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Siamo sicuri che tutti gli italiani si meritino Alberto Sordi?

– Attenzione! La politica finalmente ha gettato la maschera, è incapace, ha lasciato il campo a chi può e a chi sa – e i politici finalmente l’hanno capita … sono inadeguati … e adesso passano la mano.

E’ inutile star qui a mettere tra virgolette titoli presi di qua e di là sui giornali. Basta riflettere su ciò che si ascolta nei bar.
Il sentimento comune è quello che certifica la totale inadeguatezza di una classe politica che, finalmente, consapevole della propria implausibilità dopo aver portato il paese sull’orlo del baratro ora è costretta a battere in ritirata sperando che altri riescano a fare il “lavoro sporco” ed a salvare il paese dalla cannibalizzazione economica.

Una classe politica inetta, bolsa e malsana. Uomini corrotti, individualisti, opportunisti. Una casta che ha come uno unico scopo quello di autoalimentare il proprio narciso ed il proprio portafogli con privilegi, viatici, vitalizi, auto a scrocco e maxi appartamenti faraonici portati via con affitti da casa popolare. L’Italia, si dice in giro, ha, però, la classe politica che si merita. Gli italiani sono gente antropologicamente immodificata ed immodificabile. Non hanno interesse al bene comune. Campanilisti, individualisti e qualunquisti pensano solo al proprio tornaconto. Il senso civico non l’hanno e non l’hanno mai avuto. Ti schiaccerebbero sulle strisce per passar prima con la macchina. Di far file manco a parlarne. Vendono il loro credo politico in nome dell’assunzione del figlio in un posto statale. Gli italiani se potessero girerebbero armati, ma solo per spaventarti, poi manco avrebbero le palle per usarla … la pistola.

Gli italiani sono quelli che non conoscono il significato della parola coerenza. I socialisti diventarono fascisti, i fascisti diventarono democristiani se non talvolta comunisti. I comunisti son diventati capitalisti radical scic. Socialisti, democristiani e comunisti sono diventati berlusconiani, e i berlusconiani, ora, sono ridiventati democristiani. Siamo il paese dove l’autolavaggio lo facciamo alle macchine ma anche alla coscienza. Siamo analogici. I protestanti sono binari: di qua c’è il giusto, di la c’è il male: quando fanno una scelta la fanno con coerenza fino in fondo e senza compromessi. Noi italiani siamo cattolici, ergo, siamo analogici: adattiamo la nostra coscienza al circostante. Adattiamo la nostra natura alle contingenze della vita. Le nostre sono applicazioni … non scelte. Qualunque sia il nostro atteggiamento, non è mai né radicale né compiuto.

Siamo la cultura della confessione. La confessione e il pentimento ci permettono di fare tutto e il contrario di tutto scindendo il piano dell’azione da quello morale. Ecco. Siamo un paese di quaquaraquà. Machisti che cercano così di rimuovere la propria ansia da impotenza e la propria omosessualità repressa.. Il nostro modello culturale è quello descritto dai Brancati e dai Bianciardi. Italiano specie provincialissima e immoralistica. Squali da commedia all’italiana. Grevi fino all’ostentazione, scaltri nell’adattarci ad ogni contesto possa produrci guadagno personale e con un solo archetipo interiore: quello della farsa Plautiana. Amiamo la farsa perché la nostra morale è una farsa. Qualsiasi nostro valore ci nasce nella testa e finisce nella scorreggia. Diamo il nostro meglio in trattoria. Se le rivoluzioni si facessero a tavola saremmo meglio dei giacobini e dei bolscevichi.

Siamo in poche parole “parassiti della contingenza”. Ci mimetizziamo nel vento che tira. Mai una volta che cercassimo di indirizzarlo noi sto benedetto vento. Prima ci mettiamo la camicia nera e poi appendiamo il Duce a testa in giù, prima ce la godiamo con l’edonismo craxiano e poi gli lanciamo le monetine, prima sogniamo tette e culi e Mercedes con Berlusconi e poi andiamo, con le orchestrine, a sbeffeggiarlo nella sera delle sue dimissioni. Siamo un popolo di merda, e tutta la politica che abbiamo … ce la meritiamo.

Queste sono le cose che sento dire in giro in questi giorni. A cena.. In strada. A destra e a manca.
Siete d’accordo?
Io no.

Mi sembra che si stia facendo un gioco, un gioco tipicamente italiano. Si stanno delegittimando gli italiani … per legittimare le ragioni del Berlusconismo. Il teorema è un po’ questo “se Berlusconi è un criminale, è perché gli italiani sono criminali – se il Berlusconismo ha i suoi difetti, i suoi difetti sono i difetti degli italiani”. E allora è inutile e ozioso demonizzare o quantomeno criticare il berlusconismo che (speriamo) fu. E’ superfluo e demagogico demonizzare il berlusconismo perché “Berlusconi è l’Italia”, e la classe politica tutta è anch’essa l’Italia.

Non sono d’accordo. Questo mi pare un grossolano inganno ideologico. Di Italie ce ne sono tante. Mio padre era democristiano napoletano di sinistra (li chiamavano cattocomunisti), ma mentre a Napoli fette della DC andavano a braccetto con i boss della camorra mio madre girava armato e sotto scorta dei carabinieri, minacciato. Tra quelli che hanno messo a testa in giù Mussolini in molti la camicia nera non l’hanno messa per piacere ma per obbligo. Tra i molti fascisti che sono diventati antifascisti una buona parte l’ha fatto non per opportunismo ma per propria dinamica – sincera – trasformazione culturale. Tra i lanciatori di monetine a Craxi non c’erano solo i camaleonti. Tra chi ha sbeffeggiato Berlusconi davanti al Quirinale la maggior parte non l’ha mai votato, e l’ ha spernacchiato per esorcizzare la memoria di quasi diciassette anni di frustrazioni, sincere.

E la classe politica non è un monolite. E non è una classe. E’ un insieme di alterità. Gente impreparata e preparata. Ignorante e colta. Cialtrona e seria. Infingarda e sofferta. Scansafatiche e stakanovista. Narcisa e pudica. Disonesta e onesta. Onestà intellettuale, valore primario e complesso: in molti ce l’hanno … in questo paese … tra gli elettori … e tra i politici.

Quindi. Non esiste un “fattore antropologico italiano” che possa, allo stesso tempo, condannare tutti e assolvere tutti. Il paese non è una commedia che si può risolvere in un teorema. E’ tutto e il contrario di tutto. Ma i contrari esistono … anche in Italia. Anche in Italia c’è una politica sana (per quanto è possibile), anche in Italia c’è gente seria, a prescindere da “i tecnici” che, a mio parere, sono e rimangono una “espressione politica”. Tutto il resto (vedi sopra) c’è, indubbiamente, ma ridurre tutto il paese ad esso è frutto del grettismo e del qualunquismo, che teorizza un paese in toto gretto e qualunquista, per giustificare il grettismo e il qualunquismo. In Italia, Alberto Sordi c’è chi se lo merita e chi no.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Siamo sicuri che tutti gli italiani si meritino Alberto Sordi?”

  1. creonte scrive:

    bell’articolo, ma trovo infelice il riferimento a Sordi, che invero nei suoi film ha sempre anticipato tante tematcihe etiche, sociali e politiche (il medico della mutua, il giornalista dentone, la mgolie robot…)

  2. Patrizia Tosini scrive:

    Mi dispiace caro Francesco, ma stavolta non mi trovo d’accordo. Gli italiani sono proprio antropologicamente “sordiani”, come li senti descrivere in giro… Cialtroni, oppurtunisti, insofferenti alle regole… ora che sono all’estero, vedo che la gente ci descrive esattamente così… e ha ragione ! E il berlusconismo non c’entra niente: rileggiti il Gattopardo !

  3. Francesco Linguiti scrive:

    Eh sì cara Patrizia … vero …il Gattopardo interpreta l’animo italiano … però il Gattopardo qualcuno l’ha pur scritto, con tutt’altro animo. Il fatto è questo, credo nella complessità e non nella riduzione. Il senso dell’articolo non è tanto l’azzeramento, o negazione, del “fattore antropologico italiano” (me ne guarderei bene), ma la considerazione di esso in quanto fattore in gioco, e non fattore unico e assoluto. Se fosse il fattore unico non staremo qui a parlarne ed a soffrirci ed a incazzarci: io … te … e qualche altro milione di italiani.

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