L’occasione

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Dietro la crisi del debito pubblico, c’è una crisi di credito politico. Per fronteggiare la prima, bisogna rimediare alla seconda. L’affidabilità del nuovo esecutivo dipenderà certo dalla solidità della sua compagine parlamentare, ma in primo luogo dall’efficacia dell’azione di governo. Mi auguro che tra quanti hanno annunciato di sostenerlo – secondo gli impegni assunti al Quirinale – non ci si divida alle prime difficoltà. Sarebbe un guaio. Ma peggio sarebbe che, per non dividersi, si finisse per evitare le scelte più dirimenti. Al professor Monti non serve un’ampia maggioranza per “fare” il governo, ma per governare.

Il programma di riforme che il nuovo esecutivo è chiamato ad attuare non è così diverso da quello che il centro-destra dal 1994 si impegna programmaticamente a realizzare, salvo non riuscirci se non parzialmente, come nella legislatura 2001-2006, o rinunciarci, com’è avvenuto dal 2008 ad oggi. E, sull’altro versante, alcune buone misure del primo Governo Prodi furono coerenti con l’impianto riformatore che dovrà caratterizzare il primo Governo Monti.

Adesso occorre provvedere a fare il necessario in condizioni di emergenza, ma le misure richieste non sono affatto eccezionali. Ad essere eccezionale, nel senso di anomala, è piuttosto la situazione italiana rispetto a quella dei maggiori paesi europei e degli altri paesi avanzati. Sull’equità della spesa sociale, sull’efficienza del sistema fiscale, sulle privatizzazioni, sulla concorrenzialità dei mercati e sugli altri dossier “politicamente sensibili” in Italia si è discusso troppo e per troppo tempo, ma facendo troppo poco.

Ad impedire la modernizzazione sociale ed economica del Paese è stato finora il maggiore peso specifico degli interessi lato sensu conservatori. Per realizzare e consolidare le riforme è quindi necessario modificare i rapporti di forza e quindi di consenso nel mercato politico. Ciò che al nuovo esecutivo e alla sua maggioranza – a tutta la sua maggioranza – spetta è la responsabilità di spiegare apertis verbis che le riforme sono necessarie al debitore, prima che al creditore, all’Italia e non all’Europea o ai paesi che più fortemente ce ne chiedono conto. Se il Paese cesserà di essere solvibile, a fallire saranno gli italiani, non gli stranieri. E se non libererà il potenziale di crescita dagli ostacoli di ordine politico – una cattiva spesa pubblica, una cattiva regolamentazione dei mercati  (a partire da quello del lavoro) e un cattivissimo welfare – l’Italia non potrà scongiurare il default economico e civile.

A quanti si apprestano a sostenere un governo che viene per convenzione definito tecnico, spetta dunque una responsabilità innanzitutto politica. Se, come ha detto il presidente incaricato, l’Italia è chiamata a “vincere la sfida del riscatto”, deve anche vincere le rimozioni, le furbizie e i piccoli imbrogli del discorso politico. L’Italia oggi non paga solo gli errori, ma anche gli inganni. Da questo punto di vista, il Governo Monti è una necessità imposta dall’emergenza e insieme un’occasione per impedire che la crisi politica del Paese si trascini anch’essa da un’emergenza all’altra, senza giungere ad un’efficiente ed onesta normalità.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

8 Responses to “L’occasione”

  1. Alex PSI scrive:

    Riforme ormai imprescindibili, questo è assodato. Detto ciò dobbiamo però riconoscere che, aldilà delle ottime intenzioni e della eccellente preparazione del nuovo premier incaricato dal Capo dello Stato, tutto è nelle mani del parlamento. Un Parlamento che ha enormi responsabilità e che non dimentichiamo che è composto di nominati. Nominati che in questi anni hanno dato il peggio del peggio, inscenando cambi di casacca e compravendite varie. Si sono distinti personaggi come Scilipoti, imbarazzanti quali rappresentanti della nostra politica. Il discorso che il guitto ha tenuto alla camera questo week end è stato l’apoteosi dell’analfabetismo politico. Ora toccherà ai parlamentari seri rilanciare il profilo delle nostre istituzioni dimostrando che i mercenari sono stati messi in minoranza, gli italiani hanno grande fiducia nel Capo dello Stato. Napolitano ha dimostrando di essere un faro della democrazia. Monti ha grandi doti e le dimostrerà. Il parlamento sarà all’altezza?

  2. Vittorio Vezzola scrive:

    Monti è l’unica speranza di veder realizzato qualcosa di quanto Berlusconi promette dal 1994!

  3. mick scrive:

    La cosa che trovo divertente in questa sistuazione peraltro drammatica è che i sig.ri politici questa volta non hanno alternative.
    O fanno le cose seriamente o si va tutti a …..
    I mercati non hanno scritto in fronte “italiani” non basta qualche spot televisivo.

  4. roberto borri scrive:

    caro benedetto, “ad impedire la modernizzazione sociale ed economica del paese è stato il maggior peso specifico dei conservatori (in senso neanche tanto lato)” fortemente rappresentati e probabilmente maggioritari anche nel partito in cui militi. e da iscritto, lo dico con rammarico, ma cognizione di causa.

  5. Elle Zeta scrive:

    il non fatto di berlusconi non è casuale ma lasciamo perdere. Temo che, soprattutto nel centro-dx. la scusa delloffesa alla democrazia mista all’epidemia di complottismo segnali solo che non è presente la piena consapevolezza della gravità della situazione. Temo ance che le legittime, razionali ed argomentate esigenze di ‘politicizzazion e’ del governo espresse dal prof. Monti al fine sia di consolidare il governo imegnandone gli uomini di partito sia per cominciare a rompere la logica dello scontro, siano avvrsate da PdL e Lega.

  6. leonardo signorini scrive:

    ma l’on Bocchino ci fa o ci è!! perchè in provincia a stimare e sostenere fli non è una passeggiata (chiedere a Pollina!)se poi come si dice a firenze ci si mette anche a fare i bischeri con tutti i problemi e le questioni che abbiamo davanti e l’è dura!! ..Benedetto mettici mano perchè in provincia..fuori dai palazzi..lontani da Roma sostenere fli non è una passeggiata..mi raccomando non fate i bischeri( con affetto).. leo

  7. