Per uscire dalla crisi europea, serve l’Italia

– I due articoli (qui e qui) a firma Olivier Dupuis pubblicati su Libertiamo.it alcuni giorni fa toccano un tema molto rilevante per il superamento della crisi dell’euro e la costruzione dell’Europa del futuro. La riflessione di Dupuis tratta il tema di una riforma istituzionale dell’Unione Europea che determini uno scatto in avanti nel processo di integrazione tale da mettere al riparo i paesi membri da simili attacchi in futuro. Esiste l’esigenza di riformare l’Europa, ma tempi e modi potrebbero minarne pericolosamente legittimitá e credibilitá.

É del tutto evidente che qualcosa debba cambiare nell’Unione Europea. Il discorso di Nigel Farage sul web é cliccatissimo in questi giorni ed é uno dei sintomi di questa crisi. Il leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito ed europarlamentare é da sempre contrario all’UE, ma i suoi video nei quali critica duramente l’Europa e l’euro sono diventati un cult soltanto in questi giorni. Farage critica i vertici dell’UE per le loro corresponsabilitá nella mancata risoluzione della crisi finanziaria e apostrofa con parole durissime la posizione del Presidente Van Rompuy contro l’opportunitá di avere elezioni anticipate in Italia. Farage non é il solo a pensare che l’Europa soffra di un deficit democratico profondo, ma in pochi avevano pensato che le istituzioni europee potessero schierarsi contro le consultazioni popolari, come avvenuto in Grecia ed in Italia, e fossero al tempo stesso incapaci di offrire risposte politiche alla crisi.

Mentre Farage la ritiene un fallimento, io credo che l’Europa abbia bisogno di rafforzare la sua unione politica e la sua banca centrale, ma non appare impresa facile come giá illustrato da Dupuis.La Germania é contraria ad un ruolo diverso perla BCE poiché la politica monetaria verrebbe gestita senza tenere in considerazione solo il tasso d’inflazione. Dall’altro lato,la Francia si oppone strenuamente ad una maggiore unione politica, sostenuta piú volte dal cancelliere Merkel negli ultimi mesi, per paura di subire decisioni prese non piú a Parigi. Al momento, gli altri governi si sono mostrati indifferenti o troppo deboli per gestire le tensioni emerse nel direttorio franco-tedesco.

In realtá, i tempi della crisi non offrono la possibilitá di riformare profondamente la struttura dell’Unione. Qualsiasi riforma della BCE o la creazione di una politica fiscale comune avrebbe bisogno di una nuova fase costituente dalla quale dovrebbe uscire un nuovo trattato e che richiederebbe un tempo che i mercati non sono disposti a concedere. Alcuni processi costituenti non sono stati lunghissimi e si potrebbe cercare di accorciare al massimo i tempi, ma le 17 fumate nere negli altrettanti vertici europei dall’inizio della crisi non permettono di fare previsioni ottimistiche in caso i paesi europei optassero per questa strada. Inoltre, esiste la possibilitá che i cittadini si allontanino ulteriormente dall’Europa, che potrebbe essere vista solo come una costituente permanente da Maastricht ad oggi.

Riforme strutturali no, ma una diversa governance é possibile. Due sono le cose che potrebbero sostenere l’euro in attesa di una vera unione politica. La prima é molto discussa in questi giorni e sono gli eurobonds. Sono molte le opzioni sul tavolo, ma la strada maestra dovrebbe essere quella di rinsaldare il legame fra i 17 paesi della zona euro, senza creare distinzioni per quanto riguarda le garanzie sul debito. La seconda é quella di un accordo politico che renda, di fatto, la BCE un prestatore di ultima istanza. Mario Draghi, cosí come il suo predecessore Trichet, si é giá premurato di ricordare come la Banca Centrale possa seguire solo i trattati, ma in realtá l’acquisto di titoli italiani e spagnoli dell’estate scorsa ha giá violato questo principio. Un accordo ponte tra i governi della zona euro che includa l’emissione di eurobonds e maggiori vincoli di bilancio potrebbe garantire stabilitá nel medio termine alla moneta unica e dare una boccata d’ossigeno ai paesi piú in difficoltá.

L’Italia sará chiamata a dire la sua nei prossimi giorni. Il nuovo governo gode di straordinaria fiducia all’estero. La credibilitá del govenro Monti giá da domani sará sul tavolo delle istituzioni europee e da mercoledi a confronto con Francia e Germania. Gli interessi profondamente diversi del Belpaese (preferenza per una politica monetaria piú espansiva) coniugati con il peso economico e politico della terza economia dell’euro (un fallimento dell’Italia sarebbe la fine dell’eurozona), potrebbe fornire gli argomenti necessari per raggiungere gli obiettivi di medio-termine che ho indicato sopra. L’Europa é ad un bivio e, ancora una volta, l’Italia potrebbe trovarsi al momento giusto e nel posto giusto.

 


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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