Patrimoniale/1 – Se la conosci la eviti o, almeno, ne diffidi

– In questi ultimi giorni si è tornati a parlare spesso di imposta patrimoniale come una sorta di bacchetta magica da usare per superare la crisi del debito pubblico ristabilendo allo stesso tempo l’equità perduta.

È piuttosto ampio il fronte di quanti sostengono che l’imposta patrimoniale è l’amara medicina che gli italiani dovranno ingoiare per salvare il Paese. Anzi, per la precisione, non tutti gli italiani. Ad ingoiarla dovrà essere solo una parte di essi. Solo i “super ricchi”, ovviamente. Quelli rei cioè, secondo costoro, di avere accumulato ricchezza a spese di tutti gli altri. E magari evadendo le imposte.

Dalle posizioni assunte da non pochi esponenti politici e sindacali, da svariati opinionisti e da altre figure di tecnici sembra emergere un unico messaggio: «faremo pagare ai super-ricchi per il debito pubblico e i costi della crisi finanziaria; poi, salvata l’Italia dal default, potremo fare le riforme per farla tornare a crescere. Per carità! Nessuno toccherà né i poveri, né la classe media.»

Beh. Come proposito è bello senz’altro. Ma lasciamo un attimo da parte le opinioni e passiamo ai fatti. Prima di tutto vediamo se la patrimoniale la pagherebbero veramente e soltanto i super ricchi. Ebbene, questo non è per niente vero.

Basta dare un’occhiata ai dati pubblicati dalla Banca d’Italia, quelli dell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane, per rendersi conto che nel 10% dei fantomatici super ricchi ci sono in realtà soggetti che super ricchi non sono. Le statistiche dicono che per entrare nel decile più alto della distribuzione della ricchezza è sufficiente avere un patrimonio di poco superiore a 500 mila euro. Tagliamo corto e prendiamo come riferimento gli immobili, perché tanto la ricchezza finanziaria si fa presto a portarla fuori dall’Italia. E nessuno lo sa fare meglio dei veri super ricchi. Per questo gli immobili saranno come sempre il bersaglio preferito dell’imposta patrimoniale. Bene. Per chi vive in grandi città basta avere un appartamento di proprietà per entrare nel decile più alto della distribuzione ed essere considerato un super ricco!

Va bene, va bene. È chiaro che ci sarà una franchigia esente. Potrebbe per esempio essere sui primi 300 mila euro di patrimonio e questo salvaguarderebbe i patrimoni più piccoli. Ma ciò non assicura affatto che i «veri super ricchi» pagherebbero più degli altri.

I veri super ricchi, abituati a servirsi quotidianamente di consulenti ed esperti, avranno probabilmente le maggiori possibilità di eludere legalmente l’imposta. Le proprietà immobiliari, per esempio, potranno essere fatte confluire dentro le stesse società in capo alle quali si scaricano i debiti. Le ampie possibilità di giocare su valutazioni e imputazioni faranno sì che la società e chi ne ha le partecipazioni pagherà solo su un patrimonio netto limitato.

Non così per il privato cittadino, che non è super ricco e non è nemmeno avvezzo a consulenze fiscali e finanziarie di alto livello. Lui alla fine pagherà l’imposta su una parte ben maggiore dell’attivo patrimoniale. Certamente c’è chi porterà in deduzione la parte del mutuo ancora da estinguere. Questo vuole dire però che i più penalizzati saranno coloro che hanno acquistato la casa impiegandovi subito ed esclusivamente i propri risparmi, o che hanno completamente estinto il mutuo dopo avere per anni messo da parte, mese dopo mese, il danaro per onorare la rata a scadenza.

Se è vero che gli italiani contraggono il mutuo per l’acquisto della prima abitazione mediamente all’età di trent’anni, coloro che venti o venticinque anni fa accendevano il mutuo per la casa, oggi che lo hanno completamente estinto ne hanno cinquanta o cinquantacinque. E hanno un paio di figli a carico in età di studi universitari. Quindi sarebbe proprio la famiglia della classe media quella più penalizzata!

Ma a questo punto chiediamoci se e in che misura un prelievo patrimoniale conseguirebbe, in condizioni di equità, l’obiettivo di salvare l’Italia dal default del debito. E poi chiediamoci quanto sia credibile la promessa di una nuova stagione di riforme strutturali, di rigore finanziario e crescita economica dopo avere risolto l’emergenza finanziaria praticando ai cittadini italiani un salasso patrimoniale nell’ordine delle ipotesi che alcuni hanno messo sul tavolo della discussione politica.

