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Privatizzazione, io t’invoco. Poste Italiane è pronta, noi pure

Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane, sostiene che l’azienda è pronta da anni ad essere privatizzata. Che aspettiamo?  Non resta che farlo.

Oggi il Tesoro possiede la totalità delle azioni dell’ex monopolista pubblico del servizio postale, per un valore di circa 6-7 miliardi di euro, da indirizzare all’abbattimento del debito o, in subordine, a copertura di sgravi fiscali per investimenti in banda larga, ad esempio.

Il Governo Monti ha già manifestato la propria intenzione di procedere a un piano di dismissione delle controllate statali, per il quale l’opposizione potrebbe annidarsi in pezzi trasversali del Parlamento più che nel management delle imprese in questione.

La privatizzazione di Poste Italiane andrebbe condotta con rigore e serietà, evitando gli errori del passato.

Innanzitutto, va individuata un’autorità di regolamentazione del servizio postale che sia veramente terza, e l’Agcom ha tutti i requisiti per rilevare la competenza attualmente esercitata dal Ministero dello Sviluppo Economico. Inoltre, è necessario disporre la separazione societaria di Bancoposta: Poste Italiane ricava 15 dei 20 miliardi di fatturato dai servizi finanziari, e questo spiazza la concorrenza. Infine, rimuovere tutti i vantaggi fiscali e contributivi di cui ancora gode l’ex monopolisita, tra cui l’Iva agevolate e i sussidi all’editoria. Se Sarmi è d’accordo, il ministro dell’Economia ha un alleato in più. Su di noi poteva già contare.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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