Per una riforma liberale delle authorities

– In poche ore la carica di vertice dell’Antitrust è stata assegnata a un professore di chiara fama, la cui nomina non ha incontrato l’obiezione dei principali attori politici, se non da chi fa della polemica un mestiere. Pochi dubbi sulla sua capacità di guidare l’autorità al riparo da influenze di tipo politico.
In precedenza il rinnovo delle autorità amministrative indipendenti (AEEG e CONSOB) è stato un autentico calvario, con lotte tra forze politiche, ove non tra singoli partiti, combattute all’ultimo sangue per colonizzare i collegi secondo una ferrea logica spartitoria.

Cosa distingue il caso di Pitruzzella dai casi passati?
In primis, il nome da fare era uno. C’è poco da spartire.
In secondo luogo, a decidere erano due persone che non condividevano lo stesso segno politico: il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il Presidente del Senato, Renato Schifani.
Nessuno dei due poteva sponsorizzare una personalità vicina e sponsorizzata dalla propria parte politica, pena imbattersi nell’opposizione dell’altro.

Il fatto però che i presidenti delle due camere non fossero della stessa parte politica è più un caso che altro. Cosa sarebbe accaduto se entrambi fossero stati esponenti del Pdl? Il rischio sarebbe stato quello di tentare il governo uscente a piazzare un proprio esponente, magari riciclandolo dalle file di un ministero. Ne sarebbe uscita una commistione fra tecnica e politica bizzarra.

Le regole che affidano ai presidenti di Camera e Senato la designazione di alcuni vertici delle authority risalgono alla prima repubblica; allora, per convenzione, una camera era presieduta da un membro eletto nelle file dell’opposizione. La ratio era appunto quella di favorire la nomina di una personalità scelta sulla base delle proprie competenze e della propria capacità di tutelare l’indipendenza dell’autorità. Oggi questa regola ha funzionato, possiamo dire, per sbaglio, per il solo fatto che il partito di maggioranza si è scisso e i due presidenti fanno riferimento a due partiti diversi. Le disposizioni che prevedono la nomina di membri delle authority da parte della seconda e della terza carica dello Stato hanno smarrito la propria ratio.

Ma la modifica di queste regole è solo un pezzo della riforma che sarebbe necessaria per garantire una vera indipendenza delle authority; indipendenza che proprio in questi tre anni di crisi economica ha subito vari attentati, per le invasioni di campo che la politica ha messo in atto giustificandosi con la necessità di gestire con sano decisionismo il momento di difficoltà del paese.

La necessità di rafforzare l’indipendenza delle authority va coniugata però anche con altre esigenze, come quella di garantire continuità alla loro operatività.
Ma la soluzione è sempre la stessa: sottrarre alla logica spartitoria la nomina dei collegi. È proprio la partitocrazia imperante ad aver portato quasi all’impasse l’Autorità per l’energia elettrica e il gas e la Consob un anno fa.

Espongo in sintesi le direttrici di una riforma, che ho cercato di delineare in modo più dettagliato in un recente briefing paper pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni e liberamente scaricabile qui.
Si rende quando mai opportuna una legge rinforzata che dia una disciplina organica alle autorità amministrative indipendenti ponendole al riparo dalla decretazione d’urgenza e dagli emendamenti corsari, strumenti più volte utilizzati dal Governo e dalla maggioranza per entrare a gamba tesa nell’ambito delle autonomie delle authority.

Il rinnovo parziale dei collegi da un lato renderebbe impossibile scatenare le lotte per la lottizzazione delle nomine, dall’altro assicurerebbe la continuità dell’azione delle autorità e favorirebbe al convergenza bipartisan su personalità riconosciute.
Infine, va senz’altro portata avanti l’idea di rendere più trasparente e aperta ad autocandidature la selezione dei componenti delle autorità.

Ora che la crisi è anche crisi della politica e di fiducia nella partitocrazia, potrebbe avere un vasto seguito.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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