Sarebbe possibile abbattere in misura consistente il debito pubblico con una patrimoniale e fare uscire subito l’Italia dalla cosiddetta “zona a rischio” dei mercati? Con il gettito previsto da alcune delle ipotesi più aggressive in campo, probabilmente sì. Ma le capacità di ripresa dell’economia reale italiana ne sarebbero seriamente compromesse per i prossimi anni. In poche parole, una cura da cavallo che potrebbe uccidere il paziente, e che semmai il paziente dovesse sopravvivere, in ogni caso non garantirebbe l’assenza di ricadute nella malattia in futuro.

In Italia i vincoli esterni si sono sempre dimostrati condizione necessaria per imporre disciplina. Noi italiani siamo bravissimi nel fare miracoli e anche grandi sacrifici nelle situazioni di emergenza. Ma siamo fondamentalmente indisciplinati nell’ordinaria routine. Non dimentichiamoci che la disciplina di bilancio, raggiunta con grandi sacrifici, ci è stata imposta dalla urgenza di entrare nell’euro.

Manovre lacrime e sangue, inclusa la famosa euro tassa, permisero all’epoca la riduzione dei tassi di interesse sui nostri titoli pubblici e l’avvio di un circolo virtuoso che portò alla riduzione del deficit e del debito pubblico che a metà degli anni ’90 anche si attestava sui 120 punti di PIL. Ma passata la buriana, le maggiori risorse che si resero disponibili in termini di minori interessi passivi permisero solo alla classe politica di aumentare ancora una volta, inesorabilmente, la spesa pubblica corrente.

La storia della politica di bilancio in Italia è fatta di pro-ciclicità. È fatta di “tesoretti” spesi dai governanti di turno per acquietare i governati. Nulla ci assicura che questa volta sarebbe diverso se il sistema politico e la classe politica sono esattamente identici a quelli di allora. Il gettito di una grossa imposta patrimoniale straordinaria, allentando il vincolo del debito pubblico, avrebbe lo stesso destino degli incassi delle privatizzazioni degli anni ’90. Le maggiori risorse disponibili nel dopo finirebbero ancora una volta per aumentare la spesa corrente. All’inizio magari si tratterebbe di dare una boccata di ossigeno qua e là, a qualche settore particolarmente in difficoltà dopo i sacrifici fatti. Ma poi l’aiuto diventa permanente e così via.

Ovviamente, sempre nell’ottica di prendere le distanze da un dibattito bloccato su fattori ideologici e su slogan di effetto, si deve fare una chiara distinzione tra due disegni di patrimoniale completamente diversi tra di loro. Una cosa è il prelievo patrimoniale una-tantum con aliquota elevata, mirato essenzialmente a fare cassa nel breve periodo per porre rimedio a inderogabili necessità del bilancio pubblico. Dei pro (praticamente nulla) e dei contro (quasi tutto) di questa imposta abbiamo parlato.

Altra cosa è invece una imposta patrimoniale ordinaria a carattere permanente e ad aliquota ridotta (2-5 per mille), in grado di assicurare un gettito strutturale anche se tutto sommato contenuto. Chi è a favore del sistema tributario come strumento di redistribuzione del reddito la sostiene anche in funzione di una maggiore equità distributiva.

In proposito va detto che nei sistemi tributari di molti paesi sviluppati esistono prelievi di tipo patrimoniale. Ma in buona sostanza si tassa il patrimonio perché quest’ultimo è correlato con il reddito sottostante, che rimane l’obiettivo finale della tassazione. La scelta del patrimonio serve allora unicamente come base imponibile, e può andar bene nella misura in cui, essendo il patrimonio solidamente correlato con il reddito effettivo, permette di catturare anche la parte del reddito imponibile eventualmente sottratto dall’evasione.

Se tasso il patrimonio con una aliquota del 5 per mille, considerato che il rendimento netto del medesimo patrimonio è mediamente pari diciamo al 2 per cento, vuol dire che sto tassando il reddito di quello stesso patrimonio ad una aliquota del 20 per cento circa. Le aliquote di una imposta patrimoniale ordinaria dunque debbono essere nell’ordine del “per mille” del patrimonio e in nessun caso superiori al suo rendimento. Se così fosse, il fisco intaccherebbe e gradualmente confischerebbe il patrimonio dei privati cittadini.

