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E Obama inciampò in un albero di Natale

– Quando si tratta di favorire l’industria interna e soddisfare le richieste di un gruppo organizzato, Obama è pronto a mettere da parte il fervente ecologismo che contraddistingue il suo mandato.

Il presidente, infatti, avrebbe intenzione di introdurre una Christmas Tree Tax di 15 centesimi su ogni albero di Natale naturale per favorire la National Christmas Tree Association, lobby di boscaioli che teme la concorrenza degli alberi artificiali. Il balzello dovrebbe finanziare una campagna di promozione dell’industria interna dell’albero di Natale a cura del Ministero dell’Ambiente, attraverso l’istituzione dell’apposito Christmas Tree Promotion Board. La tassa – sostiene l’amministrazione Obama – sarebbe applicata ai soli produttori, ma è difficile credere che i costi non si ripercuoterebbero sui consumatori.
Il governo tiene a precisare che non si tratterebbe di introdurre una nuova tassa, ma di soddisfare la richiesta di quei boscaioli che vorrebbero autotassarsi per finanziare una campagna del governo in loro tutela.

La logica dell’operazione è alquanto perversa, ma finché la lobby garantisce di farsi personalmente carico dei costi non sembra passibile di particolari critiche. Ciò che preoccupa, invece, è il doppiogiochismo dell’ecologista Obama che acconsente alla promozione di una campagna che di fatto incentiva il taglio dei pini americani, giustificando il proprio operato con argomentazioni prese in prestito da chi rifiuta il dogmatismo ambientalista in tema di foreste.

La logica seguita dall’amministrazione Obama, infatti, è quella del tree replacement, ovvero rimpiazzare gli alberi abbattuti con dei nuovi, in modo da incrementare il volume delle foreste che, tra le altre cose, riduce il rischio frane.

La grande contraddizione del presunto ambientalismo obamiano sta nell’utilizzare certe impeccabili argomentazioni soltanto quando vi sono in gioco i voti di un gruppo di pressione numeroso e ben organizzato, esprimendo parere opposto quando si vuole far breccia nel cuore degli ambientalisti; è il caso, ad esempio, della lotta all’importazione di legname asiatico, accusato di non soddisfare severi parametri di garanzia come la certificazione FSC al solo scopo di proteggere l’industria interna e mantenere elevato il costo del legname americano.

Calcolati i costi e i benefici in termini elettorali, il governo ha procrastinato l’introduzione della tassa per placare le critiche subite nei giorni scorsi, ma è probabile che il piano vada comunque in porto entro questo Natale.
Dopo tre anni di amministrazione Obama, la domanda che tutti i cittadini americani – in special modo i più attenti alle questioni ambientali – dovrebbero porsi è quanto il presidente sia genuinamente interessato al rispetto dell’ambiente e quanto, al contrario, sia dedito a promuovere l’interventismo e il protezionismo.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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