Confessioni di un liberale non fanatico

– Il mondo degli individualisti che ritengono che lo Stato sia troppo grande e causi inefficienze ed iniquità è diviso in due: i liberali e i libertari. La differenza fondamentale è di strategia: i primi ritengono di poter influenzare la politica in modo che diventi liberale, i secondi di poterla sconfiggere mediante cambiamenti radicali. I due gruppi sono uniti da due cose: le finalità e gli insuccessi.

Cominciamo con i primi. La politica consiste nel prendere decisioni da imporre a tutti: ognuno contribuisce poco alla decisione finale, tranne i “potenti”, ma la posta in gioco è enorme: il potere supremo sulle risorse sociali. In questo gioco alcuni sono bravi (burocrati, banchieri, sindacalisti, professionisti), altri no (contribuenti, consumatori, risparmiatori, disoccupati): si può predire chi vincerà o perderà in base a criteri quali la concentrazione e la prossimità dei costi e dei benefici, e il livello di organizzazione.

I liberali vogliono fermare il voto di scambio, ma così non hanno voti; vogliono mettere a posto i conti pubblici, ma così non possono comprare consensi; vogliono impedire l’uso del legislativo per vendere privilegi, ma così non hanno alleati; vogliono diffondere le loro idee e i loro valori, tuttavia le idee cattive ma funzionali al potere continuano a trionfare; vogliono una società autonoma e attiva, ma pare che la vogliano solo loro. I liberali sperano che giocare onestamente con dei dadi truccati renda i dadi migliori, e forse i loro inani sforzi servono a tenere a bada i demoni: una vita da mediano.

Poi ci sono i libertari, che hanno l’abitudine di porre fiducia in soluzioni istituzionali mai provate e che difficilmente funzionerebbero. Il pessimismo trionfa? Neanche questo mi convince. Mi dico che i miracoli non sono impossibili, ma non essendo religioso traggo poco giovamento da questa convinzione. Penso che la politica dovrà presto o tardi fare un passo indietro se non vuole crollare assieme a ciò da cui trae sostentamento, ma purtroppo la concorrenza politica costringe a decisioni scriteriate i politici, vittime di un gioco più grande di loro, come i capitalisti di Marx (sono preoccupato da questi punti di incontro).

A questo punto mi sento come una banca giapponese nel 1995 e mi dedico al “gambling for resurrection: se le cose vanno avanti così fallisco, ma, se faccio qualcosa di folle, se va male non posso far peggio che fallire, e se va bene mi salvo. Però è stupido anche questo: c’è ancora molto che valga la pena salvare, e se la democrazia illiberale dell’Occidente mi fa un po’ schifo, è sempre meglio della Russia e della Cina.

Eppure la mente umana non è fatta per arrendersi, e alla fine trovo la quadratura del cerchio: spero che a furia di spiegare perché la politica non funziona, come i problemi economici siano spesso di origine politica, come la solidarietà sia di norma ipocrita, come lo statalismo mini le fondamenta della società libera, un giorno ci sarà una massa critica di persone che si daranno alla disobbedienza civile, che chiederanno di secedere per autogovernarsi, che protesteranno per le tasse, che avranno perso fiducia nello Stato ma invece di crogiolarsi nella demagogia si ribelleranno per chiedere maggiori libertà e responsabilità.

Non succederà mai, ma è l’unica visione che trovo attraente: una rivoluzione borghese, con masse che sventolano i libri di Ricossa protestando davanti al Parlamento, per chiedere solo di essere lasciate in pace, libere di impiegare le proprie risorse per perseguire i propri fini. Se fossi l’autore dei libri sventolati forse rimarrei perplesso di fronte ad un tale spettacolo, ma sarebbe una figata. Sogno che le persone un giorno  si opporranno allo Stato in nome della libertà, della responsabilità, dell’autonomia, dell’indipendenza, della dignità, e ricomincino a creare istituzioni sociali con le proprie forze anziché devolvere ogni responsabilità alla politica, e a produrre ricchezza anziché cercare di vivere di quella altrui.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