Questa seconda ipotesi di patrimoniale, nei termini appena discussi, sembrerebbe tutto sommato accettabile. D’altro canto, la sua funzione fino a poco tempo fa in Italia era essenzialmente svolta dall’abolita ICI. Si tratterebbe semplicemente di rimetterla in vigore. Introducendo magari un nuovo tipo di prelievo ad aliquota molto lieve sui patrimoni di elevato importo (es. sopra i 5 o i 10 milioni di euro). Andare troppo oltre non è il caso. Perché il lupo perde il pelo ma non in vizio.

Nel caso della patrimoniale il vizio è quello di tassare il risparmio una volta di troppo. Il risparmio della classe media. A quella classe media, che è data ormai in via di estinzione ma alla quale tutti i partiti politici negli ultimi trent’anni hanno chiesto il consenso, con la patrimoniale oggi si darebbe veramente il colpo di grazia.


Autore: Amedeo Panci

Nato a Roma nel 1966, esperto di economia e politiche pubbliche. Ha svolto la sua attività prevalentemente presso osservatori e centri studi pubblici e privati, tra cui la Commissione tecnica per la spesa pubblica del Ministero dell'economia e delle finanze e il Centro studi di Confindustria. Ha coordinato le attività di ricerca del centro studi Economia Reale. Ha lavorato come esperto presso gli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell'economia e delle finanze. E' stato responsabile legislativo del gruppo parlamentare di Futuro e Libertà al Senato della Repubblica. E' consulente economico giuridico del gruppo parlamentare API-FLI per il Terzo Polo e della VI Commissione permanente Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica.

10 Responses to “Patrimoniale/1 – Se la conosci la eviti o, almeno, ne diffidi”

  1. libertyfighter scrive:

    Dammi il tuo recapito che ti invio la mia futura ICI. La mia casa non produce reddito. Ci vivo. Quindi io pago zero. Oppure in metallo pesante. Piombo per la precisione.
    La MIA casa è MIA e non è né di banche né di Monti, né di qualunque merdoso ministro italiano.
    La mia idea è diversa. Patrimoniale del 100% a tutta la politica. Oppure solo riduzioni di spesa. Scelga lei tra queste due

  2. lodovico scrive:

    l’imposta di possesso (patrimoniale) nel corso degli anni è stata estesa a molti beni (persone o cose). si tassano gli animali,le auto, i natanti, i beni di lusso, i televisori, le moto ed i motorini, probabilmente gli aerei, gli ascensori etc. anche le lampadie hanno una loro imposta patrimoniale di possesso seppure legata al disuso. Ecco si potrebbe aggiungere alle imposte di possesso le imposte per il loro smaltimento e poi trovare una sostanza giuridica per tassarne il loro consumo perchè l’utilizzo di questi beni è comunque patrimonio. P.S. estenderei l’ imposta sul possesso anche ai vestiti ( il criterio potrebbe esser il peso della persona) più si pesa più si dà: si potrebbero esentare le mutande.

  3. guarda che il governo introdurrà l’ici sulla prima casa.
    senza tante pippe mentali, mi pare evidente che questa colpisca i piccoli-medi proprietari poichè la pagano tutti. in italia oltre l’80% dei cittadini ha la casa di proprietà.
    nessuno vuole aumentare il carico fiscale ma tra far pagare decine o centinaia di euro ad un pensionato od una lavoratore(magari con il mutuo!) e far pagare quello che ha più case , tutti (tranne i sostenitori di questo governo) vogliono la seconda.
    è una vergogna.

    mi pare inoltre assurdo parlare di patrimoniale permamente con vincolo alla spesa pubblica e patrimoniale straordinaria senza vincolo alla spesa pubblica. perchè questa diversa impostazione?
    se una delle due ha più probabilità di allargare la spesa pubblica è proprio quella permanente.

