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Crescita e innovazione, il Parlamento Europeo vota una buona mozione sulla net neutrality

– Siete favorevoli alla neutralità della rete? Siete contrari all’idea che qualcuno possa censurare determinati contenuti o impedirvi una libera navigazione ?

A meno di non porre queste domande ad un funzionario dello State Internet Information Office – l’organismo censore del governo cinese – le risposte non possono che essere scontate. Scontate, perché ormai la libera fruibilità della rete e dei suoi contenuti è assurta giustamente al grado di patrimonio universale. Patrimonio di conoscenze direttamente accessibili e, come hanno dimostrato platealmente i recenti accadimenti arabi, patrimonio di libertà laddove la rete diventa un medium capace di dare risonanza globale ad istanze altrimenti isolate.

Proviamo però a porre altre domande. Siete favorevoli a vedervi negato l’accesso ogni volta che la rete è congestionata per eccesso di traffico? Siete disposti a rinunciare all’uso di nuovi servizi per mancanza di adeguata copertura?

Le risposte che si possono dare a quest’ultime domande, e non alle prime, costituiscono l’oggetto del contendere dell’attuale discussione sulla cosiddetta net neutrality ossia, la sostenuta necessità che l’accesso dei consumatori ad Internet sia scevro da restrizioni imposte o dai governi o dagliInternet service providers (ISPs). Per parafrasare quanto scritto da Sir Timothy John Berners-Lee nel suo blog, se due soggetti pagano per accedere alla rete con una determinata qualità di servizio, allora devono poter iniziare una comunicazione a quel livello di servizio. Gli ISPs devono quindi interagire tra di loro affinché ciò sia reso possibile. La neutralità della rete, nelle parole dello stesso Berners-Lee, non deve essere invece la pretesa di un accesso gratuito o il divieto di differenziare i livelli di servizio. Eppure, proprio quest’ultima presa di posizione è alla base dei molteplici tentativi di imporre la neutralità della rete mediante uno o più atti normativi. Da legittimo principio, ecco la net neutrality doversi trasformare in Legge. Curioso, come minimo, che per proteggere la libertà di navigazione si chieda aiuto alla discrezionalità dello Stato confondendo il diritto individuale di accesso con la libertà per le aziende di strutturare la propria offerta.

Dati i presupposti brevemente tracciati, ai può accogliere  con favore l’approvazione da parte del Parlamento Europeo il 17 novembre, di un documento che chiede di «mantenere internet aperto e neutrale assicurando […] che gli utenti non perdano la loro connessione ogni qual volta la rete sia congestionata». Ecco che, fermo restando il divieto di discriminazione a fini anticoncorrenziali e posta la necessità che «i fornitori di servizi internet non blocchino, discriminino o ostacolino la possibilità per ogni persona di utilizzare o offrire ogni tipo di servizio […] indipendentemente dalla fonte e dallo scopo» diventi logica l’idea di una qualche gestione del traffico dati. Gestione che, nelle parole di Herber Reul presidente della commissione industria, ricerca ed energie è «necessaria e molto utile per evitare la congestione della rete e il buon funzionamento di applicazioni e servizi».

Il documento, che ha trovato un’ampia condivisione tra i parlamentari europei, viene incontro alle riflessioni di quei soggetti come Libertiamo che hanno sottolineato più volte i rischi impliciti ad una legislazione pesante sulla net neutrality. Imporre l’uguaglianza di trattamento verso qualsiasi tipo di dato, lungi da garantire un servizio ottimale, impedirebbe semplicemente agli ISPs  di mantenere e migliorare la qualità delle loro reti a fronte di un aumento del traffico stimato da Cisco in 26 volte l’attuale entro il 2015. Richiedere che la neutralità della rete sia garantita mediante limitazioni, non solo è una contraddizione in termini ma risulterebbe soprattutto in un peggioramento del servizio e in un danno di non indifferente portata alle potenzialità di sviluppo dell’infrastruttura.