14 Responses to “Confessioni di un liberale non fanatico”

  1. Gianni Elia scrive:

    “un giorno ci sarà una massa critica di persone che si daranno alla disobbedienza civile” di certo non la troverai su un sito come Libertiamo. La cassa di risonanza di gente come Fini: quello che “anche Einaudi voleva la patrimoniale” e castronerie similari:-)

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    Che bella riflessione di Pietro Monsurrò. A lui e al signor Gianni Elia, evidentemente distratto rispetto alla pluralità di posizioni che Libertiamo esprime, ricordo che per ora solo l’esistenza di liberali che provano a influenzare direttamente la politica permette di trovare le risorse necessarie per tenere in piedi un’associazione come Libertiamo e un sito come Libertiamo.it

  3. Stefano scrive:

    Tranquilli, alla bisogna potete sempre contare sull’aiuto del PD e dei suoi dirigenti, che già tanto si sono spesi per la nascita di questo sito, al punto di impegnarsi personalmente a registrarne il dominio a nome del compagno Luca Sofri.

  4. Carmelo Palma scrive:

    Capisci Stefano, che sciupio di tempo e di fatica. Tu hai perso qualche minuto a scrivere una scemenza – che Libertiamo.it sarebbe stata registrato a nome di Luca Sofri – e io altrettanti per confermare che è una scemenza.

  5. foscarini scrive:

    Uomini liberi che si ribellano all’oppressione dello stato ce ne sono in abbondanza. I paradisi fiscali ne sono pieni. E per conto mio anche gli evasori che lavorano su suolo italiano sono da ammirare. Specifico a scanso di equivoci che io non lo sono. Ma se potessi e se non fossi molto pigro darei molto volentieri il mio contributo contro uno stato becero e da distruggere. Ogni soldo sottratto alle grinfie della politica e delle loro clientele è un soldo che crea ricchezza sana.
    Contro uno stato criminale, ciò che era un crimine diventa un atto di ribellione e di libertà.
    Si persegue la libertà del singolo.
    Quella delle masse semplicemente non esiste e non è mai esistita.

  6. Pietro M. scrive:

    Libertiamo è finanziato dal MOSSAD e dalla CIA per importare il Neoliberismo massone dei Draghi e dei Monti in questo Paese che era libero e sano prima che venisse Murdoch coi suoi messaggi subliminali.

  7. Pietro M. scrive:

    Beh, tecnicamente la ribellione allo statalismo non si ottiene per salvezza individuale. La singola persona che evade riduce la quantità di risorse con cui lo Stato compra il consenso dei suoi sudditi, ma non riduce il potere dello Stato perché tanto lo Stato prende i soldi altrove.

    Per affrontare il problema bisogna risolvere un paradosso del prigioniero. Tutti insieme staremmo meglio se non dovessimo vendere il nostro consenso allo Stato con i nostri soldi, ma ognuno preso singolarmente ha convenienza a venderlo, tanto è pagato coi soldi degli altri. La razionalità individuale ci impone di rafforzare lo Stato e cercare di evadere o di ottenere privilegi. La razionalità collettiva di rendere lo Stato meno dannoso e interrompere il meccanismo di compravendita dei voti degli elettori a spese degli elettori che distrugge ricchezza.

    Ma non c’è soluzione individualistica ad un problema di paradosso del prigioniero: per arrivare all’ottimo sociale occorre cooperare per lottare contro il Leviatano.

  8. luigi zoppoli scrive:

    Non so se sia pensabile in Italia una adunata di popolo per gli scopi che Pietro Monsrrò indicava. Dopotutto siamo alle lotte sindacali condotte per carte bollate e scioperi dalle motivazioni stravaganti olrte che squisitamenteideologichein un trionfo di dagli al neo-liberismo che in Italia mai si è visto né neo né non neo.Senza addentrarmi in un confronto teorico, mi verrebe da osservare che asarebbe fare un importante passo avanti riuscendo a coagulare e far crescere e portare al potere una classe politica e dirigente moderna e colta covinta almeno che il liberismo è la chiave di volta che ha permesso gli straordinari progressi che il mondo ha visto negli ultimi 40 anni.

  9. luigi zoppoli scrive:

    D’altronde, anche i commenti postati daElia e da Stefano soo una chave per capire che non siamo messi in modo d poter sperare moltissimo. Nonostante sperare sia gratis.

