Categorized | Economia e mercato

Patrimoniale/2 – Può migliorare un sistema fiscale inefficiente

La tassazione del patrimonio può migliorare un sistema fiscale inefficiente.

Spread e debito pubblico sono inscindibilmente legati. Il primo infatti, misurando la differenza di rendimento tra i titoli a dieci anni emessi dalla Bundesrepublik Deutschland e quelli emessi dalla Repubblica italiana, è influenzato dalla liquidità e solvibilità del debito dei due stati. Ne consegue che è il debito il vero problema su cui incentrare la nostra attenzione, soprattutto in relazione alle politiche di rientro.

Senza andare troppo lontano, bisognerebbe porre mente all’entità del debito pubblico italiano quando nel 1995 venne adottata la moneta unica (era al 121,5 per cento del Pil) o quando, nel 1992, l’Italia aderì insieme ad altri Stati al Trattato di Maastricht, che stabiliva un rapporto massimo di rapporto debito pubblico/prodotto interno lordo pari al 60%. Ma l’Italia già era al 105,2 per cento. Nello stabilire il rapporto di cambio non si tennero in conto le voci di chi chiedeva un rapporto di cambio più alto delle 1926,72 lire per euro. Un rapporto di cambio più favorevole – cioè una lira più sottovalutata – avrebbe consentito di ridurre velocemente il rapporto debito/PIL, riportando l’economia italiana verso un sentiero di crescita più stabile e duraturo.

Probabilmente il Governo allora  si impegnò su di un percorso di rientro del debito pubblico entro parametri più consoni ad una economia sana e solida. Ma di tutto questo non restò traccia e oggi, dopo sedici anni dagli eventi citati, siamo di nuovo qui a porci tutti insieme un problema che a questo punto ha assunto le caretteristiche di un “dramma” nazionale. I vari governi hanno sempre pensato che sarebbe bastato rimanere entro il 3% di deficit per essere virtuosi e man mano il debito cresceva in valore assoluto e rimaneva inalterato a livello di rapporto con il PIL.

Il rapporto debito/PIL era intorno al 120 per cento nel 1996 e al 120 è tornato alla fine del 2011.
Questa parabola descrive il fallimento della politica fiscale, non solo i difetti di una spesa pubblica indisciplinata: proviamo a pensare alle soluzioni facendoci aiutare dalle logiche dell’economia e dell’analisi di bilancio aziendali.

Se ci trovassimo di fronte ad un’azienda che ha un debito elevato rispetto al proprio fatturato, che cosa si potrebbe fare se i creditori chiedessero un rientro seppur parziale da tale indebitamento?
Non dimentichiamo intanto che il bilancio dello Stato ha dei “ricavi”: imposte, tasse e servizi che riesce a farsi pagare. E questo vale circa il 45/46 per cento del PIL (circa 600 miliardi di euro). Con questi ricavi lo Stato paga gli stipendi, gli interessi sul debito e le sue funzioni “strategiche” . Negli ultimi anni il saldo tra costi e ricavi è sempre stato negativo mediamente per un 2/3% del PIL e quindi ha contribuito ad aumentare il debito in valore assoluto, anche quando la crescita in termini percentuali era compensata dal contestuale aumento del PIL.

Il pareggio di bilancio, cui l’Italia è stata costretta dalle istituzioni europee, è molto importante ma difficilmente consentirà un rientro dal debito. Infatti il debito è oggi pari a circa 1.800 miliardi di euro, ovvero il 300% dei “ricavi”. Per rientrare in un rapporto più sostenibile esiste unicamente una strada: la produzione di cassa, ovvero uscite inferiori alle entrate. E questo può essere ottenuto o agendo sui “ricavi”, e quindi ampliando le entrate, o tagliando i costi. Per esempio una crescita del PIL superiore alla crescita del debito consente di produrre un avanzo di cassa per effetto della crescita dei ricavi.

Stiamo parlando evidentemente di due strategie finanziarie non banali, soprattutto per l’impatto che potrebbero avere sul regime di vita dei cittadini italiani. Infatti significa incidere insieme o separatamente su costi (la spesa pubblica) e sui ricavi (entrate fiscali e servizi erogati ai cittadini, il cui prezzo dovrebbe per forza crescere).
Tutti i commentatori politici si sono sforzati di applicare varie ed articolate ricette economiche, la gran parte delle quali insistono sulla riduzione delle spese e dei costi. Senza dissentire da questa posizione, che ha una sua logica economica di tutto rispetto, non va tuttavia sottovalutato l’impatto che manovre di questo tipo avrebbero sulla coesione sociale e soprattutto sui consumi, a cui sappiamo essere legata anche una parte dei ricavi del bilancio dello Stato.

Ci permettiamo così di proporre un ragionamento un po’ diverso. Come è noto la pressione fiscale, soprattutto sui redditi di lavoro dipendente, è ai massimi storici e aumentarla ulteriormente sarebbe assai problematico. Del resto si continua da tempo immemorabile a parlare di lotta all’evasione fiscale, ma non se ne esce. Cosa fare allora?
Proviamo a rispondere a questa domanda partendo da una logica imprenditoriale di chi si trovi a dover fronteggiare una situazione in cui:
a) non è possibile aumentare i prezzi dei propri prodotti (imposte, tasse e costo dei servizi);
b) non è auspicabile tagliare gran parte dei propri costi in quanto quei costi generano parte dei propri ricavi;
c) c’è un attivo tangibile che tuttavia è difficile alienare e la cui gestione comporta costi superiori al rendimento.