Come dimostra l’approccio bilanciato tenuto dal Commissario Kroes e dal Parlamento, l’idea di un internet a più velocità, lungi da costituire il primo passo verso la conquista del web da parte del «kapitale», può essere al contrario parte di quella ripresa economica capace di sospingere l’Europa al di fuori della crisi come correttamente sottolineato  dalla rappresentante del Consiglio, la polacca Magdalena Gaj. In attesa che la Commissione valuti, entro sei mesi dall’approvazione del rapporto BEREC, la necessità di ulteriori regolamentazioni sulla materia, è ragionevole pensare che il Telecom Package del 2009, grazie al novero esaustivo di nuovi diritti introdotti a favore del consumatore, sia un compromesso più che adeguato.

L’alternativa a questa strada, è semplicemente un’alternativa non percorribile. Il web ha bisogno di risorse, ha bisogno di innovazione, ha bisogno di continuare ad attrarre investimenti per produrre continui miglioramenti. Sostenere che per la sua importanza e per il contributo offerto alla libertà di espressione, esso debba essere esente dalle giuste logiche del profitto – senza le quali gli investimenti sfumano nell’empireo – non solo è una posizione insostenibile, ma anche pesantemente contraddittoria. Iniziare a favoleggiare del web come di un «bene pubblico» può portare facilmente a suggerire che sia lo Stato a dover intervenire con la propria lunga e benevola mano. Magari attraverso qualche compagnia pubblica o partecipata. Magari imponendo tariffe inferiori ai prezzi di mercato. Magari sovvenzionando migliorie alle infrastrutture una volta ogni dieci anni grazie ad una scadente spesa pubblica. Magari.

In attesa che i cantori della totale gratuità del web dimostrino la sostenibilità di un sistema che prenda da ogni ISPs secondo le sue capacità per elargire ad ogni utente secondo le sue necessità in un’apoteosi del free-riding, lasciamo che la rete continui ad essere ciò che è sempre stata. Un universo innovativo, ma soprattutto libero.


Autore: Federico Mozzi

22 anni, pavese. Fresco di laurea in Studi Internazionali presso l’Università di Bologna, si trasferisce prima in Belgio dove lavora come Project Assistant presso il “Security & Defence Agenda” e in seguito in Armenia, dove sta svolgendo un tirocinio per il Ministero degli Affari Esteri.

2 Responses to “Crescita e innovazione, il Parlamento Europeo vota una buona mozione sulla net neutrality”

  1. filipporiccio scrive:

    Non male. Comunque, la gestione del traffico dati c’è già, ovviamente, altrimenti non funzionerebbe niente. Per quanto riguarda la connettività, i servizi solitamente sono “best effort”, cioé un servizio da 20Mb/s significa che ti dò fino a 20Mb/s di banda, e nel caso (normale) non ci sia abbastanza banda per far andare tutti alla massima velocità, questa viene suddivisa.
    Ora, che la banda venga suddivisa in modo da allocarne di più a chi ha pagato per un servizio migliore è auspicabile; che ci sia un “minimo garantito” (dipendentemente dal tipo di contratto) anche. Però siamo già in questa situazione, per cui non si capisce che cosa si dovrebbe cambiare rispetto allo stato attuale delle cose.
    Il concetto di “net neutrality”, invece, è stato violentato dalla propaganda di più parti: da una parte, una lobby di parassiti ha preteso che significasse “internet gratis per tutti”; dall’altra, una lobby di provider/fornitori di contenuti ha preteso che significasse “i miei clienti devono accedere solo a quello che dico io”, tipicamente “devo poter bloccare l’accesso ai servizi dei miei concorrenti”. Tutt’e due le posizioni sono insostenibili, chiaramente, ma mentre la fallacia della prima è ovvia per qualsiasi antistatalista, la fallacia della seconda non sembra essere così facilmente compresa. Mi auguro che per chiudere la questione basti l’approvazione delle parole “i fornitori di servizi internet non blocchino, discriminino o ostacolino la possibilità per ogni persona di utilizzare o offrire ogni tipo di servizio […] indipendentemente dalla fonte e dallo scopo”.

  2. Daniele Medri scrive:

    con l’avvento delle reti 4G ogni discorso sulla congestione dati risulterà superfluo. Internet e Net Neutrality, fine.

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