– Nei discorsi con i quali ha presentato il suo governo alle Camere, il nuovo Presidente del Consiglio ha voluto spendere molte parole sul tema della condizione femminile e delle opportunità di accesso al mondo del lavoro  per le donne.

Avremo modo di ritornare, anche in modo critico, su alcune delle cose a cui Monti ha fatto riferimento, ma quello che di certo è condivisibile nel punto di vista del premier è l’esigenza di creare le condizioni per un maggiore apporto femminile alla vita professionale, in quanto il nostro paese registra un tasso femminile di occupazione ancora molto basso e ciò rappresenta un elemento di criticità per la competitività complessiva del sistema.

Questa condizione è dovuta a rigidità non soltanto culturali, ma anche riconducibili alla struttura del nostro welfare e del nostro diritto di famiglia.

Servono alcune innovazioni. E tra gli aspetti a cui mettere mano c’è senz’altro un riorientamento dell’attuale stato sociale, che dovrebbe abbandonare una vocazione prevalentemente assistenziale ed invece porsi l’obiettivo di rappresentare un incentivo all’ingresso ed alla permanenza nel mondo del lavoro. In tale direzione andrebbero soluzioni di sostegno alle famiglie che alleggerissero gli oneri di cura dei bambini e degli anziani non autosufficienti che de facto gravano nella maggior parte dei casi sulle donne – si pensi ad esempio ad un sistema di vouchers per l’accesso ad asili nido e per il ricorso a servizi di baby-sitter e badanti.

Ma Monti ha parlato anche di promuovere una “condivisione delle responsabilità legate alla maternità e alla paternità da parte di entrambi i genitori e in quest’ottica bisogna ricordarsi che questo parlamento ha in canna una riforma “a costo zero” che avrebbe una valenza decisiva nel ribilanciamento degli oneri di cura diretta dei figli.

Si tratta del cosiddetto “condiviso bis” – i nuovi disegni di legge (DDL 957 e 2454) che mirano a rendere effettiva la parità genitoriale in caso di separazione.

E’ evidente che, a fronte degli attuali numeri delle separazioni e dei divorzi, l’affermazione del principio della bigenitorialità rappresenterebbe un contributo fondamentale al riequilibrio delle responsabilità domestiche tra uomini e donne.

Non si tratterebbe solamente di venire incontro all’interesse del minore di mantenere un rapporto diretto con entrambi i genitori ed alle rivendicazioni di tanti padri separati di un ruolo paritetico nell’educazione dei figli. Si tratterebbe anche di superare il conferimento alla donna dello status di “genitore prevalente”, a cui certo sono associati anche vantaggi, ma che inevitabilmente conduce ad un disimpegno più o meno pronunciato dal lavoro e dalla carriera.

Ci sono buone ragioni per ritenere che il rinnovato clima di “unità nazionale” possa contribuire all’iter parlamentare di una riforma che per sua natura dovrebbe essere bipartisan.

In effetti se le posizioni favorevoli alla nuova legge sull’affido sono più forti all’interno del centro e del centro-destra, da qualche tempo si sono registrate posizioni di apertura anche nell’ambito del centro-sinistra. E’ interessante notare che persino nell’IDV, che tra i partiti era apparso in precedenza il più ostile al “condiviso bis”, l’orientamento generale sta cambiando, come testimonia la recente presentazione del DDL 2800 che, sia pure con qualche smussamento, riprende comunque aspetti di rilievo dei DDL 957 e 2454.

Peraltro, le audizioni parlamentari hanno evidenziato un consenso ampio e trasversale al “condiviso bis” da parte di associazioni rappresentative delle varie parti in gioco. Al sostegno scontato delle associazioni dei padri separati, si aggiunge tra l’altro quello di movimenti femminili – come la Libera Associazione delle Donne Divorziate e Separate (LADDES Family FVG) e la Federcasalinghe – e dell’associazione “Figli per i Figli” che dà voce a giovani che hanno vissuto da ragazzi la separazione dei genitori. Rilevante anche la posizione espressa dall’Ordine degli Psicologi che nell’ambito delle audizioni ha suffragato l’idea portante della riforma, cioè il fatto che un vero affido condiviso risponda effettivamente a diritti ed esigenze del minore.

Vale la pena sottolineare come nell’ambito della discussione sia più volte ritornato il concetto della valenza positiva che per le opportunità delle donne avrebbe l’affermazione della bigenitorialità.

Per Federcasalinge ad esempio occorre difendere “il diritto della donna, anche madre, a una “conciliazione” dei tempi di vita che garantisca pari opportunità rispetto all’uomo in qualsiasi tipo di attività lavorativa e sociale, […] cosa impossibile se si continua ad attribuirle in misura prevalente fatiche e doveri nella cura dei figli”. Per Anna Rita Cattò, rappresentante di “Figli per i Figli”, “è assurdo gabellare la cura esclusiva dei figli come un privilegio che le donne dovrebbero rivendicare nell’interesse proprio e dei figli, ovviamente per poi vederle distruggersi tra lavoro e casa ed essere conseguentemente penalizzate sul piano professionale e sacrificate nella vita privata”. Per Emanuela Eboli, rappresentante di LADDES Family FVG, tra i meriti dell’affido condiviso “c’è quello di spezzare la tradizionale, obsoleta e anacronistica divisione dei ruoli tra il padre e la madre, richiamando gli uomini a un equivalente impegno nella vita familiare” – mentre opporsi significa “consolidare un sistema sociale in cui alle donne viene attribuito il principale onere dell’allevamento dei figli, privandole di effettive pari opportunità”.

Insomma se il governo intende favorire l’occupazione femminile muovendosi sul fronte della conciliazione della vita familiare con il lavoro, il varo della nuova legge sull’affido condiviso rappresenta un’occasione fondamentale che questo finale di legislatura non può assolutamente sprecare.