Renzi, le parole d’ordine e la poesia

– Partecipazione, bellezza, serietà: sono queste le tre parole d’ordine lanciate dal sindaco Matteo Renzi da Palazzo Vecchio al termine di una due giorni dedicata al rilancio di Firenze, immaginandola nel 2020. In un Salone dei Cinquecento gremito, dopo aver ascoltato i suoi assessori, i rappresentanti delle categorie economiche, delle associazione, singoli cittadini e rappresentanti delle più importanti istituzioni, come il rettore Tosi e il presidente della regione Rossi, Renzi in mezz’ora spiega la seconda parte della sua sfida, da oggi al termine del suo mandato amministrativo.

“Partecipazione” vuol dire aprire la discussione, ma senza farsi bloccare da un’esasperata concertazione su ogni singola cosa, perché altrimenti non si fa nulla.
Il sindaco di Firenze vuole una città dove si possa vivere anche dopo cena, con le biblioteche, il museo degli Uffizi e Palazzo Strozzi aperti fino a mezzanotte, con le vie del centro illuminate ancora di più. Una città che si sviluppi senza continuare a costruire perché “la bellezza ci impone il coraggio di dire che in questo territorio si è costruito anche troppo – esclama Renzi dal palco – dobbiamo invece pensare all’aumento della qualità della vita, al risparmio energetico e al fatto che ci sia un giardino a dieci minuti da casa di ciascun fiorentino. E non venitemi a dire che il piano strutturale a volumi zero crea problemi alle aziende”.

La terza parola, “serietà”, vuol dire che “quello che abbiamo promesso lo faremo”. Renzi non dimentica le accuse che gli sono state rivolte in passato quando grida “noi abbiamo fatto molto più di quello che abbiamo comunicato”. Il primo cittadino non si limita a illustrare la situazione lungo le rive dell’Arno, ma guarda oltre, a Roma e soprattutto a Bruxelles, quando mostra due copertine. La prima è quella dell’ Economist, secondo cui l’euro sta realmente rischiando di saltare, la seconda immagine è quella del Time, con l’accenno alla crisi egiziana dove la politica ha fallito.

Perché oggi, lamenta Renzi, siamo in questa situazione anche per “la mancanza di politica dell’Europa, anche dell’Italia naturalmente” e invece occorre ripensare anche a riforme europee e parlare per esempio dell’elezione diretta del presidente dell’Unione europea.
Il sindaco fa poi il suo augurio al neo governo Monti, auspicando che abbia la stessa straordinaria tempistica di risoluzione dei problemi del presidente della Repubblica Napolitano, che in quattro giorni ha risolto la crisi, e qui scatta un applauso fragoroso.

“Abbiamo bisogno di far tornare la politica ad essere credibile. Come? Mantenendo gli impegni”
Matteo Renzi annuncia poi che le sfide lanciate non saranno soltanto uno slogan perché “a una città si chiede di mostrare il volto bello della politica”. Dulcis in fundo, si fa per dire, non poteva mancare qualche frecciatina: il sindaco dice di voler ribaltare quel luogo comune per cui si faceva campagna elettorale con la poesia e poi si governava con la prosa, “io – dice Renzi – ho fatto la campagna elettorale con i 100 punti, quasi un elenco della lavandaia, ora però vogliamo poter provare a governare con la poesia”. Ma chi ha fatto recentemente campagna elettorale con le poesie? L’allusione è di facile risoluzione, basta pensare alle ultime elezioni regionali.


Autore: Chiara Masini

Nata nel 1978 sotto il segno dei gemelli, vive e lavora tra la Toscana e Bruxelles. Laureta in Lingue e Letterature Straniere e, successivamente anche in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha lavorato nel marketing in Inghilterra. Dopo la specializzazione in Relazioni Internazionali e Diplomatiche, scrive per quotidiani, riviste e siti web.

2 Responses to “Renzi, le parole d’ordine e la poesia”

  1. Simone Callisto Manca scrive:

    Si parla di Vendola alla fine?

  2. Chiara Masini scrive:

    Sì, l’allusione è a Vendola, almeno io l’ho percepita così, dato che il presidente della Puglia ha fatto vari manifesti in campagna elettorale usando frasi in rima e poesie.

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