La soluzione in un’azienda che presenta questi vincoli può essere rappresentata dall’azione congiunta di due strategie:
a) alienare tutto quello che consente di fare cassa velocemente e che non è strategico e fare nuovi investimenti;
b) ripensare drasticamente alla struttura ricavi individuando nuovi prodotti e/o abbassare i prezzi.

Tradotto nei termini del bilancio pubblico significa, per esempio, alienare tutto il patrimonio pubblico di edilizia popolare a prezzi molto bassi ma chiedendo nel contempo la garanzia di investimenti privati per riportare questo patrimonio a livelli minimi di decoro e fruibilità (lo fece la Thatcher negli anni ’80). Il sistema bancario dovrebbe fornire la linfa per consentire di fare un operazione vantaggiosa per tutti, liberando risorse private. Per lo Stato significherebbe maggiori nuove entrate, anche se una tantum, e minori “vecchie” uscite.

Nel secondo caso, invece, bisogna rendersi conto che il sistema fiscale è inefficiente, sia ai fini del gettito che della crescita. “Inefficienza” significa che quei ricavi si portano dietro costi di controllo troppo elevati. Inoltre questo sistema ha raschiato il fondo del barile e disincentiva, anziché incentivare l’iniziativa economica. Quanto all’efficacia, risulta palese la sua iniquità sociale, poiché esso si concentra unicamente o quasi sui lavoratori dipendenti (che non possono evadere e non possono portare in deduzione i costi di produzione del proprio reddito).

A questa inefficiente iniquità si potrebbe rimediare (non solo, ma anche) spostando la tassazione dal reddito alle cose (e tra le cose comprendiamo il patrimonio) e consentendo la deduzione di alcune spese anche ai dipendenti.
Senza tanti bizantinismi e calcoli complessi (tipo le rendite catastali e/o la tassazione sulle rendite finanziarie) bisogna mettere in capo ai contribuenti italiani la dichiarazione del valore a prezzi di mercato della propria ricchezza mobiliare e immobiliare, su cui sarebbero chiamati a pagare una piccola imposta patrimoniale, per esempio lo 0,5%. Come è noto, la ricchezza lorda degli italiani è pari a circa 9.200 miliardi di euro (netta 8.600 miliardi di euro), e quindi c’è un ammontare di ricchezza che consentirebbe, senza “svenare” nessuno, un prelievo di almeno 40 miliardi di euro.

Quanto al secondo punto, se si consentisse di dedurre almeno il 30% del valore di talune spese si farebbe emergere una parte del reddito e spezzerebbe la “catena del nero”. Chiaramente il venditore, per tenerlo “in nero”, potrebbe abbassare il prezzo di un servizio o di un bene fino al livello del vantaggio fiscale che la deduzione assicura al compratore e quanto più è alto il vantaggio fiscale che “il nero” assicura al primo, tanto maggiore sarebbe lo sconto del secondo. In tal caso il contrasto di interessi non farebbe emergere imponibile, ma ridurrebbe l’area dell’imponibile evaso e ridurrebbe comunque i prezzi.

Senza “patrimonialone”, senza prelievi forzosi, si creerebbero così le condizioni per il nuovo sistema fiscale spostato sui contribuenti e non sulle amministrazioni, facile da capire e da usare, più equo e sostenibile, ma soprattutto con una struttura dei ricavi più efficiente e con maggiori disponibilità da destinare alla crescita, alla riduzione delle imposte dirette e al rimborso del debito.


Autore: Settimo Laurentini

Nasce nel 1960 a Milano, dove attualmente vive, dopo aver trascorso gli anni Ottanta a New York e il periodo dal 2000 al 2006 a San Pietroburgo. Analista finanziario, pittore a tempo perso.

3 Responses to “Patrimoniale/2 – Può migliorare un sistema fiscale inefficiente”

  1. libertyfighter scrive:

    Prima di scrivere di ipotesi economiche, è necessario conoscere l’economia. Conoscere le teorie economiche valide che sottendono il tutto.
    La tassazione sulle “cose” come ad esempio l’IVA ha un effetto. La tassazione sui patrimoni come quella da lei suggerita, ne ha un altro.
    Perché dall’IVA mi difendo tagliando i consumi.
    La casa ormai esiste e mi tocca sborsare per forza. Fino a che, ovviamente, con la crisi mi licenzieranno e la mia casa verrà espropriata per ICI non pagata.
    Quel giorno verrò carico di tritolo a farmi saltare dentro casa sua.
    Così anche lei risolverà il problema dell’ICI.

