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La soglia a 300 euro per i contanti è uno strumento vessatorio e inefficace

– Non mi ha mai convinto la retorica, molto diffusa tra i libertari, sulla funzione salvifica dell’evasione fiscale. Seppure sia assolutamente convinto che l’evasione sia un prodotto inevitabile dell’eccessiva pressione fiscale, e non viceversa, ritengo che un sistema economico che si fonda sul sommerso sia intrinsecamente fragile, poco competitivo sul mercato globale e fortemente dipendente dalla benevolenza della politica. Un sistema economico, per capirsi, piuttosto simile a quello del nostro mezzogiorno.

Chi sostiene che l’evasore fiscale sarebbe una sorta di eroe solitario che combatte la prepotenza dello Stato difendendo dalle pretese dell’erario i suoi sudati guadagni e la sua irrinunciabile libertà farebbe bene a chiedersi quanto sia ricattabile chi opera prevalentemente nel sommerso, e quanto la sua sopravvivenza dipenda proprio dalla benevolenza interessata della politica e delle autorità pubbliche. Chi pretende, citando classici a casaccio, che l’economia più florida e competitiva sia quella sommersa, dovrebbe fare un giro in quelle regioni d’Italia dove l’economia è prevalentemente sommersa, per vedere quante opportunità essa offra.

Detto questo, però, non mi ha convinto neanche l’articolo di Francesco Valsecchi (mi scuserà Francesco se per la seconda volta rispondo criticamente ad un suo post) in cui si sostiene che portare la soglia dell’uso del contante a 300 euro sarebbe una soluzione efficace al problema dell’evasione fiscale, oltre che un mezzo per raggiungere il “desiderabile” traguardo di ridurre drasticamente l’abitudine di usare il denaro contante.

La proposta di tracciare ogni transazione economica sembra essere diventata l’ultima ratio di uno Stato che rifiuta da decenni di affrontare il vero problema, ovvero quello di rendere la prospettiva di rischiare una sanzione fiscale meno accettabile rispetto al guadagno che potrebbe derivare dall’evasione: in soldoni, riducendo significativamente la pressione fiscale sui redditi. Ma eludendo il vero problema, anche questa soluzione rischia di essere facilmente aggirata: chi vuole pagare una prestazione in nero continuerà a farlo, semplicemente conservando a casa un’adeguata disponibilità di contante (magari prelevato in banca un po’ alla volta), mentre l’ipotesi di vedersi arrivare un controllo per pagamenti superiori ad un certo importo potrebbe indurre a frazionare i pagamenti e, paradossalmente, a ridurre gli importi segnati in fattura.

Perché, è il caso di ricordarlo, i contribuenti non temono le sanzioni, ma i controlli, che sono spesso arbitrari, vessatori e si risolvono regolarmente in una grande perdita di tempo e di denaro tra scartoffie e ricorsi. Dite ai contribuenti che potrebbero ricevere un controllo fiscale se effettueranno acquisti di importi superiori ad una certa cifra, ed otterrete il pregevole risultato di spingere a pagare in nero anche chi non lo avrebbe fatto e chi non avrebbe nulla da temere.

Il fatto poi che ogni transazione economica venga tracciata produce una massa di dati enormi, ma siamo sicuri che poi sapremmo cosa farne? Mettiamo un esercito di stagisti a seguire giorno per giorno i movimenti di denaro di ogni singolo contribuente finché non sbatte il naso su qualcosa di strano? Posso immaginare che se faccio un pagamento in nero, anche con un assegno, questo potrebbe essere evidenziato nel caso in cui per altre ragioni dovessi trovarmi alle prese con il fisco, ma non sarei “stanato” dall’uso di un assegno o di una carta di credito. Per quello, forse, sarebbe più efficace una dichiarazione patrimoniale completa e degli strumenti automatici che ne rilevino la congruità con i redditi o con i movimenti dei conti correnti, fermo restando che comunque l’unica soluzione realmente efficace è quella di ridurre le tasse, più che complicare arbitrariamente la vita dei cittadini: lo stesso Valsecchi sostiene che “in nessun paese si ha un’evasione elevata come la nostra”. Sarebbe ora che cominciassimo a chiederci il perché.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

