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La garbata resistenza al pregiudizio. Un ricordo di Francesco Sala

– La scomparsa di Francesco Sala avvenuta pochi giorni fa in modo improvviso e inaspettato ci ha portato a ripensare agli anni (purtroppo ormai lontani) passati a fare ricerca collaborando con lui, e ci ha spinto a riflettere sul significato che quel periodo ha avuto nel suo percorso scientifico e culturale e sull’importanza che la frequentazione quotidiana, la condivisione di progetti ed il costante confronto di idee con lui hanno avuto anche per la nostra formazione e per la nostra successiva attività di ricercatori e docenti.

Dopo aver conseguito le lauree in Farmacia (1961) e Scienze Biologiche (1963), Francesco proseguì la sua formazione scientifica in Canada e negli Stati Uniti. Alla Purdue University condusse studi che portarono alla biosintesi in vitro di una proteina batterica. I ‘60 erano gli anni in cui si stavano gettando le basi della comprensione del codice genetico e tornato a Pavia nel 1969 continuò a lavorare assieme ai proff. Ciferri e Parisi sul meccanismo di inizio della sintesi proteica.

Tuttavia, fin dai primi anni ’70, Francesco decise di intraprendere lo studio della Biologia molecolare delle piante vascolari perché era affascinato dall’idea di poter superare i limiti al miglioramento genetico delle piante coltivate insiti nelle tecniche genetiche classiche basate sugli incroci e l’ibridazione, soprattutto l’impossibilità di introdurre con tali tecniche in una data specie geni appartenenti a vegetali sessualmente non-compatibili con quella specie, o addirittura ad animali o a microorganismi.

Il progetto che prese il via in quegli anni sotto l’impulso di Francesco presso l’Istituto di Fisiologia vegetale (in seguito confluito nel Dipartimento di Genetica e Microbiologia) dell’Università di Pavia mirava quindi a mettere a punto un sistema sperimentale in grado di trasformare le piante, cioè di consentire l’entrata nelle cellule vegetali di DNA esogeno, estratto da microorganismi o da cellule animali o vegetali, la sua stabile integrazione nel materiale genetico, la successiva verifica della sua espressione. Diversi precedenti tentativi di trasformazione delle piante avevano dato risultati poco riproducibili e poco convincenti, tanto che molti ricercatori avevano abbandonato questa strada nella convinzione che la presenza nelle cellule vegetali di un “contenitore” esterno come la parete cellulare, rigida e spessa, costituisse una barriera capace di impedire il passaggio di macromolecole quali il DNA.

Francesco sapeva trasmettere entusiasmo ed ottimismo anche a chi collaborava con lui, ed in questo giocava un ruolo determinante la sua capacità di razionalizzare e pianificare in modo logico e lineare le necessarie sperimentazioni, cosa che convinceva anche i più scettici di noi della bontà e della realizzabilità del progetto.

I risultati di questi esperimenti pionieristici condotti con le più svariate tecniche atte ad alterare transientemente la permeabilità della cellula vegetale non furono, come si usa dire, un “breakthrough in science”, ma senz’altro furono molto positivi. Di lì a poco tuttavia ebbe inizio l’epoca delle Biotecnologie vegetali basate sulle tecniche di ingegneria genetica, che portò rapidamente a progressi enormi sia per la possibilità di utlizzare non più DNA genomico ma geni clonati, sia per le potenzialità offerte da un “ingegnere genetico” esistente in natura, un batterio (Agrobacterium tumefaciens) in grado di trasferire alcuni suoi geni alle piante.

Francesco capì subito i vantaggi di questo nuovo approccio con le sue implicazioni e possibili applicazioni, cambiò la rotta da seguire ed iniziò un nuovo percorso di ricerca atto a sfruttare i vantaggi delle nuove conoscenze. Tuttavia, la tecnologia del DNA ricombinante applicata alle piante suscitò anche una strenua e preconcetta opposizione all’uso della piante trasformate: i famigerati OGM.

Avendo come riferimento il metodo scientifico, nell’ultima parte della sua carriera Francesco, in un gran numero di articoli, conferenze e interventi televisivi, cercò di contrastare con garbata determinazione questo attacco ascientifico, molto spesso ideologico o subordinato ad interessi commerciali. Al contrario, egli vedeva nelle biotecnologie vegetali uno straordinario strumento per migliorare le piante coltivate sia dal punto di vista della resa sia delle qualità agro-alimentari e una grande opportunità di innovazione e competizione indispensabili per la sopravvivenza del sistema agro-industriale italiano e per la difesa della sua tipicità.

Riguardo ai rischi degli OGM, amava dire che storicamente tutte le grandi innovazioni scientifiche, dall’utilizzo dell’elettricità a quello dei vaccini, sono passate attraverso una prima fase di ostilità e diffidenza da parte del pubblico, ma una volta che ulteriori ricerche ne hanno ridotto i rischi ed aumentato i benefici sono state accettate e riconosciute come grandi progressi.

Infine, non si può non ricordare l’abilità di Francesco nel tessere e mantenere relazioni scientifiche internazionali a livello sia europeo sia mondiale e in particolare con la Cina per la quale aveva una enorme ammirazione. Nel 1979, si tenne a Pavia l’International Workshop on Plant Cell Cultures: Results and Perspectives, cui parteciparono due scienziati cinesi tra i primi ad aprirsi all’occidente dopo la Rivoluzione Culturale. Da allora i suoi contatti con quel Paese si intensificarono, tanto che nel 1987 divenne il responsabile dello sviluppo di progetti di Biotecnologie vegetali per conto del World Laboratory Project e nel 1994 venne nominato professore onorario di Biotecnologie vegetali presso la Università Forestale di Nanjing.

La sua improvvisa scomparsa lascia un grande e incolmabile vuoto in tutti coloro che lo hanno conosciuto.


Autore: Rino Cella e Erik Nielsen

Rino Cella: Professore Ordinario di Fisiologia Vegetale all'Università di Pavia. Presidente in carica della SIBV - Società Italiana di Biologia Vegetale. Nel 2007 è stato nominato Presidente del Centro per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico dell’Università di Pavia. Si occupa di caratterizzazione di regolatori del ciclo cellulare e dello sviluppo delle piante biocombustibili. Erik Nielsen: Professore Ordinario di Fisiologia Vegetale all'Università di Pavia. Si occupa di utilizzo di microalghe per la fitodepurazione di acque reflue e la contemporanea produzione di biomassa, nonché l’utilizzo di nuovi approcci biotecnologici per la degradazione di materiale lignocellulosico finalizzato alla produzione di bioetanolo.

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