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Ladies and gentlemen, il presidente!

– E alla fine venne il giorno. Quello in cui l’Italia costretta, spronata, richiamata, dopo le lettere della Bce, i conti del debito pubblico che non tornano mai, la sparizione del Ministro dell’Economia, lo spread alle stelle, cambia. O almeno prova a farlo. Mette un punto (se sarà davvero punto e capo si vedrà) con Berlusconi, e prova a cambiare strada, stile, retorica e atteggiamento. Ci vuole un uomo che sappia decidere per davvero stavolta, uno simpatico all’Angela del Nord, in grado di spiazzare quello spiritoso di Sarkozy, di far rilassare Obama in campagna elettorale e, soprattutto, di convincere i mercati, gli investitori e i vecchi, cari italiani.

Così, per la grande rivoluzione, arriva lui. Il nuovo Presidente. Da dove spunti fuori pochi lo sanno, molti lo vanno a cercare su Wikipedia. Da come annuncia l’inizio della nuova avventura si capisce che, sul piano umano, ha poco da spartire con il predecessore. Se cambiamento deve essere, insomma, cambiamento sia, a partire dall’estetica. Invece di un Presidente champagne, sempre frizzante e sorridente, anche se ultimamente teso e nervoso, ce ne vuole ora uno tranquillo, sereno, come Corrado Guzzanti quando interpreta Romano Prodi: «Fermo, come un semaforo».

La sobrietà del nuovissimo Presidente, però, è una statica solo apparente. Come quella degli ambulanti del gioco delle tre carte, che sembrando immobili, invece, fregano tutti. È furbo, infatti, svicola le domande, a volte fa battute che solo un accademico della Crusca può intendere, ma potrebbe sostenere con serenità un confronto d’arguzia, a suon di motti provocatori, con il Divo Giulio (Andreotti, certo, perché l’altro, di Giulio, sarebbe complicato rintracciarlo). Insomma, non è noioso, il Presidente, solo la sera non guarda Il Grande Fratello, ma nemmeno Nanni Moretti, troppo radical chic e sinistrorso. Si dedica, invece, a giocare a Scarabeo con la moglie. Perché, in fondo, c’è proprio bisogno di un uomo così: persino casalingo, uno senza frenesie particolari, in grado di tagliare i ponti, prima di tutto immaginari e culturali, con il berlusconismo di maniera.

Altrimenti i mercati non ci credono e potrebbero pensare: «Un altro caciarone italiano, come sempre». Invece no. Il gran Presidente ci fa quasi fare la figura dei tedeschi per serietà e sobrietà.

Però, il Presidente ideale, non dovrebbe essere un anti-comunicatore, altrimenti c’è il rischio che non sappia appassionare né tanto meno convincere. Al contrario, quindi, è un comunicatore d’eccellenza, in grado di superare il vecchiume televisivo dell’epoca B. Dovrebbe arrivare con la lista dei nuovi Ministri scritta sull’IPad, farsi fotografare mentre al prossimo super raduno internazionale ci va con l’aereo di linea, decidere di investire parecchi soldini sulla banda larga, evitare di andare in televisione e di telefonare durante le trasmissioni di punta e preferire invece un bel blog. Magari qualche lancio d’agenzia potrebbe farlo prima su Twitter e spiegare le scelte su Facebook. Non servirebbe a cambiare il paese, forse, ma a dare finalmente le spalle agli anni Ottanta, alle ragazze Drive In, ai dibattiti durante i quali i politici non rispondono mai alla domanda del giornalista ma svicolano urlandosi addosso, come se dovessero darsi la colpa di mandare a tarallucci e vino la puntata. 

Il gran Presidente, poi, si comporta come uno stratega d’amore. A differenza del predecessore, il tipico latin lover da spiaggia, con tanto di chitarrina accanto, segue le regole del fine conquistatore; non rimorchia, lui, ma affascina l’interlocutore sapendo dosarsi, appare e scompare, c’è e non c’è (davanti alle telecamere), secondo la regola d’oro del vedo-non-vedo. Gli italiani sono abituati a prendere in giro chi li governa, a farsene beffe. All’autorità non s’è sostituita nessuna forma di autorevolezza. Ecco; il buon Presidente, invece, se la guadagna, l’autorevolezza. Sta poco dentro le case degli italiani e delle italiane soprattutto), sta parecchio sul posto di lavoro.

Non si comporta né da tecnico né da politico, almeno non nel senso meno pregevole attribuito al nome. Lui fa l’artigiano della politica. Lavora conoscendo i ferri del mestiere, si mette all’opera come se avesse un incarico da portare a termine per un cliente molto importante, non perde tempo perché ne ha poco e lo deve usare al meglio; per fare le cose e non per annunciarle o per ripeterle che le farà o non ha abbastanza strumenti per realizzarle. Le fa e basta.

Soprattutto, il Presidente, non ha nemici. O forse si, persino parecchi, ma non ha voglia di parlarne. Non dedica loro le proprie giornate e i propri pensieri. Ha compiuto una scelta, l’unica per dare un taglio con il passato: la coesione. Senza contrarre il virus del veltronismo vecchia maniera, ha capito che per superare certe fratture bisogna non raccontarle più. Ha deciso di non dividere l’Italia in buoni e cattivi, belli e brutti, gente che mangia i bambini e gente che cena normalmente. Preferisce, come un innamorato, prenderla così come è, tutta intera, senza sezionarla, l’Italia. Ma guardandola da capo a piedi, con gentilezza.

Ecco, la gentilezza, appunto. L’altra dote del Presidente. E se così, delicata, armoniosa, tranquilla, l’Italia del Presidente sembra troppo quella del Mulino Bianco, ricordiamoci che in fondo va bene. Sempre meglio del vecchio bordello.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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