    C’è solo una soluzione. Tagliare le spese E BASTA. Abbiamo già dato troppo. Patrimoniali, ICI, IRap e accise non servono a una mazza se non ad ingrassare la manica di porci che siamo COSTRETTI ad assumere per governarci.
    Licenziare invece il 95% dei politici a tutti i livelli è molto più semplice e meno invasivo, perché si risparmiano tutti i soldi necessari a corrompere gli elettori.
    Eliminare completamente i finanziamenti alla stampa pure. E i finanziamenti al solare? Tanto quello che è sovvenzionato non funziona, quindi tagliare e basta.
    Se mi mettono l’ICI sulla casa, mi leggerete sul giornale.

  2. Andrea Benetton scrive:

    L’autore non ha la più pallida idea di quali costi generebbe la patrimoniale.
    Costringere alla dichiarazione del valore a prezzi di mercato della propria ricchezza mobiliare e immobiliare genera costi di “compliance” per i contribuenti.
    I costi di raccolta per lo stato sono notevoli perchè un conto è controllare i redditi e un conto è controllare i patrimoni.
    Si assisterebbe ad una fuga dei capitali mobili e le valutazioni degli immobili ai valori effettivi di mercato diventerebbe difficoltosa ed imprecise.
    Il tutto per un gettito irrisorio per le percentuali di cui si sta discutendo.

  3. Alfonso iazzetta scrive:

    Innanzitutto buonasera sono unn piccolo anzi piccolissimo imprenditore in diversi campi trentenne .Ill mio consiglio sarebbe la prima cosa di abbassare gli stipendi di questi signori che ci anno governato da 50 anni a questa parte non sta bene che vedono che ill debito pubblico e’ così elevato e loro non ne anno fatto mai conto basta che le loro tasche si riempiono . Ma sa
    Guardassimo in faccia alla realtà come possono usare a prendersi questi stipendi d’oro quando un operaio o unn professionista come un geometra un ragioniere che lavora in una azienda dalle mie parti cioe Napoli all massimo guadagna 2.000 mila euro all mese avendo minimo due figli e moglie a carico perché loro non si passino la mano per la coscienza e fanno un serio sacrificio prima loro avanti ma io credo che all massimo un deputato dovrebbe prendere un 5000 mila euro all mese di guadagno e un 7000 euro all mese e spese a carico dello stato con un massimo tetto risparmiando quanto più si può su tutti gli spostamenti che un capo dello stato può effettuare.scusate ma questi deputati si rendono conto che l,Italia non e la loro azienda privata ma se vogliono guadagnare quello che vogliono si aprissero una azienda personale e sgobbando con la mente con ill sacrificio che qualsiesi imprenditore affronta sull mercato x andare avanti .a questo punto capirebbero perché tanti imprenditori scappano dall’Italia ma con tutto ciò come me penso tutti gli Imm.non vogliono che la nostra terra fallisse perché tutto quello che anno costruiti i nostri genitori facendo sacrifici non calerebbe a niente e niente avrebbe più valore.non sono un tifoso di Berlusconi ma quando lui fece la proposta di dimezzare i parlamentari qualcosa sbaglio perché doveva proporre di abbassarsi tutti gli stipendi lui io lo ammiravo perché lui nelle sue aziende da da vivere a tutti e vivono bene magari e lavorassimo tutti gli italiani x Berlusconi .vorrei sapere tutti questi parlamentari solo x avere studiato e x essersi inseriti nell mondo della politica come fanno ad avere più soldi di qualsiesi altro imprenditore che minimo ha 20 dipendenti a lavorare x lui un solo deputato ce molta incoerenza solo x questo ammiravo Berlusconi perché lui si e creato facendo limprenditore in tutto questo unn imprenditore non può svegliarsi la mattina e guadagnare 100 euro e pagarne 60 euro di tasse perché i deputati che dovrebbero lavorare x noi anno pensato solo a fare ingrassare ill loro patrimonio all di fuori di tutto ill. Nero che si mettono in tasca .Non sono tanto esperto dipolitica nemmeno nellesprimermi ma con tutto ciò voglio dieci che la patrimoniale serve e non serve loro i soldi se li possono prendere direttamente dall.IVA e abbassando la pressione fiscale perché le persone anno paura a fare movimentazione pure a comprare btp statali per paura che gli viene chiesto e indagato sonito da dove provengono questi soldi.io penso che per aiutare l’Italia dovrebbero assicurere che una volta che un italiano investirebbe pure 100.000 euro in btp non gle li dovrebbero toglierli perché ci sono tanti italiani che conservino soldi da una vita e oggi più che mai non li andrebbero mai a versarli in banca per la presa che ce tra le banche la finanza e la vita delle persone
    Non ci nascondiamo che i soldi stanno qui in Italia ce li anno tutti quanti nascosti e non sanno come fare x metterli in commercio x i troppi controlli e domende che si fanno prima i politici non sanno come fare x versare i soldi che loro anno guatagnato a nero.in qualsiesi attività non posso mai dimenticare le parole che mi diceva mia nonna cioe se la ruota della carretta non la lubrifichi quella non cammina non e colpa di nessuno .sono contro alle attivita’illeciti e all male amo la vita e mi piace quell motto che si USA dicendo vivi e lascia vivere .certamente con delle regole

Trackbacks/Pingbacks