L’Europa delle libertà c’è. Quella delle opportunità manca

di SIMONA BONFANTE – Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ha sancito ieri il divieto per i provider Internet di apporre filtri di qualunque tipo ai siti di download o filesharing. Un reato – è il principio della sentenza – non può essere perseguito preventivamente, a scapito del diritto dei singoli a comunicare, liberamente. Ecco, signori, questa è l’Europa delle libertà.

Nelle stesse ore la medesima Corte europea condanna l’Italia per la legge che limita la responsabilità civile dello stato nel caso di errori commessi dai magistrati. La normativa italiana – è la motivazione – contrasta con il diritto comunitario secondo il quale è ‘illeggittimo’ che tale responsabilità sia riconosciuta solo in caso di ‘dolo o colpa grave’, come prevede invece, appunto, la normativa italiana.

E sempre ieri a Strasburgo le tre principali economie europee – Germania, Francia e Italia – hanno formalmente convenuto sulla necessità di impedire che, di quella conquista epocale che è stata l’integrazione economica, l’irresponsabilità delle dirigenze politiche nazionali, e l’impossibilità ad agire delle tecnocrazie sovranazionali, finiscano col fare poltiglia. È sul modo in cui portare a compimento questa operazione ‘rescue’, tuttavia, che non pare ancora essere stata trovata l’intesa.

L’Italia non è nelle condizioni per impartire lezioni, non lo è la Francia. E non lo è neanche la Germania, la quale in accordo con Parigi è stata anzi tra i primi trasgressori di quel patto di stabilità ‘stupido’ imposto agli stati membri dai trattati istitutivi. Stupido, ma evidentemente necessario, quel patto, ad impedire quel tipo di degenerazioni contabili che hanno determinato la crisi del debito dalla quale adesso a stento cerchiamo un po’ tutti – Germania compresa – di non farci annientare.

Gli Eurobond, ovvero la socializzazione del debito, non sono la cosa per cui abbiamo fatto l’Europa. E però, sic stantibus rebus, sono una di quelle cose che può impedire di disfarla, l’Europa. L’Europa l’abbiamo fatta per socializzare potenzialità e farne opportunità. E di opportunità, in questi decenni, l’Europa ne ha create tante – con l’Erasmus, la concorrenza assurta a valore, la tutela in ultima istanza della libertà personale limitata o negata dall’abuso giuridico delle amministrazioni nazionali della giustizia.  La sola potenzialità che l’Europa non è stata in grado di convertire in opportunità socializzata è stata la responsabilità economica statuale. Il vincolo al debito: avrebbe dovuto essere quello lo strumento condiviso, ma è stato tradito, forse sottostimato, sovente rinnegato: è stato spacciato come limite, invece che risorsa, allo sviluppo ed al progresso comune. Ed ecco dove ci troviamo.

In tempi di vacche grasse chi più chi meno ha fatto quello che prende i soldi e scappa col risultato di ritrovarci oggi  – tutti – al si salvi chi può. Lo stesso paradigma involutivo declinato nella nostra dimensione nazionale. Se per ri-settare la rotta, in Italia abbiamo dovuto appellarci alla responsabilità incondizionata ed alla lucidità comprovata di una équipe di tecnici, in Europa, dove una cosa così non è costituzionalmente fattibile, cosa potremmo fare?

Ecco, forse servirebbe pensare su quale infinità di opportunità potremmo contare se solo non avessimo, con così miserrima nonchalance rinunciato all’agenda di Lisbona, al rispetto dei vincoli di bilancio…a quell’insieme di regole pro libertate, trasgredire le quali ci ha sostanzialmemente ridotto alla perdita di sovranità.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “L’Europa delle libertà c’è. Quella delle opportunità manca”

  1. Stefano scrive:

    Più degli Eurobond oggi occorrerebbe un’iniezione di liquidità, anche a costo di generare un po’ d’inflazione, il cui spettro lega però le mani alla Germania. Di tutela in ultima istanza della libertà personale non ne ho visto molta, a parte qualche multa ai singoli Stati membri. La verità è che quello che si è voluto costruire è stato un castello protezionista entro le cui mura tutti sono corsi a proteggersi a causa della globalizzazione, ma per me ha gli anni contati.

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