di CARMELO PALMA – Sulla questione dell’esenzione Ici per gli immobili “della Chiesa” la resistenza del “partito del no” rischia di dar ragione anche a chi ha torto e di premiare immeritatamente chi sostiene che questa misura di favore benefici le sole proprietà ecclesiastiche.  Non è così, come abbiamo provato a spiegare con scrupolo e precisione, dentro una discussione in cui ben pochi –da una parte e dall’altra – sembrano volere dar prova di equilibrio.

L’esenzione inizialmente prevista non distingueva gli enti religiosi e non religiosi, ma i “produttori” di servizi – alberghieri e di ristorazione, ma non solo…– che di mestiere fanno affari (le società) e quanti di mestiere fanno altro (gli enti e le associazioni con finalità culturali, sociali, educative, assistenziali…), ma arrotondano le proprie entrate, destinate per lo più a fini benefici, esercitando alcune attività commerciali.

Alla fine, l’esenzione ha finito per riguardare tutti gli immobili in cui le attività ricettive, ricreative, culturali e così via “non abbiano esclusivamente natura commerciale”, anche quando l’attività commerciale, se non esclusiva, diventa prevalente, sia dal punto di vista organizzativo che economico. L’esenzione è diventata più insostenibile, ma non più confessionale. Il problema non è di laicità, ma di concorrenza. E dal punto di vista fiscale di equità.

Politicamente è accettabile, almeno per noi, che si favoriscano fiscalmente alcune attività, anche di natura commerciale, che perseguono finalità lato sensu sociali. Non è accettabile però che di questo vantaggio benefici anche un albergo della Chiesa con qualche stanza gratuita per i pellegrini o un ristorante dell’Arci che riservi, nel retrobottega, una saletta per far giocare a carte gli anziani del paese. In questo caso non è l’attività commerciale a servire a fini sociali, ma quella benefica a servire a fini fiscali.

A forza di resistere al buon senso, gli enti ecclesiastici saranno costretti a piegarsi al senso comune. Come è successo ai politici, che dopo aver troppo a lungo approfittato e con identica malizia di privilegi economici e previdenziali che pure condividevano con altri “pezzi dello Stato”, sono stati crocifissi allo scandalo dei vitalizi, delle auto blu, dei piè di lista e sommersi da un’antipolitica pure peggiore (nei toni, nei modi e nei fini) della peggiore politica. Ci sono baby pensionati che fanno la morale agli ex parlamentari. Ci saranno presto evasori che faranno la morale ai preti (e quasi sicuramente ai migliori) sugli affari della Chiesa.

Peraltro, anche questa esenzione – e per “questa” si intende ciò che è diventata, non ciò che doveva essere – è ormai un costo della politica, che il contribuente paga ad un sistema di rapporti (di relazione, di consenso, di potere) di cui la Chiesa è una parte, e certo non il tutto, ma di cui sembra mettersi d’impegno per apparire l’unica ad avere approfittato.