6 Responses to “La soglia a 300 euro per i contanti è uno strumento vessatorio e inefficace”

  1. Dott. Sergio HaDaR Tezza scrive:

    Le due cose devono andare di pari passo: rendere MOLTO più difficile l’evasione (300 Euro max. pagamenti in contanti va benissimo, un limite più alto non servirebbe a nulla, e azzerare per decreto i costi dei pagamenti con carte di credito e bancomat); aumentare e incrociare sempre più i controlli fiscali e applicare PENE DETENTIVE senza condizionale per evasione fiscale; ridurre lo scandaloso livello di pressione fiscale: abbassare, non aumentare le tasse!
    Solo cosí si produrrà CRESCITA.
    In Italia invece il governo RUBA veramente, sia ai lavoratori dipendenti sia ai piccoli imprenditori!…specialmente considerando che il livello di servizi da esso offerti è veramente penoso, più di quello di paesi che il governo lo hanno MOLTO ridotto.
    La direzione intrapresa è veramente quella opposta: aumento del carico fiscale, in senso recessivo e profondamente ingiusto per mezzo di imposte dirette ed indirette perdippiù non per tutti (vedi le esezioni delle proprietà legate al Vaticano)

  2. pippo scrive:

    IVA anticipo Irpef per chi effettua pagamenti elettronici.

    Niente soglia obbligatoria ma vantaggio per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici utili anche per controllare chi evade.

    IVA direttamente all’erario senza passare per il venditore.

  3. Massimo74 scrive:

    Non sarebbe molto più semplice far pagare i servizi a consumo nel momento in cui uno davvero ne usufruisce?In questo modo l’evasione sarebbe eliminata e sopratutto i servizi sarebbero realmente efficenti.
    Certo,in questo modo non sarebbero più possibili gli sperperi di denaro pubblico,la corruzione,le politiche clientelari,le assunzioni in massa di nullafacenti nella PA,la sistemazioni dei politici trombati in qualche municipalizzata con i bilanci perennemente in rosso.Insomma, pensandoci bene,non’è che la vera finalità delle tasse sia quella non di garantire i servizi al cittadino ma di permettere ad un certo numero di persone di vivere alla spalle di chi lavora e produce ricchezza per la collettività?

  4. Andre scrive:

    Condivido quello che dici, ma io mi accontenterei che, anzichè azzerare del tutto, si riducessero tutte queste spese al minimo indispensabile. E in questo caso farei delle domandine al PD, perchè è forse il mio comune l’unico nel quale, in decenni di governo PCI-PDS-PD si è ricorso a questo sistema per vincere le elezioni e crearsi una solida base di consensi? E adesso ci si lamenta degli ultimi anni (disastrosi) di Berlusoni?
    Sull’articolo condivido tutto quanto, specialmente per quanto riguarda i controlli.

  5. corrado scrive:

    mi chedo: e allora, l’utilizzo della moneta cartacea è liberale?
    a me pare che se quel pezzo di carta ha un qualche valore, sia dovuto alla legge dello Stato.
    se io volessi pagare il mio idraulico con delle uova e una gallina del mio allevamento, forse potrei?no.
    o con delle buone vecchie lire? ancora no.
    perchè? per ragioni storiche la moneta cartaceo/metallica ha soppiantato l’utilizzo delle altre forme.
    e non vedo al riguardo le stesse forme di protesta.
    penso che alle soglie del 2012 l’utilizzo di un mezzo di pagamento obsoleto e inefficiente ( e pure sporco) vada superato, a prescindere da ragioni legate a tracciabilità ed evasione.
    se poi le motivazioni contrarie all’utilizzo della moneta elettronica sono del tipo:”la nonna che vuole dare 10 euro al nipotino”, sottolinerei che di questo passo alla nonna di pensione, e quindi di soldi da regalare ne resteranno davvero pochi!!
    se la questione invece è: le abitudini degli italiani, mi sembra un pò conservatrice come visione.

    io ho trovato l’argomento interessante; sarebbe da approfondire anche il confronto e-commerce vs. commercio tradizionale, dove un canale( il primo) subisce una sorta di discriminazione dal punto di vista della concorrenza a favore di chi ha una maggiore facilità di evadere.
    concludendo, la ratio del cambiamento dovrebbe a mio avviso essere di tipo tecnologico innanzitutto (tecnologia obsoleta vs efficiente)oltre che fiscale.
    per lo meno Valsecchi ha portato dei numeri, e ha delineato come un tale procedimento porterebbe a dei risultati(maggiori entrate) che potrebbero essere sì vincolate a misure di libertà (abbassamento delle imposte).

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