Francesco Sala se ne è andato. L’ignoranza e il pregiudizio no

– Ho conosciuto Francesco Sala alla fine di giugno dello scorso anno. Gli telefonai quando, con Libertiamo, organizzammo una tavola rotonda sulla situazione della ricerca biotecnologica in Italia alla quale intervenne. In quell’occasione mi aspettavo una breve conversazione formale, e invece ne è uscita fuori una chiacchierata telefonica di un ora e più.

Il prof. Francesco Sala mi ha parlato con entusiasmo delle sue nuove esperienze sui pioppi in Cina, dove era stato nominato guest professor della Chinese Academy of Forestry e docente ad honorem della Nanjing Forestry University, e con profonda amarezza della situazione della ricerca in Italia sulle biotecnologie applicate all’agricoltura. Mi ha raccontato dei suoi lavori, dal pomodoro San Marzano al riso Carnaroli, dal melo della Val d’Aosta ai tanti prodotti della nostra specificità agricola che rischiano di sparire a causa dell’azione congiunta di agenti patogeni e della becera ignoranza che ha preteso che l’Italia vietasse non solo la coltivazione ma anche la ricerca sulle varietà geneticamente modificate, grazie a ministri indegni come Pecoraro Scanio e ai suoi successori, tutti. Progetti già ad uno stadio avanzato e chiusi nei cassetti da decenni, giovani ricercatori frustrati nelle loro opportunità di carriera, enti pubblici che una volta erano all’avanguardia e che hanno fatto la storia della green revolution italiana che oggi languono senza il becco di un quattrino.

Mi ha raccontato dei suoi incontri con Hugh Grant, CEO di Monsanto, e di come in quelle occasioni si fosse convinto del ruolo fondamentale che la ricerca pubblica potrebbe giocare in un mercato in cui le grandi multinazionali tendono ad occuparsi solo delle grandi commodities, del successo straordinario del cotone BT in India, del suo amico prof. Ingo Potrykus e del suo Golden Rice…

Il Prof. Francesco Sala se ne è andato la sera del 30 novembre. Non sono uno scienziato, altri racconteranno, ed hanno raccontato, meglio di me la sua straordinaria esperienza, grazie alla quale oggi viene considerato uno dei padri della genetica vegetale italiana. A me basta ringraziarlo per quella telefonata e per la sua disponibilità a parlare, a spiegare, a incuriosire. Alcuni anni fa il solito Mario Capanna si offese e protestò perché il TG1 aveva osato intervistare Francesco Sala. Da allora le sue apparizioni televisive sono state sempre più rare, mentre arruffapopoli del calibro dell’ex capo dei Katanga, di Vandana Shiva e di Carlo Petrini si sono garantiti l’esclusiva della comunicazione “scientifica” (le virgolette sono necessarie, a questo punto). Questo è il paese che ci meritiamo, e che non merita studiosi come Francesco Sala.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

2 Responses to “Francesco Sala se ne è andato. L’ignoranza e il pregiudizio no”

  1. Piccolapatria scrive:

    Che dire? Non ho preparazione adeguata su questi argomenti ma abbastanza discernimento per capire da che parte vorrei stare; quello stesso discernimento mi suggerisce, però’ che la speranza di un mondo migliore , dove il merito delle persone valide possa essere riconosciuto e seguito, alla luce di tante esperienze frustrate è e resterà utopia irrealizzabile. Vincono, purtroppo, sempre i parolai esperti sfruttatori della credulità della brava gente che “ignora” e si lascia convincere facilmente. Buona giornata per quanto si possa.

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  1. […] 2 dicembre 2011 tags: francesco sala, ogm, ricerca, scienza by Giordano Masini Libertiamo – […]