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Le opportunità e i rischi dell’IMU, la nuova ICI

– La questione ICI, di attualità in questi giorni, rischia di accendere le polemiche e provocare un flipper di accuse strumentali e rimpalli di responsabilità. È il caso dunque di fare un po’ di chiarezza sul punto, sulla sua paternità e sulle possibili variazioni sul tema.

Il decreto legislativo sul federalismo fiscale municipale approvato dal Governo Berlusconi il 3 marzo di quest’anno ha ridisciplinato l’imposta comunale sugli immobili, che ha preso il nome di IMU. IMU sta per imposta municipale propria.. sfugge a chi scrive il motivo per cui la terza lettera dell’acronimo sia la “U”, dato che non è nemmeno un’imposta unica o unificata, prevedendo il medesimo decreto un’imposta municipale “secondaria” sui diritti di occupazione. La nuova imposta ha un’aliquota base più alta dell’aliquota media applicata oggi per l’ICI: il 7,6 per mille contro il 6,4 per mille richiesto mediamente oggi dai comuni. L’aliquota IMU, inoltre, è aumentabile sino al 2 per mille dai comuni nel caso l’abitazione sia locata, oppure del 3 per mille negli altri casi.

L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale; tuttavia, già a legislazione vigente, la «prima casa» non è esentata se si tratta di abitazioni signorili, ville o palazzi di pregio.

Il passaggio dall’ICI all’IMU era previsto per il 2014, ma già con un decreto correttivo esaminato dal consiglio dei ministri il 25 ottobre è stata ipotizzata una anticipazione dell’attuazione del decreto sul federalismo municipale al 2013.

Oggi si parla di un’anticipazione dell’IMU al 2012, ma anche di modifiche al regime previsto dal decreto legislativo approvato dal governo Berlusconi: la modifica dell’aliquota, l’estensione dell’IMU ad altre tipologie di abitazioni principali o a tutte le abitazioni principali, salve esenzioni, parziali o totali in base al reddito dei proprietari o altri criteri di “progressività”.

Un giudizio sulla manovra in corso dipende sostanzialmente dall’uso che si farebbe delle risorse raccolte.

Se servisse semplicemente a far cassa, sarebbe deleterio. Avrebbe come unico effetto impoverire gli Italiani senza nemmeno lasciar loro una prospettiva, un barlume di speranza. Per risanare le finanze pubbliche in modo duraturo non c’è altra via che le privatizzazioni e la riduzione della spesa corrente. Ad un inasprimento fiscale complessivo attraverso l’aumento dell’imposta sugli immobili sarebbe addirittura preferibile una patrimoniale: meglio un’imposta una tantum, un boccone amaro da ingoiare una volta, piuttosto che una tassa che sarà difficile levarsi di torno quando la crisi è superata.

Un aumento dell’imposizione sugli immobili, già prefigurata dal decreto sul federalismo fiscale, potrebbe, invece, contribuire a rendere più equo il sistema tributario se servisse a ridurre le imposte che gravano sulla creazione di reddito (IRPEF, IRAP, IRES). L’attuale sistema tributario incoraggia l’immobilità delle ricchezze accumulate. Troppe alte le tasse per rischiare e mettere a frutto capitali e beni accumulati. Attualmente sono preferiti gli investimenti sicuri, poco remunerativi, che non producono redditi e ricchezze, ma che non comportano ingenti esborsi a favore del fisco. Il sistema tributario va, in questo senso, sovvertito: occorre liberare l’iniziativa e la creazione di valore e erodere le rendite, i patrimoni su cui finora è gravata la mano morta dell’oppressione fiscale.

Vale lo stesso ragionamento compiuto da Piercamillo Falasca riguardo allo scambio IVA-IRPEF: tassando i consumi e le ricchezze “ferme” e riducendo il carico fiscale sui redditi di lavoro e di impresa si scommette e si incoraggia la capacità del paese di produrre ricchezza. In altre parole si stimola la crescita, quello che è mancato negli ultimi 20 anni e che ci ha portato all’attuale situazione economico-finanziaria, oggi chiave di volta per uscire definitivamente dalla crisi.

 

 

 


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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