E’ sempre andato di moda imputare a chi fornisce capitali la causa delle crisi economiche: un tempo perché sfruttava i “lavoratori”, oggi perché produce squilibri che provocano crisi economiche. E così la responsabilità per la crisi subprime dovrebbe essere dei risparmi asiatici, e quella per l’attuale crisi dell’euro di quelli tedeschi.

Le cose stanno diversamente. Risparmiare significa fornire risorse per gli investimenti. Prima dunque di prendervela con chi fornisce risparmi, pensate all’alternativa: niente risparmi, niente investimenti, niente produzione, niente lavoro, niente crescita. Di norma inoltre i risparmi vengono anche usati non solo per finanziare gli investimenti, ma anche per finanziare il deficit pubblico.

In economie aperte, cioè che commerciano con l’estero, gli investimenti e il deficit pubblico possono essere finanziati in due modi: attraverso i risparmi domestici o il deficit commerciale. Il deficit commerciale, infatti, equivale ad un afflusso di capitali, e non è possibile ridurre un deficit commerciale senza ridurre gli investimenti o il deficit, o aumentare i risparmi. Un’economia che non risparmia, ma vuole investire o finanziare la spesa in deficit, deve indebitarsi con l’estero attraverso deficit commerciali.

Non tutti i flussi di capitale sono netti. Se una banca europea racimola 100$ di risparmio dalla sua filiale americana, e li investe in Europa, e se una banca americana racimola 75€ in Europa per investirli negli USA, il flusso netto di capitale è nullo. Però le banche americane hanno 100$ di attività verso l’Europa e viceversa: è possibile avere problemi finanziari anche senza flussi netti di capitale, perché una banca europea può subire perdite sui mutui subprime che ha comprato, anche se in media l’Europa non fornisce capitali agli USA. Per l’analisi finanziaria conta dunque l’esposizione lorda.

Ipotizziamo che la Germania riduca i risparmi: ci saranno meno fondi per investimenti o per le esportazioni nette. Nel primo caso l’economia tedesca avrà meno fondi per la crescita, nel secondo, invece, ci saranno meno capitali da esportare. Dove vanno questi capitali? Ad esempio in Italia, a finanziare il suo deficit commerciale. Una riduzione dei risparmi tedeschi provocherebbe probabilmente una riduzione del surplus commerciale tedesco e del deficit commerciale italiano, ma a danno degli investimenti e della sostenibilità dei deficit tedeschi e italiani.

Supponiamo invece che l’Italia aumenti i propri risparmi: si riducono il deficit commerciale italiano e verosimilmente il surplus tedesco, l’Italia può finanziare deficit e investimenti con più risparmi domestici, e può aumentare gli investimenti o ridurre il deficit commerciale. Non occorre più ridurre gli investimenti, e l’aumento dei risparmi consente di ripagare i debiti pregressi e dunque migliorare la robustezza finanziaria dei settori pubblico e privato.

Tutto sommato, le crisi, sia quella subprime che l’attuale, sono nate dall’idea che si potesse finanziare tutto senza risparmi, accumulando debiti per finanziare le spese. L’illusione è ormai morta, ma i consigli di policy che reiterano questi errori sono ancora tra noi.

E veniamo dunque ad una diagnosi più sensata dei nostri problemi: abbiamo una finanza che da decenni socializza le perdite sulle spalle dei contribuenti e dei risparmiatori, e che non è in grado di funzionare perché non ha alcun motivo per gestire responsabilmente il rischio, abbiamo uno strutturale difetto di risparmi che rende necessario indebitarsi per finanziare gli investimenti e il deficit pubblico, e abbiamo dei conti pubblici così disastrati che non è più credibile che gli Stati riusciranno a salvare la finanza.

Dobbiamo risolvere due problemi: la fragilità finanziaria e i debiti pubblici. Senza risparmi tedeschi staremmo peggio e non meglio.