  10. Pietro M. scrive:

    300 anni, per la precisione… non c’è mai stata una società dove gli uomini sono stati abbastanza sicuri della loro vita e della loro proprietà da creare crescita economica per le masse e sostenere una popolazione in continuo aumento… e non ci sarà mai in nessun altro luogo o epoca senza che almeno i principi di base del liberalismo vengano in buona parte rispettati.

  11. Pietro M. scrive:

    C’è comunque un problema di finalità. L’attivismo politico liberale deve ottenere tre scopi:

    1. diffondere idee liberali
    2. realizzare politiche liberali (all’interno della polity)
    3. realizzare riforme istituzionali liberali (i.e., cambiare la struttura della polity).

    Libertiamo fa bene (1) e chiaramente non c’è molta speranza che riuscirà mai a fare (2) a meno di un successo strepitoso in (1) che non vedo al momento come possibilità di breve termine (indipendentemente da Libertiamo: idem per IBL o NFA…)

    Su (3) c’è troppa timidezza, e così facendo non si diffonde l’idea che non è affatto normale vivere in un Paese ultrapoliticizzato dove tutto è il risultato di decisioni collettive. Serve sognare un mondo dove l’azione individuale è regina è quella collettiva è ancillare, non un mondo dove l’azione è individuale serve solo a generare una base imponibile per lo Stato.

    Per questo serve un profondo radicalismo filosofico che permetta di delegittimare lo Stato onnipotente e sostituirlo con uno Stato limitato a poche necessarie funzioni, non necessariamente lo Stato ultraminimo di Nozick.

    Si tratta di una ribellione morale e intellettuale allo status quo che avrà successo quando le basi morali e intellettuali dello Stato onnipotente saranno minate.

    E questo non succederà da dentro il sistema, succederà quando (anzi se, perché non ci credo minimamente che possa accadere) la gente richiederà libertà anziché sovvenzioni.

    Se quei quattro idioti dei Fabiani sono riusciti a distruggere il liberalismo inglese in pochi decenni, magari è possibile minare le basi dello Stato onnipotente. Ma bisogna scavare alla radice, non basta puntare sulla singola policy.

  12. foscarini scrive:

    Mi farebbe piacere che in Italia si instaurasse un serio movimento politico liberista. Direi anzi che l’Italia ne avrebbe molto bisogno.
    Ma il paradosso del prigioniero non è pertinente, perchè noi non siamo prigionieri dello stato italiano. Noi possiamo cambiare la nostra residenza fiscale quando vogliamo. Non occorre poi molto: basta avere un po’ di disponibilità finanziaria e un po’ di volontà.
    La soluzione contro la prepotenza degli stati socialisti esiste.

  13. Stefano scrive:

    A parte che quando ho letto la notizia ho controllato ed era effettivamente così, anche se ovviamente poteva trattarsi di un omonimo, è comunque oggettivamente vero che all’epoca dello strappo di Fini & Co. al PD brindavano a champagne, da brava gauche-caviar. E per di più io che mi considero un liberale doc fin dai tempi dei referendum sul nucleare e uno storico estimatore di Benedetto Della Vedova di cui ho condiviso tante idee quando lo sentivo su radio Radicale, oggi non riesco proprio a vedermi votare per FLi.

  14. gianni elia scrive:

    Strano pero’ che la “pluralità di posizioni” di Falsca non includa quella di spiegare pubblicamente a Fini & Co che prima di citare Einaudi bisognerebbe leggerselo anzichè citarlo a caso. Per questo bastano parolieri come Vendola. Fini scoprirebbe che Einaudi diceva cose completamente diverse a quelle che lui pensa… se non è in malafede.
    Così facendo Libertiamo proverebbe che essere liberali non ha niente a che fare con FLI e non ridicolizzerebbe il nome del liberalismo
    Ma avete presente anche solo lontanemante il curriculumi di Fini? Ma per quale stramba ragione avrebbe qualcosa a che fare con qualcosa di liberale?
    Perchè invece della patrimoniale non ponete una tassa sul ridicolo? Rifinanziereste il debito italiano per i prossimi 2 secoli
    Grazie

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