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A scuola di impresa, dal professore europeo dell’anno

– Grandi imprenditori si diventa, partendo spesso dai banchi di scuola. Ma si sa ci vuole sempre un bravo Maestro. Tra i relatori invitati alla  European Sme Week (sme sta per small and medium enterprise) una settimana dedicata alle piccole e medie imprese organizzata a Bruxelles dalla commissione europea, c’era un italiano che può vantare il titolo di Professore Europeo dell’anno. Si chiama Armando Persico e insegna economia aziendale a Bergamo, e fin qui tutto normale. Ma il professor Persico non è un insegnante qualunque, la sua straordinaria capacità, quasi un’arte maieutica, è quella di riuscire a trasformare dei semplici studenti in potenziali imprenditori.

Professor Persico può raccontarci in sintesi la sua storia, un percorso che l’ha portata a diventare il professore europeo dell’anno?

La mia è una storia che inizia come quella di tanti altri colleghi. Una volta laureato, hai tante alternative professionali, tra cui la consulenza in qualità di Dottore Commercialista e il Professore. Mi si aprono entrambe le possibilità. Lo studio cresce di dimensioni parallelamente al crescere della passione di trasmettere tutte me stesso e quindi qualcosa di importante ai giovani. Contenuti sì, ma soprattutto sguardo positivo sulla realtà e su di sé. Non è facile nelle condizioni attuali, ma qui sta proprio il bello della mia professione.

Alcuni suoi alunni hanno ottenuto a loro volta riconoscimenti importanti, come si fa a capire il talento di un ragazzo/a? E come fare poi a spronarlo a diventare un bravo imprenditore? Conta di più il carattere o il capitale economico?

Innanzitutto il talento di un ragazzo o di una ragazza emerge solo se gli si danno tutte le occasioni che la vita ci dà per scoprirlo, non è questione di scoprire nuovi talenti per la Serie A di calcio: più il nostro sguardo di Maestri sui ragazzi è a 360° (non solo sui risultati scolastici tanto per intenderci), più siamo in grado di valorizzarne le positività. Tutto ciò è dimostrato dagli innumerevoli riconoscimenti a livello europeo che i miei studenti imprenditori hanno ottenuto nei confronti “imprenditoriali” con i pari età europei. In secondo luogo,  naturalmente io non ho il compito di farlo diventare un bravo imprenditore, ho il compito di mostrargli cosa vuol dire essere un bravo imprenditore. In che modo? Con il mio modo di lavorare e di guardarlo, facendogli inoltre incontrare testimonianze di imprenditori che hanno coscienza piena e profonda di che cosa significa la “dignità del lavoro”.

Quanto al suo quesito finale potrei rispondere con frasi fatte qualunquiste, ma penso che conti di più la “visione” di essere più avanti del  futuro.

Lei è stato il relatore, di fronte a parlamentari europei e imprenditori, al seminario dedicato alle giovani generazioni, come giudica i lavori della sme week 2011?

Il seminario ha avuto un grande merito, quello di far ascoltare le istanze di chi vive tutti i giorni i problemi concreti della piccola e media impresa. Se la Commissione europea prenderà in seria considerazione anche solo una parte dei contributi e delle istanze che sono stati portati, penso che il successo di una iniziativa così, potranno essere innegabili.  

Lo Small Business Act è uno strumento messo a punto per venire incontro alle necessità delle Pmi, dalla sua prospettiva di economista, quali sono le maggiori criticità che incontrano le aziende in questo momento?

Sicuramente il ricorso al credito è un problema con cui le Pmi si devono confrontare ogni giorno, infatti sono proprio poche quelle ottimamente capitalizzate che possono permettersi di sviluppare il proprio business prescindendo da questo fattore. Un’altra criticità che potrei elencare è la burocrazia che attanaglia lo start up e la gestione ordinaria delle imprese, la pressione fiscale (senza entrare in discorsi demagogici) che è diventata propriamente un macigno. Però mi lasci terminare con una considerazione che ritengo importante: siamo circondati da un generale pessimismo che ci sta “remando contro”, stiamo creando solo “giustificazioni e scuse” a tutto… la crisi, l’economia, la politica, la famiglia, la scuola… sembra che tutto non funzioni. Si impari invece ad assumere ciascuno le proprie responsabilità e gli imprenditori (che durano nel tempo) sanno cosa significa ciò.


Autore: Chiara Masini

Nata nel 1978 sotto il segno dei gemelli, vive e lavora tra la Toscana e Bruxelles. Laureta in Lingue e Letterature Straniere e, successivamente anche in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha lavorato nel marketing in Inghilterra. Dopo la specializzazione in Relazioni Internazionali e Diplomatiche, scrive per quotidiani, riviste e siti web.

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