Non è tempo di mezze misure

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Il testo dell’intervento pronunciato quest’oggi alla Camera dei Deputati da Benedetto Della Vedova nell’ambito della discussione sulla fiducia al Governo Monti

Signor Presidente del Consiglio,

noi chiedevamo da tempo un cambio di stagione politica, con un Governo che potesse essere sostenuto da un’ampia base parlamentare. Il nostro impegno sarà senza remore al fianco del suo Governo, con la piena disponibilità ad un lavoro comune anche con coloro con i quali abbiamo consapevolmente ingaggiato, negli ultimi dodici mesi, un confronto aspro che non dimentichiamo ma che vogliamo rappresenti il passato. Avanzeremo le nostre proposte. Discuteremo. È possibile che ci troveremo anche in disaccordo. Ma questo è il nostro Governo, di cui ci sentiamo responsabili. Non saremo forza di maggioranza “a la carte”. Questo non può essere un tempo di mezze misure, di retropensieri o di ripensamenti. A quanti, più o meno esplicitamente,  dicono o pensano che il suo possa essere un Governo per la crisi, e quindi un Governo a termine e di pochi mesi, invidio l’ottimismo.

La crisi ha radici lontane ed in buona parte epocali. La crisi finanziaria drammatica che attanaglia oggi l’Europa, la crisi dei debiti sovrani, ha però un suo specifico italiano. Ha detto bene lei: noi dobbiamo innanzitutto lavorare sodo e con urgenza per ridurre quel di più di rischio, che si traduce negli alti tassi d’interesse che caratterizzano l’Italia. È esplosa negli ultimi mesi una crisi di credibilità della politica e della finanza pubblica del nostro paese. A scanso di equivoci, per quanti strologano sugli spread ancora eccezionalmente alti seppur stabili, in giorni se possibile ancor piú difficili in Europa di quelli passati: abbiamo sempre detto e ripetiamo ora che un cambio di stagione politica fosse la condizione necessaria e non una condizione di per sé sufficiente a ripristinare credibilità e fiducia nel nostro paese e ad allontanare il più possibile dal debito pubblico italiano il fantasma della insolvibilità.

Oggi, anche grazie all’impegno generoso e fattivo del Presidente della Repubblica, siamo nelle migliore condizioni possibili in termini di Governo e di sostegno parlamentare. Ma il lavoro comincia ora e la strada è e resterà in salita. Nessuna faciloneria, ma ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.
La scelta di un gabinetto di impegno nazionale per affrontare l’emergenza del debito pubblico non è una scelta tecnica, è la scelta più politica che le forze parlamentari possano oggi fare. Come per un’impresa, come per una famiglia, essere indebitati, aver vissuto sopra i propri mezzi comporta decisioni drastiche quando i creditori dubitano della nostra solvibilità o della nostra capacità di produrre reddito anche in futuro o trovano debitori più affidabili. Diciamo spesso che il debito pubblico la nostra generazione lo ha ereditato dal passato. Noi dobbiamo scongiurare in ogni modo di lasciare in eredità ai nostri figli il fallimento dello Stato. Questa è la sfida, questo è il compito che abbiamo tutti.

Ma la condivisione degli obiettivi non è ancora una condivisione degli strumenti, cioè delle politiche da mettere in campo. L’Italia non deve solo riconquistare la fiducia dei mercati, ma la fiducia in se stessa. Deve uscire dal circolo vizioso per cui ad una scarsa crescita corrisponde una scarsa disponibilità al cambiamento. Gli investitori internazionali diffidano dei nostri titoli di stato non perché considerino l’Italia insolvente oggi, ma perché – sulla base delle performance degli ultimi vent’anni – dubitano della capacità italiana di affrontare i drammatici cambiamenti economici che il mondo sperimenterà nel prossimo decennio.

In questi ultimi anni abbiamo stretto i vincoli al bilancio dello stato. É stato un bene, ma insufficiente. Dobbiamo fare tante cose, farle subito e farle tutte insieme, per ragioni di efficacia e di equità. Lei nel suo intervento programmatico le ha ben delineate: pensioni di anzianità e contributivo per tutti: il nostro sistema previdenziale è in equilibrio ma costa tropo ai lavoratori di oggi ai quali sono promesse pensioni troppo basse per il futuro; riequilibrio delle garanzie nel mercato del lavoro a favore dei lavoratori giovani e per questa via prosciugamento delle sacche di precarietà inaccettabile;  ammortizzatori e sostegno alla disoccupazione su basi universalistiche; privatizzazioni, a livello centrale e a livello decentrato; liberalizzazioni e concorrenza per premiare il merito e fare gli interessi dei consumatori: sono certo che il suo Governo saprà fare tesoro della legge annuale sulla concorrenza che questo Parlamento ha introdotto nel nostro ordinamento ma che poi, colpevolmente, è rimasta fino ad ora lettera morta.

