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Clausola di salvaguardia sugli OGM? Ma ci facciano il piacere…

– Lo scorso 28 novembre la Corte di Cassazione francese ha annullato il precedente divieto di coltivare il Mon810, qualità di mais ogm prodotta dalla Monsanto. Il motivo che ha spinto la Corte a emettere una sentenza opposta alla norma precedente è la mancanza di evidenze scientifiche che provino l’effettiva presenza di rischi per l’uomo, gli animali o l’ambiente provocati dalla suddetta qualità di mais geneticamente modificato.

La decisione è in perfetta linea con quanto sentenziato lo scorso settembre dalla Corte europea di giustizia. Secondo la Corte francese, infatti, la norma vigente oltralpe non è in linea con quella europea, che reputa illegittimo qualsiasi divieto non supportato da sufficienti prove scientifiche dell’impatto negativo rappresentato dalla coltura di sementi ogm. La Corte francese, dunque, non ha fatto altro che ribadire l’illegittimità della clausola di salvaguardia adottata dai paesi scettici nei confronti degli ogm senza che venga prima promulgata a livello europeo, in seguito a un effettivo riscontro dell’impatto negativo delle sementi in questione per la salute.

Essendo l’Italia uno dei paesi che hanno basato la propria legislazione in materia di ogm sullo stratagemma della clausola di salvaguardia, viene da chiedersi se e quando la norma italiana verrà omologata a quella europea come avvenuto in Francia.

Ad ogni modo, le sentenze europea e francese pongono all’attenzione dell’opinione pubblica un importante dibattito culturale sulla credibilità delle affermazioni delle lobby e dei movimenti ecologisti. E’ lecito in una società libera impedire a milioni di persone di coltivare ciò che più desiderano sulla base di illazioni e credenze dogmatiche prive di qualsiasi fondamento scientifico?

In fondo, il modo di ragionare degli ecologisti non è poi così dissimile da quello dei reazionari. Se nella storia avessimo agito soltanto sulla base dei nostri pregiudizi e delle nostre superstizioni, probabilmente oggi non avremmo ancora scoperto il fuoco o inventato la ruota. Se non avessimo agito in libertà, non avremmo scoperto cosa può arrecarci danno, ma nemmeno cosa è in grado di migliorare la nostra condizione. Insomma, non avremmo scoperto il progresso, quella forza di cambiare e rinnovare continuamente il mondo che spaventa gli ecologisti più di qualsiasi altra cosa, persino più del riscaldamento globale. E’ questa l’essenza della mentalità di chi si dice illuminista, salvo poi fare della scienza un uso strumentale e dunque antiscientifico.

Il rischio di relativizzare oggi le verità scientifiche, taroccandole come nel caso delle mail del climategate, è quello di screditare la scienza come punto di riferimento oggettivo con cui leggere i fenomeni del mondo. Se oggi, con fare “ecologista”, facessimo un uso sconsiderato delle clausole di salvaguardia, paralizzeremmo la società. Uno stato che vieta è come uno che detiene tutti i mezzi di produzione: entrambi impediscono alla società di raggiungere autonomamente i propri fini, e dunque di progredire.

La sentenza francese, con chiarezza e lucidità, dona nuova speranza a chi, finché non avrà prova scientifica del contrario, crede che gli ogm possano garantire sicurezza alimentare a milioni di uomini che ancora oggi muoiono di stenti, preservare la biodiversità dei campi ed evitare di utilizzare sostanze chimiche che finiscono nel nostro stomaco e nel nostro terreno, penetrando giù nelle nostre falde acquifere.

E a proposito di somiglianze tra ecologisti e reazionari, sarà mica una coincidenza che il più grande oppositore degli ogm in Italia sia Luca Zaia?


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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