Testo dell’intervento di Benedetto Della Vedova sulla fiducia

Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato alla Camera quest’oggi da Benedetto Della Vedova, sulla fiducia alla manovra. Di seguito è disponibile il video.

Signor Presidente del Consiglio,
lei avrà la nostra piena e convinta fiducia su questa manovra “salva-Italia”.

Non pensiamo che sia perfetta, non ci illudiamo che da sola basterà a mettere definitivamente in sicurezza il debito dello Stato italiano, ma riconosciamo che sia un risoluto scatto di reni di un paese che aveva accumulato drammatici ritardi nelle riforme strutturali e che per questo soffre la concorrenza internazionale e rischia il declino.

Non è vero, come qualche imprudente ha sostenuto, che lei ha dovuto fare marcia indietro su tutto: rivendichiamo, al contrario, una positiva discussione tra il Governo e le forze parlamentari che lo sostengono, che ha portato ad alcune modifiche, che giudichiamo molto positive, senza diminuire di un euro l’effetto strutturale sui conti pubblici.
Pensiamo all’aumento fino a 1.500 euro del valore delle pensioni che verranno interamente rivalutate per l’inflazione e al forte sconto sull’IMU, fino a 400 euro, per le famiglie con figli.

Oppure, su un altro fronte, pensiamo al fatto che la tassazione dei capitali finanziari dal 2013 si trasformerà in una patrimoniale con aliquota bassa, 1,5per mille, ma destinata a intervenire per la prima volta anche sui grandi patrimoni finanziari e non solo sui risparmi delle famiglie.
E’ stata resa un poco meno severa per alcuni una riforma delle pensioni che finalmente possiamo considerare definitiva, almeno rispetto ad un orizzonte di un paio di decenni.

L’aumento della pressione fiscale sarà significativo, purtroppo in continuità con quanto accaduto negli ultimi anni (diciamolo, perché poi sentiremo le proteste tanto fracassone quanto grottesche della Lega, reduce da otto anni di Governo in durante i quali sono cresciute tanto le tasse quanto la spesa pubblica). Crescono le tasse. E’ tanto vero quanto inevitabile in una manovra studiata in dieci giorni.
Signor Presidente del Consiglio, Lei sa che la pressione fiscale, non certo per colpa di questo governo, ha però raggiunto un limite pericoloso. Oltre non ci si può spingere.

Questa manovra segna una svolta strutturale: si decide di tassare di più i consumi e i patrimoni, immobiliari e finanziari. La direzione è giusta se risponde all’obiettivo strategico di diminuire le tasse sui redditi dei lavoratori e delle imprese. I prossimi interventi sui conti pubblici, a cui dobbiamo da subito prepararci, dovranno dunque portare alla diminuzione delle spesa pubblica e delle tasse sul lavoro.

In questa manovra non si conteggia un euro dalla lotta all’evasione.
E’ giusto. Non perché non ci siano nuove misure antievasione, ma perché è bene che se entreranno più tasse da chi non le paga dovranno servire non per nuova spesa pubblica ma per diminuire le tasse a chi le ha sempre pagate.
Ma la lotta all’evasione non è tanto una questione di nuovi strumenti. Bisogna prima di tutto fare funzionare quelli che ci sono e aumentare i controlli; introdurre nuovi contrasti di interesse e soprattutto diffondere la cultura della legalità fiscale, premiando i contribuenti fedeli.

Su alcuni capitoli delle liberalizzazioni c’è stata, questo sì ed è grave, una marcia indietro rispetto al testo iniziale del Governo; ma non le mancherà il tempo per dimostrare che l’impegno del Governo è tanto convinto quanto risoluto a superare le resistente corporative e la difesa delle rendite di posizione. Noi ci sentiamo impegnati su questo.

Nella graduatoria annuale della libertà economica l’Italia veleggia dopo la 60esima posizione, mentre ad esempio la Germania sta attorno alla 20esima posizione. Certo, tra i paramentri considerati figurano anche la libertà dalla corrruzione, che penalizza il nostro paese e che è fonte di inefficienza economica e scarsità di investimenti stranieri, ma è chiaro che non è improprio legare la scarsa crescita in Italia nell’ultimo decennio alla scarsa libertà economica.

A scanso di equivoci: una forte libertà economica, anche nel mercato del lavoro, si deve e si può accompagnare ad uno stato sociale generoso ed efficiente – forse sarebbe meglio dire generoso perché efficiente – come dimostrano paesi europei come la Danimarca e la Svezia, nei quali la liberalizzazione dei mercati e una spesa sociale elevata ed efficace a ridurre la povertà stanno insieme.
Liberalizzare serve ad aumentare il potenziale di crescita della nostra economia. Lo sappiamo bene, nei prossimi semestri la nostra economia non crescerà, con tutte le conseguenze del caso.

