Un soviet chiamato Cdr

di SIMONA BONFANTE – “L’Associazione Stampa Romana, d’intesa con il Comitato di Redazione, ha dato mandato all´avvocato Bruno Del Vecchio di sporgere denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28 della legge 300/1970) contro l´emittente La7 e il direttore del Tg Enrico Mentana (…). La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il rifiuto del direttore di leggere nel Tg il comunicato della Fnsi che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici, indetto nell’ambito della mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil e Ugl contro la manovra del Governo Monti.”

Non è uno scherzo
. Ed a questo non-scherzo Mentana oppone dimissioni, vere, di cui dà conto lui stesso, prima su Facebook, poi in diretta tv, ieri sera nell’edizione delle 20. Ed è lì che dice ‘non andrò alla Rai a dirigere il tg1, ma potrei, magari, fare come Santoro, cioé fare tv – in autonomia – sul web’.

Sangue libero non mente. E comunque – ci chiediamo con Mentana – “ma vi pare possibile che dopo un anno e mezzo di lavoro continuo, con i risultati che sapete, uno debba essere DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA per non aver voluto leggere un comunicato sindacale che non c’entrava niente con le notizie della giornata?

Alla notizia delle dimissioni, il titolo Telecom Italia Media arriva a perdere quasi 7 punti, per poi chiudere sotto di quasi 4. Questo per dire come ragiona il mercato: come me, come voi. Come una qualunque di quelle milionate di consumatori che Mentana – mica il Cdr – ha portato e fidelizzato a La7. E sono quei consumatori – i me, i voi – che hanno fatto (e possono disfare) il terzo polo tv, cioé la prima, vera, meritoria sfida (di mercato) al regime anti-concorrenziale e liberticida e al ‘bavaglio’ duopolista.

Ieri in tarda serata, però, colpo di scena: il fronte di lotta frana. Mentana, intervenuto stamane al programma di Belpietro su Canale 5, dice che a questo punto vuol “guardare in faccia” i suoi giornalisti. Se questi dovessero rinnovargli la fiducia, le dimissioni possono anche rientrare. Bene. Bene? La questione potrà anche chiudersi per Mentana ma rimane spalancata per tutti noi, professionisti, dipendenti, imprenditori, commercianti…

L’autismo sindacale italioto ha ormai raggiunto vette (di parossismo castale) che manco Messner. Vette, purtroppo, né inesplorate né inconsuete, ché anzi è proprio consuetudine dei nuclei del sindacalismo organizzato affidarsi a forme di agitazione che a noi umani, come ai mercati, appaiono non aliene non retrò. Indolentemente kamikaze, verrebbe da dire, se non fosse che ‘sti patetici dinamitardi del collettivistismo laburista manco si accorgono di azionare meccanismi pirici intellettualmente assimilabili, più che alla dimensione del conflitto sociale, alla matrice de ‘O spread, la napoletana creazione pirotecnica per il Capodanno 2011-2012.

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Un soviet chiamato Cdr”

  1. Paolo scrive:

    Mah. Io ridimensionerei. La “denuncia”, quando davvero viene fatta, solitamente si risolve in una “covocazione dal pretore” (cioè due parole scambiate al telefono tra pretore, azienda e sindacati).
    E’ semplicemente una commedia tra le parti.

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