Senza la Lega, i bambini stranieri possono diventare italiani e gli onesti ‘clandestini’ regolari

L’intervento del Capo dello Stato, peraltro non nuovo a sollecitazioni in materia di cittadinanza ed immigrazione, pone con decisione il tema dei nuovi cittadini sull’agenda politica del Governo Monti. L’attuale normativa, risalente al 1992 (Legge n. 91), a parte casi limitatissimi, non prevede lo ius soli,  cioè il diritto di acquistare la cittadinanza del luogo in cui si nasce. Tale criterio viene invece adottato in alcuni Paesi europei (Irlanda, Germania, Francia), sia pure con alcuni temperamenti, nonché in altri Paesi extra-UE (Brasile, Usa).

Le procedure per l’acquisizione della cittadinanza, come noto, sono legate principalmente o alla permanenza, regolare e ininterrotta, per 10 anni nel nostro Paese; o al matrimonio con cittadino/a italiani; oppure, ed è l’ipotesi dei minori nati in Italia, con il raggiungimento del 18° anno di età senza interruzioni, previa dichiarazione di volontà.

Tale impostazione risente verosimilmente di un periodo storico oggi mutato, ed in cui la generazione dei migranti degli anni ’80 e ’90 ha ormai raggiunto un importante radicamento sul nostro territorio (cui non sempre si è associata una piena integrazione sociale e culturale), ponendo altresì la questione dei discendenti di quegli stranieri regolarmente residenti.

Si calcola che i minori stranieri nati in Italia, al 2009, siano stati circa 573.000 e che siano cresciuti di poco meno di 200 mila unità dal 2006. Ciò significa che tra poco meno di 5 anni i minori stranieri nati in Italia supereranno il milione di unità. L’auspicabile volontà del Parlamento di metter mano al pacchetto immigrazione-cittadinanza, coniugata all’istituzione del nuovo Ministero della Cooperazione internazionale e l’integrazione, dovrà certamente affrontare il tema di questo “esercito” di giovani Balotelli, ripartendo magari dalla proposta di legge Granata-Sarubbi, che prevede la cittadinanza ai minori nati in Italia da almeno un genitore che sia residente da 5 anni, tramite una dichiarazione del genitore al momento della nascita; oppure  in via automatica, e senza la necessità di una esplicita dichiarazione di volontà, al compimento del 18° anno di età.

Nella disciplina dello ius soli temperato dalla previsione di requisiti relativi anche ai genitori del minore, sono attratti anche i casi dei minori non nati, ma cresciuti in Italia e in questo caso appare molto ragionevole il principio secondo cui il diritto alla cittadinanza matura dopo il completamento di un ciclo di istruzione primaria o secondaria.

In generale, coglie nel segno l’approccio “qualitativo” della suddetta proposta di legge, in segno di discontinuità con l’attuale normativa, unita ad una efficace implementazione dei test di cultura e lingua italiana, atti a verificare un effettivo percorso scolastico degli aspiranti cittadini per residenza, mentre più discutibile è il dimezzamento dei termini di cittadinanza per residenza (da 10 a 5 anni).

Nondimeno, il nuovo Governo dovrà affrontare il tema delle residue sacche di irregolarità presenti nel Paese (circa 500 mila unità, secondo la Caritas), la cui analisi non può prescindere dal totale fallimento delle attuali politiche di espulsione dei cittadini irregolari (tra le cui cause principali vi è la scarsità di mezzi per eseguirle ed una legislazione farraginosa e in contrasto con i principi UE).

Su tale versante, se si accetta la premessa per cui moltissimi irregolari, lavorando i nero (oltre 370 mila unita, fonte Istat) contribuiscono, sia pure in modo non ortodosso, al galleggiamento della nostra economia, non è certamente blasfemo ipotizzare una legge di regolarizzazione che arrecherebbe decisamente diversi benefici, quali anzitutto consistenti introiti per le casse dello Stato; reperibilità dello straniero che si regolarizza; emersione del lavoro nero. Ciò, chiaramente, precludendo la strada a chi ha commesso reati, e quindi mettendo a tacere possibili quanto strumentali obiezioni propagandistiche.

Se a ciò aggiungiamo l’esclusione dalla compagine governativa del partito che tradizionalmente ostacola ogni riforma in senso inclusivo dei cittadini stranieri, l’occasione per fare cose serie e per farle bene diviene davvero preziosa.


Autore: Matteo Megna

Romano, 35 anni, avvocato penalista. Già collaboratore al Parlamento europeo con i Radicali italiani, si occupa di diritto penale e di diritto dell'immigrazione.

5 Responses to “Senza la Lega, i bambini stranieri possono diventare italiani e gli onesti ‘clandestini’ regolari”

  1. Lontana scrive:

    É lo spirito del “copiare ciecamente” quello che altri, considerati abitanti dell’Empireo, hanno fatto. Niente analisi della situazione italiana, niente approfondimenti sulle condizioni diverse di tali Paesi, solo un appiattimento beota alle direttive dei comintern. Lo ius sanguinis sta per essere rivalutato perfino nei Paesi di grande immigrazione, e noi italiani, piccolo paese sovraffollato che facciamo? Adottiamo lo ius soli per suicidarci meglio..Informatevi meglio se non siete in una bieca malafede e che si informi anche Napolitano, prima di aprir bocca!!
    Dal Canada.

  2. Fabio scrive:

    Condivido le parole del Capo dello Stato ma dubito in tuttà sincerità che il governo Monti sarà in grado di fare qualcosa di concreto in settori che non riguardano i temi economici.

    Il PdL ha già fatto sapere (Fabrizio Cicchitto) che la priorità del nuovo governo “riguarda i temi economici” e che non è opportuno trattare queste tematiche in un momento in cui il Paese è sotto il tiro dei mercati.

    Non sono, poi, così sicuro che la maggioranza degli italiani vorrebbe un intervento del genere…parlando con la gente comune, soprattutto gli anziani, la sensazione a polso è che la posizione della lega sia condivisa.

  3. pippo scrive:

    Forse il vero problema per Napolitano sono le tante firme che deve apporre sui decreti che accolgono la richiesta di cittadinanza italiana.

    Cambiare le regole per evitare la sua firma.

  4. Andre scrive:

    Io sarei cauto su questo tema, credo che invece il presidente Napolitano abbia voluto strafare. Io da conservatore, e non me ne vergogno, ritengo che concedere la cittadinanza sia un passaggio molto delicato, e che non si possa considerare il luogo di nascita sufficiente per la concessione. Penso che una via di mezzo (es. fine di un ciclo di studi) possa essere una soluzione accettabile.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Senza la Lega, i bambini stranieri possono diventare italiani e gli onesti __________________ Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un […]