Nel Brasile del boom, inizia il recupero delle favelas

– L’occupazione militare di Rocinha, la piú grande favela della citta di Rio de Janeiro riapre un capitolo socio-politico importante nella cidade maravilhosa, la quale é segnata ancora oggi dalla pesante realtá delle disiguaglianze sociali.

L’operazione di Rocinha fa parte di un programma piú vasto di regolamentazione delle favelas di Rio che avviene attraverso la creazione di unitá di polizia pacificatrice (UPP dal Portoghese Unidade da Polícia Pacificadora). Quella di Rocinha é la 19esima UPP istituita per riportare la legge laddove vigeva soltanto la logica brutale del traffico di droga. L’importanza strategica e simbolica di questa vittoria in particolare, raggiunta senza che si sparasse un colpo nel primo giorno dell’operazione, é data da due fattori. Da un lato, la presenza di una UPP in quel territorio aiuterá a combattere il traffico di droga nella ricca zona sud della citta, e dall’altro lato, un’area molto vasta, circa 95 ettari che venivano utilizzati dai trafficanti come basi logistiche per le loro attivitá all’interno delle quali potevano agire indisturbati, viene riportata sotto il controllo del governo.

Secondo il Censimento delle Favelas (Censo das Favelas) realizzato dal governo dello stato di Rio, Rocinha ha piu di 100 milla abitanti. Una vera cittá dentro la cittá divisa in 30 “quartieri che si differenziano anche per un diseguale sviluppo economico. Da questo punto di vista, l’importanza dell’occupazione di Rocinha ha anche un forte risvolto sociale. La situazione di degrado che si presenta attualmente nelle favelas é il risultato diretto dell’assenza dei governi passati e gli abitanti di Rocinha sono stati quelli che hanno sofferto piu di altri questo abbandono. Nonostante opere pubbliche  infrastrutturali siano state realizzate negli ultimi anni, ci sono ancora forti problemi nel settore idrico e nel sistema fognario, senza considerare precarie condizioni di ordine pubblico.

La favelizzazione di molte zone di Rio si é aggravata negli anni ‘80 quando il paese, uscendo da vent’anni di un regime autoritario debilitante  sia dal punto di vista economico che sociale, ha subito le conseguenze derivanti da un debito pubblico altissimo, una forte disuguaglianza e tassi d’inflazione esorbitanti. Certe regioni, come quelle del nordest storicamente isolate rispetto alla parte piú ricca del paese, hanno sofferto particolarmente la crisi e sono diventate terra di emigrazione verso il sud. Migliaia di persone furono costrette a lasciare la loro terra spinti dal sogno di avere una vita migliore. La storia personale e drammatica dell’ex-presidente brasiliano Lula, che ha lasciato il Nordest con la sua famiglia poverissima ancora piccolo e ha lavorato nelle vie di Sao Paulo negli anni ‘50, rappresenta l’esempio piú conosciuto di questa migrazione.

Il fiume di persone verso Rio e San Paolo si scontró con la limitata capacitá di assorbimento di queste cittá. Cosí i nuovi arrivati si installarono nelle colline che circondano i ricchi centri abitati senza che il governo fosse in grado di fermarli o, quantomeno, controllarne l’insediamento. Da allora queste zone sono rimaste fuori dal controllo governativo ed il potere parallelo del traffico di stupefacenti ha trovato le condizioni ideali per costruire le sue officine di morte, reclutando giovani e giovanissimi nel proprio esercito macabro, cittadini dimenticati dalla societá, un fenomeno che ha spinto molti sociologi brasiliani a definirlo ‘l’invisibilita sociale’ delle classi piú povere.

Ma finalmente sembra che le cose stiano cambiando anche se lentamente. In un periodo di crescita che ha annoverato il Brasile fra le maggiori economie del mondo, realtá come quelle di Rocinha non sono piú accettabili.

Secondo quanto scrive il quotidiano Globo, il governatore dello stato di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral, si é congratulato con le forze dell’ordine per aver recuperato “il territorio per i 100 milla abitanti di Rocinha”. Questa affermazione sottolinea un vero e proprio cambiamento della cultura politica in Brasile e rafforza l’idea che il paese si stia avviando gradualmente verso una democrazia solida, non solo a livello istituzionale, ma soprattutto a livello sociale, in cui le differenze fra cittadini di serie A e di serie B saranno sempre meno evidenti.


Autore: Melissa Rossi

Nata a Petropolis, Brasile nel 1980. Laureata cum laude in scienze politiche al Saint Anselm College, ha conseguito un master in relazioni internazionali alla Suffolk University di Boston con una specializzazione in organizzazioni internazionali e studi Latino Americani. Ha lavorato come assistente di ricerca alla Notre Dame University e insegnato in corsi sulla transizione democratica in Brasile alla Metropolitan University Prague.

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