di SIMONA BONFANTE – Riceve l’apprezzamento degli Stati Uniti, dell’Europa, delle agenzie di rating, dei mercati la Salva-Italia di Mario Monti, ma non quello dei sindacati, dei partiti, delle caste e delle lobby italiane. A loro, che ci hanno sprofondato nel baratro, la manovra non va. Tutti in coro, costoro, a dire che ‘ci vuole ben altro’. Tipo: salassare gli evasori. Ovviamente nessuno di loro si esercita nel come. Basta la parola.

Ci vuol ben altro
, intonano poi quelli che giammai privare gli italiani di quell’irredento empireo di democratiche rappresentanze che sono le province
.  Ci vuole ben altro, infatti, per restituire al paese un po’ della sovranità bruciata a furor di debito. Qualcosa tipo accorpare i comuni, magari. Giusto, ci vuole pure quello, infatti. Ma i comuni, quelli  in cui rappresentanti-rappresentati stanno praticamente 1 a 1, sono teste democraticamente coronate pure loro. E dunque?

Ci vuol ben altro, poi, che deindicizzare le non necessariamente troppo magre pensioni di quelli che la pensione se la sono fatta col metodo retributivo, avendo avuto oltretutto la facoltà di beneficiarne per un tempo superiore a quello impiegato a lavoro, cioè ricavandone un bel po’ di più di quanto realmente versato. Ci vuol ben altro insomma che privare dell’ancoraggio all’inflazione quelli a cui la pensione la sta in realtà già pagando qualcun altro. Ci vuole ben altro. Ovvio. Ci vorrebbe ad esempio un po’ di decenza. Quella che i Di Pietro, le Camusso, le provinciali consorterie riunite nell’Upi non riescono non dico a praticare, ma neppure lontanamente a codificare.

Per essere chiari. Una settimana così, di benaltrismi in libertà, e quel po’ di respiro che ci hanno concesso i mercati – o meglio, che i mercati hanno riconosciuto al professor Monti – e torniamo di botto a schizzare sù nello spread ovvero giù nella melma dalla quale i bocconiani stanno provando a tirarci fuori.

Se ci fossero margini di manovra sarebbero per una ulteriore derattizzazione della spesa, per una sua più incisiva qualificazione, per una sua più decisa decapitazione. Per tutto questo lo spazio c’è. Ed è uno spazio immenso. Quel che manca or ora è il tempo per far le cose per bene, non a casaccio, ché come ha mostrato l’intransigenza tremontiana, tagliare in qul modo lì, cioé per auto-eccitazione, può esser persino peggio che non tagliare affatto. Diciamo allora che l’obiettivo deve essere, di qui al 2013, che il capitolo ‘tagli’, attualmente ancora quasi vergine, venga via via riempito. Cosa serva metterci dentro, d’altronde, lo sappiamo già.