La questione fiscale rimane la grande questione civile del nostro Paese. La strada, per un vero recupero di efficienza e di equità, è quella – e lei l’ha indicata – di passare alla tassazione delle cose e anche dei cespiti patrimoniali per alleggerire la tassazione sul reddito. Conosco le obiezioni in termini di inefficienza economica della tassazione dei patrimoni; se ne dovrà tenere conto. Ma si dovrà anche tenere conto che in Italia non sempre vi é corrispondenza tra reddito dichiarato e ricchezza. Ma l’altra faccia della questione fiscale è quella di una spesa pubblica al 50% del Pil che non genera guadagni comparati di produttività e inchioda l’Italia ad una pressione fiscale che deprime il potenziale di crescita. In questo 50% di spesa c’è di che tagliare e di che investire, innanzitutto sulle infrastrutture, tra le quali una priorità va assegnata alla banda larga, attraverso un piano di defiscalizzazione degli investimenti privati.

Lei ha detto che la sua sarà una corsa. Bene. Parta subito, anche per chiamare le forze parlamentari ad una immediata assunzione di responsabilità, in modo da fugare ogni dubbio sulla genuinità del consenso che oggi da esse riceverà. La via è ben delineata, sia dalla lettera di impegni contrattata con le autorità europee, sia dal suo discorso programmatico. Anche sulla giustizia civile, bene. Come è apprezzabile che il nuovo Ministro abbia individuato nella condizione carceraria una sua priorità di intervento.

La coesione nazionale è una priorità assoluta, a livello sociale e territoriale. Dal nord al sud abbiamo un destino comune, o ci salviamo tutti insieme o affoghiamo insieme. Lo dico da uomo del nord: nessuno si illuda che il nord ce la possa fare alle spalle del sud o semplicemente senza il sud. Non sarà cosí. E un destino comune ci lega anche agli stranieri che lavorano in Italia stabilmente: anche qui, rispetto delle regole e integrazione. A partire dai giovani stranieri nati in Italia ma non cittadini, senza  i quali come ha detto il Presidemte Napoltano “l’Italia sarebbe un paese più vecchio e con meno capacità di sviluppo”.

L’Italia è oggi un problema per l’Europa. Dobbiamo toglierci al più presto da questa scomoda posizione. Anche perché dobbiamo tornare con autorevolezza ai tavoli dove si decide il destino dell’Europa: non è detto che ciò che si sta decidendo tra Berlino e Parigi, più a Berlino che a Parigi, sia necessariamente la cosa migliore, e a volte non lo è. Maastricht, non era sbagliato in sé. Prevedeva delle regole che però alcuni stati non hanno rispettato e altri stati hanno consentito che non venissero rispettate. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Bisogna correggere in corsa la governance dell’euro. Molte decisioni europee e internazionali, pensiamo alle regole sul sistema bancario, non sono neutrali e se su questi tavoli decisionali non si é autorevoli le decisioni magari penalizzano le banche italiane e i loro clienti, cioè tutti noi.

Il suo Governo ha questa missione, recuperare in pochi mesi il tempo perduto. Stretta nella morsa tra l’essere troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvata, l’Italia ha straordinariamente bisogno di tornare a sentirsi semplicemente un “grande paese”. La politica non è e non può essere considerata da nessuno il “problema” del paese, deve provare ad essere la soluzione.

Il disagio di chi protesta è reale, ma le nostre scelte saranno convintamente a favore dei più giovani. Ho sentito dire ieri che le elezioni con la crisi le perde chi governa. Probabilmente è un pronostico favorevole per la Lega, che se ho capito bene è l’unica forza che si appresta a non sostenere il Governo. Io penso comunque che oggi la capacità di fare scelte impopolari, che siano eque perché impopolari nei confronti di tutti – a partire da noi che sediamo in quest’aula – e atte a distribuire il carico degli impegni secondo possibilità e giustizia, produrrà risultati importanti, riaprirà ai più giovani la prospettiva di realizzare le loro aspirazioni nel nostro paese, l’Italia, e verrà premiata dagli elettori che si divideranno, certo, ma a partire da una rinnovata fiducia nelle forze politiche che saranno state capaci di unirsi in uno sforzo leale e costruttivo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Non è tempo di mezze misure”

  1. foscarini scrive:

    Ce ne sono tanti di uomini del nord che vanno a Roma. Diventano tutti dei gran cultori della spesa pubblica, stimatori delle tasse e dell’ “equità”.
    Avete stufato.

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