Un pilota per l’Europa / 2

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Tutto questo contribuisce ad allontanarci ancora di più dai principi della democrazia, dall’equilibrio dei poteri e da una reale partecipazione dell’insieme dei cittadini e degli Stati membri. E’ urgente invece arrivarci, o ritornarci.

Due premesse mi sembrano necessarie:

1. l’alternativa tra Stati-Nazioni fondamentalmente irriducibili a qualsiasi forma di integrazione e Stati Uniti d’Europa capaci di inglobare puramente e semplicemente cittadini e Stati-Nazioni d’Europa non è produttiva. S’impone una terza via, fondata su una combinazione tra Stati-Nazioni forti ed istituzioni europee a loro volta forti, e su una maggior chiarezza dell’articolazione tra i livelli nazionale e europeo.
2. una costruzione europea perfettamente geometrica non è né possibile né auspicabile. Già oggi l’Unione europea è la somma di progetti di integrazione e di cooperazione con perimetri diversi. Non è un handicap. Si tratta di un punto di forza, a maggiore ragione se si considera che nuovi allargamenti dell’Unione sono indispensabili.

In una tale ottica una riforma dell’Unione potrebbe articolarsi sui seguenti obiettivi :

1. Priorità delle priorità: mettere i cittadini e rimettere la Commissione al centro del progetto europeo. L’elezione diretta del (della) presidente della Commissione europea1 da parte dei cittadini europei mi sembra il miglior modo di soddisfare queste due esigenze.
2. La chiarificazione e l’esplicitazione del ruolo degli Stati-Nazione in seno all’edificio europeo, con la creazione di una vera camera alta o Senato europeo che si sostituirebbe all’attuale Consiglio dei Ministri. Il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo potrebbe essere trasformato in un Consiglio dei Saggi che si riunirebbe una o due volte all’anno, ed il cui unico compito sarebbe di controllare che le istituzioni europee affrontino i problemi che si presentano, e di assicurarsi che siano provviste dei mezzi per farlo.
3. La creazione di un Fondo Monetario Europeo incaricato di sostenere gli Stati membri in difficoltà, fra l’altro consentendo loro di trasformare in obbligazioni europee (eurobond) delle parti del loro debito (fino al 20 o 30 % in una prima fase) in cambio della realizzazione di riforme strutturali; di conseguenza, l’abbandono di qualsiasi  idea di condanna di uno Stato membro da parte della Corte europea di Giustizia o di sanzioni quale la sospensione del diritto di voto.

Da dove cominciare? Nello scenario in cui i Capi di Stato e di governo degli Stati membri riuscissero finalmente ad uscire da una gestione alla giornata della crisi, sarebbe indispensabile operare una rottura drastica con la gestione caotica di questi ultimi anni. Un cambiamento alla testa della Commissione s’impone. La “carta di credito politico” di José Manuel Barroso non è più ricaricabile. L’Unione europea ha bisogno di un nuovo presidente della Commissione dotato di una levatura politica all’altezza della doppia sfida da accettare: la guida verso l’uscita dalla crisi e la preparazione di una riforma istituzionale ambiziosa che renda possibile la prima elezione a suffragio universale del (della) presidente della Commissione europea sin dal 2014 (5). In virtù delle sue indiscusse convinzioni europee e della sua forte esperienza politica, una personalità s’impone, credo, nel campo del centro-destra europeo, oggi maggioritario: l’attuale ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaüble.

(5) La collegialità della Commissione sarebbe soppressa ; il presidente della Commissione sceglierebbe i commissari tra le personalità appartenenti alle forze politiche che lo hanno sostenuto, tenendo conto di una equa rappresentanza dei diversi Stati-membri.


Autore: Olivier Dupuis

Nato a Ath (Belgio) nel 1958. Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Lovanio, è esperto di politica internazionale e europea. E’ stato prima dirigente e poi segretario del Partito Radicale Transnazionale dal 1995 al 2003 e deputato europeo, eletto in Italia, per due legislature (1996-2004). Gestisce il blog leuropeen.eu .

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