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Secondo la Croce Rossa spararle addosso non si può, neppure nei videogame

– L’occhio morale è sempre vigile, attento, scrutatore. E chi ne è dotato è sempre pronto a puntare il dito e a inneggiare a nuovi proibizionismi. Anche digitali. Ecco quello che avviene, per esempio, nei confronti dei videogame. Considerati dalle mamme nostrane in maniera schizofrenica, come divertenti baby sitter o cattive maestre, peggio della tv di Popper, i videogiochi sono uno degli spauracchi dei Savonarola contemporanei.

L’ultimo nasino arricciato da cotanta pessima morale ludica è quello del Comitato Internazionale della Croce Rossa, l’ICRC. Per carità, lungi da promuovere censure, che fanno troppo politically uncorrect, il comitato ritiene auspicabile una collaborazione proficua con gli sviluppatori al fine di estendere la Convenzione di Ginevra anche ai videogiochi ambientati in scenari di guerra. Come a dire: non riusciamo a far rispettare le regole dei trattati e dei protocolli siglatati nel 1949 nei posti in cui si combatte per davvero, almeno proviamoci nel mondo virtuale. Regno truculento del gamer impunito.

L’ipotesi sostenuta dall’ICRC si basa su due studi realizzati dalle organizzazioni per i diritti umani Trial (Track Impunity Always) e Pro Juventute. Gli esperimenti sembrano un po’ comici in realtà, almeno ad immaginare l’inverosimile scena: alcuni giocatori si sono seduti, sorridenti, e hanno cominciato a sparare negli scenari di Call of Duty, Metal Gear Solid e Medal of Honour. Alle loro spalle, come muti corvi, gli avvocati, tutti intenti a segnalare le violazioni di legge commesse dal quindicenne eccitato dal sangue in formato pixel.

Eppure la scienza non è unanime nel sostenere l’ipotesi base sulla quale si tiene tutto l’esperimento: non è detto, cioè, che le infrazioni virtuali, la violenza sullo schermo siano attivatori di uguale comportamento nella vita reale. Quell’adolescente brufoloso poco incline ad ascoltare le richieste di pietà di un civile 3D probabilmente aiuterà la vecchietta vicina di casa ad attraversare la strada senza sperare che venga presa sotto dall’auto in corsa guidata dall’amico.

Secondo la rivista Frontiers in Cognition, infatti, i videogiochi non influiscono sulle capacità cognitive, non insegnano, cioè, a fare qualcosa. Per quanto riguarda l’apprendimento di atteggiamenti e competenze sarebbero semplicemente inutili: chi ha specifiche abilità o tendenze le possiede a priori e non le affina durante l’esperienza di gioco. L’Università di Würzburg, in Baviera, invece, sostiene come i giochi di abilità, anche militare, aumenterebbero non la violenza ma l’intelligenza delle persone, perché durante il gioco gli individui vengono inseriti in una situazione problematica da dover risolvere. In altre parole i videogame danno un obiettivo e motivano a raggiungerlo.

Insomma, Call of Duty non fa male al bimbo di mammà, rischia, invece, di fargli persino bene. Lo spiega nel libro  La realtà in gioco. Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo, edito da Apogeo, Jane McGonigal, game designer, considerata una media guru a livello planetario. Giochiamo ovunque e in ogni modo: esistono i giochi di società, di ruolo, i solitari, i virtuali. Nessuno rappresenta un pericolo, o una fuga dalla realtà, ma tutti sono per il gamer una grande opportunità. Il giocatore, infatti, sperimenta tutta una serie di emozioni utili ad affrontare con più serenità la vita quotidiana: si appassiona, si sente stimolato, appagato, accetta il rischio e sperimenta una sana competitività. Addirittura impara in un tempo più breve le regole, si abitua a concentrarsi in maniera rapida, a focalizzarsi su uno specifico obiettivo. Ma soprattutto, secondo l’autrice «costruisce la propria riserva di sentimenti positivi», dovuti ai successi che ottiene nel proseguimento dell’esperienza di gioco.

Se, quindi, la saggistica non è di aiuto ai Savonarola contemporanei, nemmeno l’economia li sostiene. Secondo l’AESVI, l’associazione editori software vidoludico italiana, nonostante la temibilissima e acuta crisi, per il terzo anno consecutivo, nel 2010, il settore ha ottenuto un grande successo in termini di fatturato. Il giro di affari nazionale, infatti, si aggira intorno al miliardo e cento milioni di euro e l’Italia si conferma tra i Big 5 europei. Il settore industriale, quindi, è in costante e solida crescita e di questi tempi non è poco. Anzi, si potrebbe azzardare l’ipotesi per cui i videogiochi potrebbero diventare l’ambito in cui la famosa creatività de noantri trova utile e produttiva espressione. I videogame come il cinema di una volta, insomma.

Attenzione, allora. La foga proibizionista si annida nei cuori e negli spiriti più impensabili, è capace di repentina e virulenta violenza, dimostra costante e consapevole stupidità. Giocare a Call of Duty allora è una sorta di dovere civile: fa parte della quotidiana guerra al moralismo strapaesano.

 

 


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “Secondo la Croce Rossa spararle addosso non si può, neppure nei videogame”

  1. Andrea B. scrive:

    L’ articolo mi da lo spunto per ricordare uno dei primissimi, se non il primo videogioco a cui abbia mai giocato: 1981, sala giochi dell’ oratorio, assieme a flipper e calcetti è arrivato qualcosa di nuovo.
    Videogioco di guerra: cassone imponente e su uno schermo grigio, con uno sfondo colorato, ovviamente fisso in quanto pitturato, spuntano, sfrecciando da destra verso sinistra e viceversa, soldati, carri armati, camionette militari, tutti in cristalli liquidi neri e piatti e tu devi colpirli.
    Con cosa ?
    Nessuno joystick o bottoni: in mezzo all’ imponente pulsantiera è piazzato un bel bazooka in plastica: lo impugni, brandeggi, miri e premi il grilletto … boom !
    Ogni tanto spuntano pure barellieri ed ambulanze e se per sbaglio vengono colpiti ti toltono i punti e la cosa finisce li.
    Bei tempi …

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