  4. Piccolapatria scrive:

    Casini notorio “liberista” insieme al contaballe FLI, ai menzogneri della sx, alla Camusso, al Di Pietro dei livori sputacchiano da molti mesi che la patrimoniale si deve fare. Soprattutto sulle case naturalmente; molti di noi sventurati sudditi hanno un sudatissimo tetto proprio sulla testa e non può nasconderlo e/o occultarlo magari con strategie leguleie di cui solo i possessori straricchi possono disporre. Invece per il possesso di gioielloni milionari; di tele e opere d’arte di grandi autori; di mobili e arredi antichi, di tappeti di pregio ecc..niente PATRIMONIALE? No, ovvio, questi ultimi sono…patrimonio dell’umanità in comodato d’uso. Con “sobrietà” questo governo di preti laici d’aspetto del facitore Napolitano, in combutta con i realizzatori del famigerato “compromesso storico” ce la sta preparando la “fregata” salatissima. Esultate e contate gli spiccioli che avete in tasca e memorizzateli bene come sono fatti perchè saranno gli ultimi disponibili! Tutte le nostre sostanze sono in questo modo “pubbliche”, ovvero è lo stato che ce le prende e decide di spenderle a suo insindacabile giudizio come più gli fa comodo. Viva la libertà…che non c’è.

  5. lodovico scrive:

    l’imposta comunale sugli immobili ……è a favore della fiscalità generale o a quella comunale?

  6. marcello scrive:

    Qui il problema è, oltre diminuire i costi della politica, grossa parte dei quali non riguardano lo stato sociale ma gli sprechi e la corruzione, di far contribuire alla diminuzione del debito anche quelli che non hanno subito in questi anni il sacrificio di una perdita del potere d’acquisto come chi invece, avendo un reddito fisso e non modificabile, ha avuto (e dico anche nel pubblico impiego) un aumento irrisorio rispetto a quello dei prezzi, che si è avuto da quando con l’euro c’è chi ne ha approfittato arrotondando sempre al rialzo.
    A sentire l’autore un impiegato con una casa da 500 mila euro dovrebbe quasi rientrare nel 10%, e si dovrebbe concludere che l’Italia non è la settima potenza industriale ma rischia di andare nel terzo mondo, e quindi in quest’ottica il caimano ha mentito ancora di più dicendo che la crisi non c’era e l’Italia aveva dei buoni fondamentali.
    Qui qualcuno non fa (anche in buona fede) una rappresentazione della realtà completa. Io le vedo le strade piene di auto o i servizi su quelli che fanno le vacanze nei luoghi di lusso, che contrastano col fatto che un 90% sarebbe a rischio fallimento, se una parte del 10%, secondo il ragionamento dell’autore, già non sta bene per nulla.
    E se, secondo questa visione, c’è poco da attingere anche nei piani alti, come si può pensare di infliggere degli altri sacrifici a chi ha un lavoro impiegatizio?

  7. piccolapatria, guarda che l’imposta sulla prima casa è l’ICI .
    la patrimoniale riguarderebbe i patrimoni milionari (in cui sono compresi i beni che elenchi, esentando la prima casa.

  8. dipende come la introdurranno.
    prima era a favore dei comuni.

  9. Alan scrive:

    Scusate, ma la casa di proprietà viene contabilizzata nel Pil come se fosse in affitto, poichè è un servizio continuativo. Se non ci fosse lo stato, non ci sarebbe la proprietà privata, poichè io potrei venire a casa vostra quando non ci siete, occuparla e sostenere che è sempre stata mia. Lo stato, difendendo, in tutti i sensi, la proprietà ha il diritto di tassarla. Tutto qui, il resto è fuffa. Se non vi va bene fate un partito liberista, che in Italia ce ne sarebbe bisogno, poi quando perderete le elezioni di brutto, perchè gli italiani sono conservatori non liberisti, non mettetevi a piangere però, io vi avevo avvertito.

  10. foscarini scrive:

    Premetto che quello che si dovrebbe fare è tagliare la spesa pubblica e su questo Monti mi è sembrato alquanto deludente.
    Ciò premesso, la tassazione degli immobili può avere un senso se si vuole fare cassa. Invece tassazioni patrimoniali come la tassazione dei redditi finanziari, che colpiscono il risparmio impiegato in attività finanziarie, si sono rivelate fiscalmente controproducenti, facendo fuggire sia i capitali che le persone all’estero (con ovvio danno all’economia).
    Cinicamente le tasse patrimoniali sugli immobili sono le uniche che funzionano in un economia in cui c’è la libera circolazione dei capitali e delle persone.
    Sotto questo punto di vista le imposte di Tremonti (bolli e aliquote al 20%) sono demenziali. Gli effetti purtroppo si faranno sentire nel corso del tempo, ma se ne vedono già adesso buoni esempi.
    Il problema è che i politici sono da cestinare in toto. Non capiscono una mazza. E dire che basterebbe imitare la Svizzera per avere un ottimo modello.

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