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Riusciranno i nostri eroi a compiere il vero miracolo, deberlusconizzare la sinistra?

– Più che di Silvio Berlusconi, chiamare gli ultimi 17 anni della nostra vita “età berlusconiana” racconta dei suoi oppositori. Racconta di una sinistra che ha drammaticamente perso la battaglia di quella che Gramsci avrebbe chiamato “egemonia culturale”. L’ha persa nel momento in cui, sfidando Berlusconi con le sue stesse armi sul ring della democrazia, ha accettato che le priorità del Cavaliere diventassero le priorità dell’Italia, ingenerando nel suo stesso popolo la fallace convinzione che bastasse dire no a Berlusconi e alla sua politica per immaginare un’Italia più equa, più giusta, più libera.

Caduto Berlusconi nel modo in cui sappiamo, non attraverso la sconfitta in elezioni politiche ma per auto-consunzione dopo anni di governo inconcludenti e dannosi, anche per la sinistra si impone lo sforzo di ripensare se stessa nell’Italia del 2011. Un’Italia di sicuro differente da quella a cui il Cavaliere nel 1994 prometteva un nuovo miracolo italiano. L’Italia è cambiata, ma la politica, o la maggior parte di essa, è rimasta uguale e uguali sono i problemi sul tavolo, solo incancreniti da 17 anni di inazione.

Il governo Monti che speriamo entri in carica presto è una formidabile possibilità di cambiare l’Italia, oltre l’estrema necessità di fare fronte all’emergenza. E la crisi, se si legge nella connotazione positiva del termine, può voler dire tante cose: può voler dire “cambiamento”, “sfida”, “opportunità”. Ma il governo Monti è, anche, una formidabile possibilità che la sinistra ha per crescere e diventare grande. E per riprendersi dalla crisi in cui è entrata un giorno d’autunno del 1998 quando il governo che portò l’Italia nell’Euro, governo nel quale sedevano anche Ciampi e Napolitano, cadde per mano del partito di Bertinotti, e non dimentichiamolo, di Vendola.

La sinistra ha fatto molto per l’Italia. Ha liberato, insieme ai cattolici, ai liberali, agli Alleati l’Italia dalla dittatura fascista. Ha lottato per estendere i diritti a chi meno ne aveva, come gli operai, le donne, i giovani. Nella sua pluralità litigiosa e spesso in guerra, socialisti contro comunisti, comunisti contro radicali, laici contro comunisti, ha portato a casa conquiste sociali fondamentali, come il divorzio e l’aborto. Ha saputo far fronte comune con i democristiani quando il pericolo del terrorismo rosso e nero minacciava il futuro dell’Italia. E ci ha portato nell’Euro: scelta che, anche in questi mesi drammatici, nessuno può pensare di rinnegare.

Nella storia della sinistra italiana ci sono anche alcuni capitoli oscuri (ad esempio, il tardivo distacco dall’Urss, con il Pci che non prende posizione contro i sovietici dopo la repressione in Ungheria nel 1956 e a Praga nel 1968, una certa alterità e diversità etica più ostentata che reale rispetto alla deriva partitocratica che da decenni ammorba l’Italia) ma, almeno per noi, la sinistra nella storia italiana è stata una forza di progresso, che ha lottato per estendere i diritti e abolire i privilegi, eliminare le rendite di posizione e costruire un’Italia più libera, equa, giusta.

Tuttavia,i 17 anni di berlusconismo hanno forse cambiato la sinistra più di quanto abbiano fatto con la destra. O meglio, hanno berlusconizzato la sinistra: l’hanno resa insofferente al dissenso, conformista, non aperta alle novità, arroccata nella difesa di posizioni di potere che con tutto hanno a che fare tranne che con una forza che si dice progressista. Per la maggior parte, in questi ultimi anni il centrosinistra si è comportato come quei pacifisti che pensano, magari anche in buona fede, che la pace sia solo l’assenza di guerra. L’assenza di guerra è solo il primo, irrinunciabile requisito per avere la pace. Ma non c’è pace senza libertà e giustizia. L’Italia va cambiata, a prescindere e oltre Berlusconi. Il suo allontanamento è stato il primo passo. Ora però, anche per la sinistra non ci sono più alibi.

I nuovi esclusi dell’Italia del 2011 sono tanti. E non tutti hanno la fortuna, come gli operai o i dipendenti pubblici, la constituency storica del centrosinistra, di avere un contratto fisso e a tempo indeterminato, un articolo 18 che li difenda, un sindacato che li rappresenti. Chi, se non la sinistra, dovrebbe difendere i giornalisti che scrivono articoli, spesso sui giornali “democratici”, a 2 euro 50 lordi a pezzo? Chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, i ricercatori che vengono usati e buttati dopo tre anni di dottorato a 1000 euro al mese, quando va bene, senza lo straccio di un’indennità di disoccupazione? Chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, i neolaureati dagli arbìtri degli Ordini Professionali e dei loro esami dove ciò che emerge non è la competenza o il talento, ma la fedeltà e l’appartenenza (per usare un eufemismo)? Chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, gli stagisti, i lavoratori a progetto con i doveri del lavoratore dipendente ma senza alcun diritto?

Chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, i giovani imprenditori, vessati da una parte da un sistema fiscale iniquo e ingiusto, dall’altra da una legislazione del lavoro inutilmente rigida e dall’altra ancora da un sistema delle banche che danno credito a contagocce? Chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, il cittadino che vorrebbe avere una giustizia civile più snella per vedere riconosciuto in tempi non biblici il proprio diritto al risarcimento? E ancora, chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, i detenuti da un sistema carcerario arbitrario e violento, dove la detenzione diventa troppo spesso vendetta di Stato e non rieducazione alla società? E chi dovrebbe difendere, se non la sinistra, il cittadino dall’uso troppo spesso disinvolto della carcerazione preventiva, dei metodi troppo spesso inquisitori da parte di alcuni magistrati, dalla vicinanza, troppo spesso insistita, tra magistratura inquirente e giudicante? E, infine, chi dovrebbe sperare, se non la sinistra, che si superino gli egoismi nazionali, che quello della “sovranità nazionale” sia un argomento sul quale si può discutere senza pregiudizi e che l’idea di un’Europa federale non sia più un’utopia ma una realtà possibile?

Come avete avuto modo di leggere, in questo elenco, non si nomina mai Berlusconi. Non ci sono le intercettazioni e le leggi ad personam. Non c’è la “struttura Delta” e non ci sono le escort. Non c’è, cioè, nessuno dei temi sui quali si è colpevolmente dibattuto in questi anni, dividendosi fino alla guerra civile latente, tra destra e sinistra. Temi che hanno funzionato come “armi di seduzione di massa” e “armi di distrazione di massa”, trasformando gli italiani in due forze antitetiche guidate da un Dio degli eserciti che non prevedeva la discussione con l’avversario ma solo l’annientamento del nemico. In questi sventurati anni noi abbiamo cercato di muoverci in un orizzonte che fosse, già da allora, postberlusconiano e aberlusconiano: che riportasse, cioè, al centro di tutto l’Italia e i suoi cittadini (popolo è una parola che ci fa venire l’orticaria, preferiamo la nozione di individuo libero, informato, cosciente) e le parole d’ordine per uscire da questo declino.

Ecco perché quella del governo Monti è un’occasione ghiotta, se la sinistra vuole tornare a essere se stessa. Scardinare i privilegi, da molti colpevolmente spacciati per diritti, superare lo status quo, liberare lo Stato italiano della metastasi partitocratica, riportare al centro della politica la competenza, il merito e il talento e non sempre e solo l’appartenenza a una banda: questo dovrebbe essere il compito storico di una forza progressista che si adegua al tempo che passa. Per fare un esempio: secondo il nostro modesto parere, una forza di sinistra non potrebbe che appoggiare il coraggioso tentativo di Ichino, che esprime le sue idee con coraggio anche a rischio della sua stessa vita, di riforma del mercato del lavoro. Un mercato del lavoro dove si combatte la precarietà con una flessibilità nuova e più matura: dove i lavoratori possano essere assunti con meno vincoli da parte delle imprese e più ammortizzatori in caso di licenziamento, dove i lavoratori, sempre loro, vedano se stessi non come lo strumento di un sindacato confederale o di un “padrone” ma come individui liberi che liberamente contrattano la propria occupazione. Sapendo che in caso di addio al posto di lavoro un sistema più flessibile consente loro di trovare un’altra occupazione in tempi brevi.

Non si può ancora pensare che le categorie del Novecento, e ancora prima dell’Ottocento, le categorie su cui storicamente la destra e la sinistra si formarono, possano spiegare il mondo di oggi, radicalmente cambiato. La rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia a un mondo migliore. La politica, la sinistra, possono dare speranza all’Italia: possono essere loro stesse speranza per l’Italia. Ma adeguandosi al tempo nuovo: un tempo all’insegna della rinuncia alla purezza ideologica, un tempo caratterizzato dall’amore per la contaminazione e il meticciato, dalla predisposizione a idee “laterali” e non sempre in linea con la propria storia e la propria tradizione, dalla visione di un futuro dove non c’è spazio per la paura e l’arroccamento sterile, ma solo l’attesa fiduciosa e fattiva di un cambiamento dove ognuno dovrà rinunciare a qualcosa di suo per costruire altro da sé, più grande e forte.

A meno che, in Italia, la questione vera non si giochi ormai tra sinistra e destra ma tra chi difende strenuamente uno status quo ingiusto e violento e chi si impegna per cambiare le cose, perché la piccola rinuncia all’orticello di ognuno significhi più benessere e più futuro per tutti. Inutile dire che non abbiamo nessun dubbio, sull’orizzonte da difendere, sulla linea da presidiare, sulla parte in cui stare. A testa alta e senza nessuna abiura.


Autore: Simone Callisto Manca

Nato a Sassari nel 1982, è giornalista professionista. Ha avuto esperienze professionali all'Ansa (tra Madrid e Roma) e al Public Affairs dell'Ambasciata Usa in Italia. Attualmente vive a Barcellona, dove è Responsabile Comunicazione e Relazioni Pubbliche di un'importante associazione benefico-culturale di italiani all'estero.

One Response to “Riusciranno i nostri eroi a compiere il vero miracolo, deberlusconizzare la sinistra?”

  1. Piccolapatria scrive:

    I sogni son desideri…

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