Privatizzatela. Se la Rai rimane la Rai, dopo Minzolini ce ne sarà un altro

di CARMELO PALMA –

Quando nei confronti di un dipendente di amministrazioni o di enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica e’ disposto il giudizio per alcuni dei  delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319-ter e 320 del codice penale e dall’articolo 3 della legge 9 dicembre 1941, n. 1383, l’amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto, con attribuzione di funzioni corrispondenti, per  inquadramento, mansioni e prospettive di carriera, a quelle svolte in precedenza.

La previsione dell’articolo 3, comma 1, della legge 27 marzo 2001, n. 97 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche) secondo il Presidente e il Direttore Generale della Rai, Paolo Garimberti e Lorenza Lei, non solo giustifica ma impone di sollevare Augusto Minzolini dalla direzione del Tg1 e di trasferirlo ad altro incarico.

Una settimana fa il “direttorissimo” è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Roma per il reato di peculato in relazione all’utilizzo della carta di credito aziendale che gli era stata assegnata. Minzolini, che ha già restituito i 65.000 euro di cui ha sforato il budget disponibile, dichiara nella sostanza di essere vittima di un agguato giudiziario. Nessuno gli ha spiegato come usare della carta di credito e nessuno gli ha, per oltre due anni, contestato alcuna irregolarità. Che come è dire che alcuni (non solo nel campo avversario) aspettavano che si facesse male da sé, per spedirlo in tribunale a rispondere degli (involontari) abusi. Una macchinazione riuscita – a voler credere al direttore del Tg1 – grazie alla straordinaria e commovente ingenuità della malcapitata vittima.

I difensori di Minzolini, fuori e dentro il Cda della Rai, sostengono che il campo di applicazione della norma sulla cui base il Direttore e il Presidente intendono procedere non comprende le società per azioni – ancorché a prevalente capitale pubblico – e nella sostanza contestano ai vertici Rai un’intenzione punitiva nei confronti di un direttore scomodo. Minzolini che, giustificando la confusione tra prescrizione e assoluzione nella famosa sentenza della Cassazione sull’avvocato Mills, dimostrò una certa attitudine al sostanzialismo giuridico, merita, anche dal punto di vista giornalistico, attenzioni ben più garantiste. L’imputazione non è una condanna e la sua responsabilità rispetto all’addebito non è affatto dimostrata dal fatto che oggettivamente Minzolini abbia speso male i soldi che la Rai metteva a sua disposizione.

Circa l’applicabilità della legge 97/2001 al caso di specie, immaginiamo che vi siano, com’è inevitabile, pareri diversi che rendono la materia controversa (non così tanto, a dire il vero). Però pensiamo, in termini generali, che la titolarità di questa scelta debba rimanere amministrativa – con gli annessi e i connessi in termini di responsabilità – e non possa essere politicamente eccepita e corretta dai consiglieri “amici” dell’interessato. Questo, francamente, ci sembra uno di quei casi in cui il Cda dovrebbe prendere atto del parere dell’ufficio legale della Rai, punto e basta. Però a quel punto si aprirebbe – anzi, si è già aperto – il problema della successione, su cui nel Consiglio di Amministrazione non si potrebbe che decidere, come al solito, secondo un criterio di “vicinanza” o “lontananza” da questo e da quello.

Comunque vada oggi il Cda della Rai, finirà male. Non perché rispetto all’oggetto del contendere non ci sia una scelta migliore e una peggiore, ma perché la stagione di Minzolini al Tg1 – che non è stata, per usare un eufemismo, né gloriosa né fortunata – andrebbe chiusa chiudendo con le cause che l’hanno resa politicamente possibile e perfino “necessaria”. Minzolini ha perso ascolto e tolto credito al Tg1. Ha abusato in modo autolesionistico del diritto e del potere che il ruolo gli assegnava, nuocendo a sé, al suo principale politico e alla causa della sua parte. Non ha mai trovato la misura – non solo sui conti-spese – ma nel frattempo ha perso la testa, mettendosi a fare l’eroe della libera informazione. Dalla tolda di comando del Tg1 e in nome di Berlusconi (senza neppure mettersi a ridere).

Ma Minzolini non è “colpa” di Minzolini e neppure solo di Berlusconi. Minzolini è il “destino” della Rai. La Rai – se rimarrà quella che è – avrà un altro Minzolini, dopo Minzolini, e poi un altro ancora. Più pericoloso, se più furbo. Più  temibile, se più accorto. Della Rai bisognerebbe ammettere, come si fece con l’Iri, che il problema – l’unico problema –  è che ancora esista. E’ una rendita e un costo della politica. Non può cambiare, perché non può “guarire” dalla sua natura. Minzolini è un fenomeno fisiologico nella patologia che la Rai rappresenta per la democrazia e l’informazione italiana. L’alternativa a Minzolini non è un direttore “perbene”. E’ la privatizzazione. Magari adesso Minzolini tornerà a fare il giornalista. Ma se la Rai rimane quella che è, ci sarà un altro che smetterà di fare il giornalista per andare a fare il direttore e il prestanome di un nuovo editore di riferimento.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Privatizzatela. Se la Rai rimane la Rai, dopo Minzolini ce ne sarà un altro”

  1. puzzailsignorvincenzo scrive:

    Speriamo che almeno il prossimo usi meno la carta di credito aziendale.

  2. lodovico scrive:

    Finalmente trova ragion d’essere il dettato costituzionale dell’art 41, infatti l’iniziativa di Minzolini
    «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»; e, infine, «la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». In attesa di un nuovo direttore che del TG 1 crei un telegiornale con fini sociali.

Trackbacks/Pingbacks