Categorized | Il mondo e noi

Farnesina, si cambia. Ora pensiamo a cose serie

– L’arrivo alla guida della Farnesina di Giulio Terzi di Sant’Agata, un diplomatico con grandissima esperienza in campo internazionale, permette di riavviare il dibattito sulla politica estera italiana che, da troppo tempo, era rimasto in sospeso tra Santa Lucia e Panama. Il nuovo Ministro degli Esteri ha un grande lavoro davanti a sé e credo che il suo operato dovrebbe avere quattro priorità.

L’Italia deve assolutamente ristabilire la propria leadership negli affari del Mediterraneo e Medio Oriente. I frenetici eventi della Primavera Araba e le rivolte che ne sono scaturite hanno trovato l’Italia totalmente impreparata: è evidente che il nostro Paese non ha saputo influire né sulle manifestazioni, né tantomeno sulla volontà degli alleati di perseguire i loro obiettivi nazionali. L’intervento militare in Libia e l’inerzia con la quale Roma non ha saputo imporsi sono la dimostrazione chiara della declassazione dell’Italia sul piano internazionale. Infatti, se da un lato la linea francese del bombardamento militare ha ottenuto il via libera senza il veto italiano, dall’altra la partecipazione dell’Italia alle operazioni militari è passata inosservata negli Stati Uniti. Libia, Tunisia, Egitto, il Mediterraneo in generale, deve tornare ad essere un’area nella quale l’Italia giochi un ruolo essenziale.

La seconda priorità è il rientro nei ranghi europeisti ed occidentali. Gli apprezzamenti a Mubarak, Ben Ali, Gheddafi, Lukashenko, per non fare menzione dei rapporti privilegiati con la Russia di Putin, sono ricordi vivi nella mente dei nostri alleati nel mondo occidentale, e il neo-Ministro dovrà fare in modo che l’impressione data dall’Italia negli ultimi anni torni ad essere quella dell’alleato critico, ma fedele ai valori occidentali. Questo non vuole dire che l’Italia non debba parlare con la Russia e con altri paesi come quelli elencati sopra, ma i metodi quantomeno dovranno essere radicalmente diversi. Il ruolo dell’Italia, includendo le gravi crisi internazionali come quelle in Iran e Siria, dovrebbe svolgersi all’interno del sistema di alleanze occidentali. E l’Italia dovrebbe sempre ricordare e sottolineare l’importanza dei diritti umani in ogni occasione che le si presenti.

Terzo, il commercio estero deve tornare ad essere al centro dell’attività diplomatica del nostro paese. Un paese di medie dimensioni e votato all’export come è l’Italia non può non avere una politica che favorisca delocalizzazione ed accesso a quei mercati in rapida espansione come Cina, India, Brasile e Sudafrica. Questi quattro paesi rappresentano gli attori fondamentali di aree di sviluppo che rappresentano da soli circa il 40% della popolazione mondiale. La crescita delle industrie manifatturiere, vedi Stati Uniti, Germania, Cina e Giappone, non può prescindere dalle esportazioni, ed una politica estera a servizio dell’industria italiana non può che giovare al Paese.

Infine, l’Italia deve assolutamente ritornare un leader nel processo di integrazione europea. La visita di Monti a Bruxelles e l’intensa attività diplomatica dell’Italia in questi giorni sono atti che vanno nella direzione giusta. Ora più che mai, l’euro può essere salvato solo da una politica accorta che tenga in considerazione l’esistenza di sistemi economici diversi all’interno dell’Unione. La camicia di forza di una Banca Centrale fatta su misura delle esigenze tedesche non può che rallentare ed affossare tutti quei modelli economici che, da sempre, hanno lavorato secondo logiche monetarie più elastiche. Il paese più rappresentativo di questi è l’Italia che, con la sua settima economia del mondo e la terza dell’eurozona, può e deve influenzare le decisioni che verranno prese a Bruxelles nei prossimi mesi.

Mediterraneo, Occidente, diritti umani, commercio internazionale ed Europa dovrebbero essere le parole d’ordine della politica estera del governo italiano nei prossimi mesi. Giulio Terzi ha dimostrato grande valore come diplomatico, e speriamo che faccia altrettanto nello scranno più alto della diplomazia italiana.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

Comments are closed.