di PIERCAMILLO FALASCA – Ah la concorrenza! Il fiato sul collo di un altro operatore nel trasporto ferroviario ad alta velocita ha indotto Trenitalia a rimodulare la sua offerta, che nel 2012 passerà dalle vecchie “prima e seconda classe” ad un sistema di quattro livelli, con prezzi e servizi differenziati a seconda del viaggiatore, possibili grazie a investimenti di circa 500 milioni di euro. In più, la classe standard sarà persino più economica dell’attuale seconda classe.
Arriva NTV e l’ad di Trenitalia, Mauro Moretti, abbassa alcuni prezzi e s’inventa servizi nuovi per il Frecciarossa, insomma. Come volevasi dimostrare: la liberalizzazione induce le imprese a investire ed abbassare il prezzo dei biglietti, a migliorare la qualità e a offrire servizi innovativi e prima impensabili (come le carrozze relax sui nuovi treni, con divieto di cellulari e una piccola biblioteca a disposizione).

La nuova società privata non ha mancato di commentare la vicenda: “Oggi è una giornata importante per i viaggiatori italiani. Ed è anche il primo successo di NTV.  E’ solo grazie alla concorrenza, che sta finalmente arrivando, che le Ferrovie dello Stato Italiane hanno fatto una significativa operazione di restyling ai loro treni. Ne beneficeranno i viaggiatori, che avranno così un servizio migliore, almeno fino all’arrivo di Italo”. I toni amichevoli nascondono in realtà un messaggio chiaro: che vinca il migliore, senza favori di sorta dallo Stato. A questo punto, infatti, resta da capire se proprio la politica si conformerà al nuovo corso, astenendosi dal fornire a Trenitalia sussidi e leggine di favore, lasciando che finalmente il mercato si svolga liberamente.

L’ex monopolista pubblico gode ancora del vantaggio della proprietà della rete ferroviaria; secondo alcuni studi indipendenti trasla verso l’alta velocità risorse pubbliche destinate al cosiddetto ‘servizio universale’ (le tratte locali economicamente non vantaggiose); con il decreto-legge di Ferragosto ha goduto di un favore senza pari dal Governo Berlusconi: gli altri operatori nei comparti merci e passeggeri dovranno obbligatoriamente aderire ad un contratto collettivo nazionale di settore, la qual cosa potrebbe comportare per loro l’aumento del costo del lavoro fino ai livelli della stessa Trenitalia (dove, per fare un esempio, un macchinista del cargo lavora circa un terzo di un suo collega impiegato in un’azienda privata). 

È tutto profondamente sbagliato. Per evitare che il futuro di Trenitalia assomigli al recente passato di Alitalia, bisogna costringere l’azienda ad adeguarsi alla dura legge dell’efficienza, anche se questo dovesse comportare la riduzione dei tanti privilegi che i suoi dipendenti hanno accumulato nei decenni.

Ecco un piccolo grande punto per la ‘to do list’ del governo Monti: privatizzare Trenitalia (ne beneficerebbero anche i conti pubblici), lasciando allo Stato la proprietà di Rete Ferroviaria Italiana e il compito di arbitro imparziale; mettete a gara pubblica il servizio universale, affinché società private in concorrenza tra loro si contendano a suon di piani d’investimento e ribassi sui prezzi il compito di erogare il servizio ferroviario sulle tratte minori.