problema è il conflitto di interesse. Del PdL e del Pd”

  1. roberto scrive:

    Il problema, il solo, è la vergognosa pochezza dei nostri politici, tutti.
    E’ una scelta precisa del nostro sistema puntare al ribasso e non premiare il merito.
    immaginate se un Fini, un Dalema, un Bossi domani dovessero andare presso un agenzia di lavoro del Nord europa a fare un colloquio per un lavoro, magari in una azienda, per una banca…
    Secondo voi li prenderebbero?

  2. alex PSI scrive:

    L’articolo di sostegno convinto verso l’opera del Governo lo condivido parzialmente in quanto i temi che vengono oggi trattati sono di una delicatezza notevole e per questo preferirei che si parlasse più nel particolare dei provvedimenti e nel merito.
    Il Sig. Palma sia meno generico, oggi la politica vede numerosi tuttologhi scendere in campo e esporre le loro opinioni senza affrontare i problemi con la giusta competenza.

Trackbacks/Pingbacks