– Strillano contro il mercato selvaggio, ma non hanno remore ad arrampicarsi, novelli Tarzan, sulle facciate del Palazzo, in cerca di un pertugio o un vetro da sfasciare, attraverso cui fare l’ingresso nel salotto comodo delle rendite di posizione; si chiamano Ordini, ma vivono nel disordine morale tipico di chi offre buoni consigli – ai giovani, ai consumatori, al legislatore – non sapendo permettersi il buon esempio: non retribuiscono i praticanti né li giudicano per merito, il loro destino dipendendo spesso dalla sede geografica in cui hanno la (s)fortuna di risiedere, che determina il luogo in cui sosterranno l’esame di abilitazione; e una volta dentro – cosa non facile, ove si pensi che per esempio solo il 35% dei praticanti diventa avvocato – devono scalare ulteriori barriere frapposte al loro pieno inserimento professionale. Sembra un gioco di abilità, o di resistenza, ad ostacoli, che inizia a 18 anni e finisce, se finisce, a 35, età in cui altrove sei buono a reggere le sorti del mondo, mentre in Italia è cortesia di qualcuno ritenerti meritevole del primo compenso degno di tal nome.

La storia della riforma delle Professioni ha ispirato il videogame delle vite di diverse generazioni di laureati da almeno 20 anni: si sono succeduti svariati livelli di difficoltà, con l’illusione di averne superati altrettanti, nell’attesa del mostro finale che non arriverà mai: l’abolizione degli Ordini.

Tant’è, ed è giocoforza e professione di realismo prenderne atto. E prendiamo atto. Prendessero pure atto gli assertori del “decoro” però, con altrettanta attenzione al Vero, che per esempio le tariffe minime garantite non garantiscono in nulla e per nulla i livelli di qualità del servizio professionale. E non è un irrigidimento ideologico, bensì massima di comune esperienza, che a partire dalla pratica invalsa in buona parte d’Europa – dalla Francia all’Inghilterra, passando per i Paesi scandinavi – l’assenza di minimi tariffari non abbia prodotto danni né ai consumatori né ai professionisti. Anzi.

Bene ha fatto perciò il Governo Berlusconi, nell’ora estrema della propria esistenza, ad abrogarli con il maxiemendamento poi approvato, alla Legge di Stabilità. E meglio farà il nascente Governo Monti ad esercitare la delega di riforma delle professioni in essa contenuta entro dodici mesi. Non servono suggerimenti, ché Mario Monti se li era scritti da sé, quando era Commissario Ue con delega alla Concorrenza. Sulle tariffe minime, per esempio:

Secondo alcune associazioni professionali, i prezzi fissi costituiscono un meccanismo per garantire prezzi bassi. Tuttavia la teoria economica suggerisce che in un mercato per il resto concorrenziale, è improbabile che la regolamentazione dei prezzi garantisca prezzi inferiori ai livelli concorrenziali (…).

Le associazioni professionali hanno inoltre argomentato che i prezzi fissi proteggono la qualità dei servizi. Tuttavia i prezzi fissi non possono impedire a professionisti senza scrupoli di offrire servizi di qualità scadente. Né li disincentivano a ridurre la qualità e i costi. Inoltre esiste una varietà di meccanismi meno restrittivi che consentono di mantenere la qualità e di proteggere i consumatori. Ad esempio le misure intese a migliorare la disponibilità e la qualità delle informazioni sui servizi professionali possono aiutare i consumatori a prendere decisioni di acquisto più informate.

Commissione Europea – Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali

Nella partita di riforma che, auspicabilmente, si aprirà di qui a poco sul tema delle professioni, i tecnici del Governo avranno un ulteriore ausilio nella definizione dell’indirizzo da seguire: fare esattamente il contrario dell’ex Guardasigilli Angelino Alfano, distintosi per aver diviso in serie – A e B – il variegato e vitale mondo dei professionisti italiani, e per aver avallato la più sciagurata delle riforme incardinate presso il Parlamento, quella della professione forense che non merita altra sorte che l’oblio.

Anziché introdurne di nuove, vanno ridotte le aree di attività coperte da riserve legali e diritti di esclusiva; per favorire l’informazione su prezzi e servizi, va incoraggiata la pubblicità, pur restando entro i limiti generali della normativa che la regolamenta; l’accesso alla professione merita di esser semplificato, e certamente va rifuggito il riflesso corporativo che stava conducendo alla distruzione per via legislativa di quel serbatoio di competenze e capacità imprenditoriale rappresentato dalle professioni non regolamentate, chè anzi necessitano di un riconoscimento sobrio e snello, di stile anglosassone, capace di introdurle al consesso finora precluso del mercato unico europeo.

Buon lavoro nella giungla, professore.