Nani politici e ballerini finanziari

di SIMONA BONFANTE – Sostenere che Berlusconi, da solo, valesse un paio di centinaia di punti di spread è stata una di quelle strumentali leggerezze delle quali si è così copiosamente avvalsa la politica italiana – e non solo la politica – nell’ultimo scorcio, finanziariamente rovinoso, dell’era berlusconiana. Ieri, primo giorno a mercati aperti dell’era Monti, il differenziale Btp-Bund si è mantenuto tuttavia ancora alle stelle. Si comincia addirittura a parlare di investor strike, cioé di astensione degli investitori dall’acquisto di Btp.  

Che Silvio Berlusconi fosse un fattore di discredito, almeno quanto Mario Monti lo è di credito, per i creditori internazionali, è – per quanto spiacevole – un dato di realtà. Ma non basta. “Leggere l’elenco dei nanetti politici che vanno da Monti e pontificano è sconfortante” – osservava ieri su Twitter Sofia Ventura. Eppure, a quei nani, rappresentanti delle oltre venti sigle politiche del panorama parlamentare che si vuole bipolare, il Presidente del Consiglio incaricato ha dovuto dedicare una intera, quanto spasmodicamente inutile, giornata.

Grazie a quel fugace attimo di celebrità concesso dal rito della dichiarazione quirinalesca alla stampa ai titolari di quegli, per lo più parassitari, anagrammi partitici , sappiamo che Monti non ha barattato ‘mance’ in cambio di appoggio: ha solo detto la verità – d’altronde con un paese ad un passetto dal precipizio, propagandare partigianerie o rivendicare presunte vittorie postume, beh suona miserrimo, ne converrete. La verità, dunque. E la verità è che la situazione è grave e le misure emergenziali – quindi rapide, chiare, puntuali, mirate – che il governo assumerà non sono, come dire, politicamente emendabili.

Mario Monti, tuttavia, da solo può nulla. La missione alla quale l’ex Commissario europeo ha accettato di votarsi dipende infatti – ahinoi – dai partiti (veri) che ne hanno annunciato il sostegno: Pd, Pdl e Terzo Polo.
Udc e Fli sono stati convintamente coerenti nell’offrire al neo Presidente del Consiglio appoggio pieno, responsabile ed incondizionato. Non altrettanto può dirsi di Pd e Pdl, l’uno e l’altro ancora impegnati, come se nulla di straordinariamente grave fosse, ad offrirsi mutualmente la stampella populistica della legittimità,  sfidando la pazienza del Presidente con delle ‘condizioni’ platealmente suicide – per il paese, ovviamente, mica per loro. Montano così i veti cigilellini per il Pd, le inaudite ‘scadenze temporali’ imposte al governo per il Pdl.

Ecco, continuiamo così e lo spread non calerà mai, anche se a Palazzo Chigi salisse Steve Jobs. 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Nani politici e ballerini finanziari”

  1. Alex PSI scrive:

    Attenzione a dare giudizi affrettati sugli andamenti dello spread BTP BUND o indici azionari italiani. Il corso dei mercati non si valuta in uno-due giorni. Dovremmo attendere lo sbrogliarsi di questa situazione che ancora rimane di stallo, con tutti i partiti che sfilano prima che si nominino i ministri del Governo Monti. Sono convinto che, se nel parlamento prevarrà uno schieramento convintamente pro-riforme strutturali bi-partisan, allora il nuovo premier potrà tirare dritto verso gli importanti obbiettivi che vanno centrati al più presto. Il pd ha una corrente filo cigiellina, come il Pdl ne ha un’altra filo piazzista-populista, entrambe possono essere messe in minoranza nei rispettivi partiti in quanto attualmente risultano minoritarie e sovrastate dalla prevalenza dei fronti riformisti-liberali-popolari. Ora attendiamo gli sviluppi, ma gli italiani sanzioneranno pesantemente (alle urne) i due maggiori partiti, qualora dovessero prevalere in essi gli istinti intestinali capitanati dai campioni della demagogia sterile.

  2. Andre scrive:

    Tra gli anagrammi partitici immagino sia incluso anche Fli. Perchè sarebbe brutto dare giudizi agli altri senza un minimo di autocritica. E poi, “inaudite scadenza temporali”? A me sembrano discutibili al massimo, ma non ci vedo scandalo che un partito voglia porre limiti temporali, un governo eletto ha un limite temporale, perchè non dovrebbe averlo Monti?

  3. Simona Bonfante scrive:

    appunto, Andre, ti sei dato la risposta da solo: la scadenza temporale è la fine della legislatura, fatta salva la perdita di fiducia della maggioranza parlamentare. quanto alle sigle, non mi pare di aver indicato eccezioni.

  4. Guido Amadini scrive:

    Tra qualche mese scadranno e verranno rimessi all’ asta un paio di centinaia di miliardi di Euro in Bpt italiani … nei panni di una economia potente in grado di fare acquisti corposi di obbligazioni di paesi indebitati, io comprerei preferibilmente quelli di un paese di cui penso che difficilmente farà default, cercando di influenzare il mercato in modo da far salire al massimo il loro rendimento … Se li comprassi al 7% invece che al 2%, 200 miliardi di obbligazioni decennali italiane mi assicurerebbero 10 miliardi all’anno di profitto all’ anno sul Bund tedesco, che è l’equivalente di una piccola manovra finanziaria. Ma questo gioco si può fare con l’Italia, non con la Grecia o il Portogallo… Berlusconi c’entra poco in questi ragionamenti, ma è un ottimo alibi.

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