– C’è scarsa liquidità, gira poco denaro. Un ritornello purtroppo quotidiano che evoca lo spettro di un’economia che rallenta, si ferma sino a imboccare la strada della recessione. Eppure, non sarebbe poi così male se la frase si riferisse al sistema dei pagamenti e se fosse il segnale del contestuale aumento dell’utilizzo delle carte di credito.

Hanno ragione da vendere coloro che sostengono – alcuni da tempo – la necessità di abbassare la soglia della tracciabilità dei pagamenti come metodo di lotta all’evasione, ha torto l’on. Berlusconi nell’affermare che il provvedimento è da stato di polizia tributaria, dimenticandosi che anche il suo Governo era intervenuto in materia più volte, prima alzando la soglia a 12.500 Euro (il precedente limite era di 5.000, stabilito dal Ministro Visco), poi riabbassandola a 5.000 e, infine, a 2.500 Euro con la manovra dell’estate scorsa. Se introdurre limiti all’utilizzo dei contanti è da stato di polizia lo è indipendentemente dalla soglia, ma non è così.

Vediamo un po’ di numeri. Secondo i dati trasmessi dal MEF al Parlamento, la distribuzione dell’evasione per settori di attività è la seguente: 46,9% commercio, alberghi e ristoranti; 33,8% trasporti, comunicazione e altri servizi; industria 10,8%, costruzioni 8,5%. Ancora, il 48% degli imprenditori e il 24% dei professionisti dichiarano redditi inferiori a 15.000 Euro l’anno, mentre il 30% degli agricoltori dichiara redditi inferiori a 4.000 Euro.

Secondo i dati degli studi di settore del 2008 (gli ultimi disponibili) le profumerie hanno dichiarato in media redditi per 10.900 euro l’anno; 12.500 barbieri e parrucchieri; 13.800 i ristoranti, 16.200 bar e gelaterie, fino ai 16.300 (sic!) delle gioiellerie.

Non ci vuole molto per capire che sono dati del tutto strampalati e lontani anni luce dalla realtà.

Gli strumenti sinora utilizzati per arginare l’evasione in questi settori (studi di settore, inasprimento dei controlli) non hanno dato risultati incoraggianti, anzi.

Molto più imponibile, invece, potrebbe emergere se venisse adottata la misura all’inizio paventata dal neo Governo Monti di abbassare la soglia della tracciabilità a 300 Euro, poi diventati 1000 nella bozza di decreto approvato ieri sera, che oggi sarà presentato alle Camere. Molto molto di più potrebbe emergere se la soglia fosse abbassata, non so, a 10 Euro, salvando dalla tracciabilità un sostanzioso cappuccino e cornetto.

Moltissimo di più, però, potrebbe emergere se fosse fatto obbligo a tutti gli esercenti attività aperte al pubblico di accettare solo pagamenti attraverso carte di credito.

In fondo, all’estero spesso si paga con carta di credito anche il caffè da Starbucks e, poi, già oltre il 75% dell’e-commerce (le compravendite via internet) utilizza sistemi di pagamento tracciabili (carte di credito, paypal e bonifici), il restante per contrassegno alla consegna.

Certo, l’Italia ha il non invidiabile record di paese che, tra gli industrializzati, utilizza di meno la carta di credito, ma questo è un problema di abitudine che può essere superato, anche perché si tratterebbe di accelerare un processo che, comunque, è in crescita. E non è vero che gli Italiani fanno fatica a cambiare le abitudini. Ricordate quando introdussero il divieto di fumo nei locali aperti al pubblico? Pochi avrebbero scommesso su una sua ligia e immediata osservanza e invece è andata così, dall’oggi al domani, a scapito di secolari abitudini.

Non mancherebbero i problemi, tutt’altro che irrilevanti. Il costo dei pagamenti con la carta di credito, mediamente del 3% a carico di chi percepisce il pagamento; la necessità di diffondere la carta e di darla in dotazione anche a chi non ha un conto corrente; l’assetto regolamentare e normativo, dato che, comunque, la moneta è e resterebbe valido strumento di pagamento e altre conseguenze la cui lettura rimando direttamente a questo post.

Proviamo a spingere il ragionamento fino a un’ipotesi limite, dove, appunto, a fronte dell’obbligo per tutti gli esercenti attività aperte al pubblico di accettare solo pagamenti attraverso carte di credito, lo Stato si accolli l’onere di tale operazione riconoscendo loro come costo fiscalmente deducibile dall’imponibile, perché costo dell’attività, le commissioni delle carte di credito.

Ho provato a cercare su internet se sia mai stato fatto uno studio su quanto costerebbe allo Stato sostenere tali costi a fronte dei benefici che ne ricaverebbe facendo emergere praticamente tutta l’evasione in tali settori, ma non ho trovato nulla. E’ un calcolo effettivamente complesso, ma non impossibile e sono sicuro che, alla fine, il saldo sarebbe fortemente positivo per le casse dello stato.

A chi dovesse obiettare che in nessun paese esiste un obbligo simile si potrebbe replicare che in nessun paese si ha un’evasione elevata come la nostra e, quindi, il fine giustifica i mezzi e poi, in fondo, si tratterebbe solo di far pagare giuste imposte su giusti redditi e di equità fiscale se ne sente sempre più forte e urgente necessità.