Buon compleanno world wide web

– In Italia i vent’anni del world wide web, cioè il servizio Internet che consente la ormai familiare navigazione via browser e collegamenti ipertestuali, coincidono con un presidente del Consiglio che, per la prima volta in Senato, nomina tra le necessità quella di «raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l’Agenda digitale». C’è chi, tuttavia, si aspettava un impegno più forte, anche dal punto di vista simbolico, da parte del nuovo governo di Mario Monti. Per esempio, i convenuti all’evento Happy Birthday Web, tenutosi a Roma lo scorso 14 novembre.

In questa sede, il giurista e strenuo sostenitore della libertà della Rete Stefano Rodotà ha ricordato la lettera inviata proprio a Monti insieme ad altri esperti del web italiano. Un testo in cui si chiedeva un impegno concreto nella direzione auspicata anche da Monti, giungendo tuttavia a ipotizzare «la nomina di un ministro» per Internet. Un gesto che avrebbe rappresentato un necessario segnale di svolta, dopo gli anni del governo Berlusconi IV, in cui Google è diventata «Gògol» e i fondi per la banda larga, come il proverbiale coniglio nel cilindro, sono apparsi e scomparsi per lasciare infine gli astanti a osservare un cappello vuoto.

Più che ad abbattere lo ‘spread digitale’, l’incontro romano tuttavia è servito anche e soprattutto per festeggiare la ricorrenza. In particolare, ringraziando Tim Berners-Lee, l’uomo che, tra il 1989 e il 1993, ha creato la rete a navigazione libera e aperta che abbiamo conosciuto negli ultimi due decenni. L’informatico, con un accorato discorso, ha ricordato l’importanza di difendere i diritti della cittadinanza digitale, sempre più sotto la minaccia della censura dei governi di tutto il mondo. Dalla sala gremita presso il Tempio di Adriano, Berners-Lee ha parlato di quattro diritti fondamentali: l’accesso, che Rodotà immagina inserito in un ipotetico articolo 21-bis della Costituzione; il diritto a non essere spiati; quello a non essere bloccati nelle nostre ricerche; e il diritto ai dati, con particolare riguardo alla pubblicità e alla trasparenza di quelli governativi.

Se ad agosto 2010 il direttore di Wired Chris Anderson provocava intitolando un suo discusso pezzo «il web è morto», Berners-Lee ribadisce il valore dei principi fondanti della rete: «deve rimanere pubblica, aperta e gratuita». Secondo il fondatore del web, bisogna fare attenzione, dunque, ai tentativi di smantellare la net neutrality. Così come agli eccessi del modello «walled garden», quello per esempio della applicazioni per smartphone e tablet Apple o dei contenuti condivisi dopo il login a Facebook, in cui tutto avviene entro i confini prestabiliti dal fornitore del servizio.

Ma non solo: è tempo che i governi abbraccino a fondo la filosofia dell’open data. In Italia, qualcosa ha iniziato a muoversi con Wikitalia, il cui manifesto (‘wiki’, naturalmente) è stato ricordato nell’intervento di Paolo Iabichino. Quanto all’importanza del web per l’economia e lo sviluppo, alle parole di Berners-Lee hanno fatto da eco i dati del rapporto Digital Advisory Group sull’Italia, presentati da Leorizio D’Aversa: 700 mila posti di lavoro creati in 15 anni (320 mila al netto di quelli distrutti), un contributo del 2% del Pil, benefici per le famiglie in termini di surplus di valore per 7 miliardi di euro.

«Quello che occorre è una forte consapevolezza della classe politica sul tema Internet», ha affermato Rodotà, prima di aggiungere che il web rappresenta «un bagaglio di conoscenza enorme e senza precedenti, può essere utilizzato da tutti a livello personale e collettivo». E che «l’accesso libero al web favorisce concretamente la partecipazione politica dei cittadini». Insomma, una «arma di costruzione di massa», nelle parole dell’animatore della giornata, Riccardo Luna, che da direttore di Wired Italia aveva lanciato una campagna per consegnare a Internet il Nobel per la Pace.

Unica nota stonata, l’incomprensibile decisione di Berners-Lee di far campeggiare la scritta «è fatto divieto di registrare, postprodurre o riutilizzare l’evento» durante ogni suo intervento. Una scelta che ha scatenato le critiche in particolare su Twitter, dove in ogni caso l’hashtag ufficiale (#hbw11) è stato stabilmente tra gli argomenti più ‘caldi’ tra gli utenti italiani del social network, giungendo addirittura al secondo posto a livello globale. L’intero discorso del padre del world wide web è stato poi reso disponibile integralmente sul sito www.happybirthdayweb.it.

di Fabio Chiusi


Autore: Fabio Chiusi

MSC alla London School of Economics in Storia e Filosofia della Scienza, è un giornalista e blogger. È redattore per Lettera43.it e scrive di politica, social networking e critica della disinformazione sul blog ilNichilista. Collabora con l'Espresso, Farefuturo webmagazine, Agoravox Italia e il Termometro Politico. Per Mimesis ha pubblicato Ti odio su Facebook. Come sconfiggere il mito dei brigatisti da social network prima che imbavagli la rete (luglio 2010).

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