Una proposta: meno sussidi alle imprese, meno Irap

di PIERCAMILLO FALASCA – Perchè l’Italia torni a crescere bisogna ribaltare le regole di funzionamento del sistema pubblico e di quello privato, suggerisce Michele Boldrin in un bell’articolo pubblicato su Linkiesta. La pubblica amministrazione eroga servizi e le imprese competono, partecipando ognuna di esse ad accrescere la produttività italiana.

Non è mestiere dello Stato favorire un’impresa rispetto ad altre, o sussidiare con risorse pubbliche un settore piuttosto che un altro. Se anche le procedure di assegnazione dei fondi fossero scevre da condizionamenti clientelari (e purtroppo non è così), resterebbe la debolezza di fondo: nessun organismo burocratico, per quanto illuminato, saprà mai allocare quei fondi nella maniera più opportuna, premiando le idee imprenditoriali migliori e i settori più promettenti. La pianificazione centralizzata degli investimenti fallisce sul nascere perché, come ha insegnato Friedrick von Hayek, le informazioni sono diffuse e parcellizzate.

Nessun carrozzone pubblico sul modello di Invitalia e nessuna “legge 488” può davvero produrre innovazione. Una quota importante di risorse pubbliche vengono destinate al tentativo spesso vano di contrastare il declino di un’area industriale in crisi, con l’effetto di prolungare agonie che andrebbero invece accelerate, affinché investitori e lavoratori migrino verso ambiti più promettenti e profittevoli. In questa logica non c’è solo un calcolo economico sbagliato, ma una ritrosia culturale al cambiamento e alla distruzione creativa.

Non c’è incentivo migliore che lo Stato possa fornire alle imprese che la riduzione del carico fiscale, generalizzato e “piatto”. Dal punto di vista dei conti pubblici, è possibile una piccola significativa rivoluzione culturale a costo zero: tagliare gli incentivi alle imprese (e con essi la burocrazia e la giungla del business dei fondi pubblici) e contemporaneamente tagliare le imposte. Meno sussidi e meno Irap sul costo del lavoro, ad esempio. Meno clientelismo e più equità tra imprese, per dirla “da sinistra”.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

5 Responses to “Una proposta: meno sussidi alle imprese, meno Irap”

  1. foscarini scrive:

    Sinceramente fra questa gragnuola di tasse, è osceno che confindustria si pappi qualche decina di miliardi di euro di sussidi all’anno. “Strano” solo che i sindacalisti che strepitano tanto neanche se ne ricordino.

  2. lodovico scrive:

    Articolo 41
    art.41
    L’iniziativa economica privata è libera.

    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

    Ma con questi limiti sicuri che non debba intervenire lo Stato?

  3. foscarini scrive:

    x lodovico
    A mio parere la costituzione italiana è il parto malriuscito di un periodo storico sconquassato dal conflitto civile. E’ una carta fondamentalmente cattocomunista. Non è un caso che venga venerata dagli statalisti di ogni risma. Se l’Italia vuole scrollarsi di dosso anni di socialismo condito con ampie dosi di corruzione, la prima cosa da fare è prendere la costituzione e gettarla.

  4. Massimo74 scrive:

    Lo vado dicendo da tempo.I sussidi vanno aboliti completamente e l’irap che è un imposta oscena deve essere AZZERATA,non semplicemente ridotta.La cosa è perfettamente fattibile in quanto il gettito annuo dell’irap è (escludendo la componente relativa alle amministrazioni pubbliche che è solo una partita di giro) di circa 28 miliardi di euro e i traferimenti alle imprese ammontano a circa 30 miliardi.
    E’ davvero scandaloso che confindustria arrivi addirittura a propugnare la patrimoniale per rimodulare e alleggerire la tassazione sulle imprese piuttosto che rinunciare ai sussidi che non hanno mai creato alcun tipo di sviluppo.

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