Ma questo non significa che si debba rinunciare a quelle riforme e a quegli investimenti infrastrutturali, compresa la banda larga, che aumentano il nostro potenziale di crescita per gli anni a venire e per questa via danno un potente segnale positivo sulla possibilità futura di onorare il debito pubblico.

Dovremmo pensare nei prossimi mesi anche alle privatizzazioni: senza fanatismi, certo, ma senza tabù!
Siamo sicuri che tutte le grandi aziende ancora pubbliche siano così strategiche? E le decine e centinaia di aziende regionali e municipali, a volte quotate in borsa, servono ai cittadini o servono alla classe politica per occupare postazioni di potere, dare e ricevere favori, e infine produrre conflitti di interesse e corruttela di varia natura?

Si è discusso molto, in modo un po’ astratta di “equità”. Equità significa certo distribuire i carichi fiscali secondo le possibilità e la spesa sociale secondo le vere necessità. Significa, per citare il riformismo socialista degli anni Ottanta, premiare il merito e soddisfare i bisogni.
Ma equità significa innanzitutto dare una opportunità di lavoro ai giovani nell’Italia di oggi e domani.  La crescita economica, comunque la vogliamo intendere, non è una ossessione economicista, è la prima condizione dell’equità. Non è spartendo la miseria che si può fare equità, ma creando le condizioni per distribuire la ricchezza.

Ma veniamo al punto.
Dopo questa manovra e con il pareggio di bilancio, di qui a due anni il nostro paese sarà quello in Europa con il più forte avanzo primario, il che significa che, senza considerare gli interessi sul debito, il nostro bilancio sarebbe significativamente e ormai strutturalmente in attivo di un 5% del Pil ogni anno.
L’Italia sul fronte del deficit non può fare di più. Sarebbe perfino insensato chiederglielo. Spingersi oltre potrebbe avere effetti pericolosamente recessivi. Il recente accordo per un fiscal compact, un nuovo patto fiscale europeo, a questo punto, non può portare che a riconoscere gli sforzi che stiamo facendo.

Ma dobbiamo avere la forza di batterci in Europa perché sia chiaro che siamo tutti impegnati a salire in una parete di sesto grado e siamo legati in unica cordata. Nessuno può pensare di essere trascinato in alto dagli altri, ma nessuno può pensare di salvarsi se qualcun altro cade, perchè questi trascinerà in basso con sé prima il vicino, poi un altro ancora e così via.

Le richieste di risanare i conti pubblici che i paesi virtuosi rivolgono ai paesi come l’Italia sono sacrosante. Bene, a quella richiesta oggi diamo una risposta credibile. E ci impegniamo a darne altre, sul fronte delle riforme.
Ora l’Europa però deve essere all’altezza. Non esistono soluzioni miracolose.

Ora spetta all’Europa – a cominciare dalla Germania, il cui elevato surplus commerciale intra-UE è il segno della sua competitività, ma è al contempo un fattore di esasperazione della crisi e la dimostrazione che nessuno guadagnerebbe dal fallimento dell’Euro – fare il secondo passo.
Abbiamo ancora una manciata di settimane per decidere gli strumenti finanziari più efficaci per intervenire. Ma non possiamo permetterci che egoismi o rigidità ideologiche prevalgano sulla missione comune di salvare l’Euro per salvare l’Europa da una recessione durissima.

La democrazia parlamentare italiana non è sospesa. La sua base parlamentare è ampia. Il momento è eccezionale e servono risposte eccezionali e oggi cominciamo a darle. E’ una responsabilità e un merito comune che tutte le forze politiche che sostengono il Governo non devono nascondere, ma debbono rivendicare con forza.

Sarà un vantaggio per tutti se questo Governo avrà il successo che ci auguriamo e per il quale lavoriamo.


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  1. […] Posted on 17 dicembre 2011. Tags: fiducia, Lega Nord, manovra, Monti, Parlamento, PD, PdL, terzo polo di LUCIO SCUDIERO – Se Monti non metterà in difficoltà i partiti, i partiti lo cappotteranno. Gli stanno prendendo le misure, ogni occasione buona per esplicitare le proprie riserve al sostegno accordato al Governo. Archiviata sostanzialmente la manovra, per evitare di doverne fare un’altra fra due mesi, è necessario che il premier conduca le forze politiche sul campo aperto delle riforme di sistema, sfidandole su ciò che dicono di volere ma che in realtà avversano. Liberalizzazioni e tagli di spesa su tutto. E intanto strappare all’Europa quello che serve perché l’Italia non finisca avvitata in una spirale di fisco e recessione che condurrebbero a un default beffardo, con l’avanzo primario al 5% di Pil. […]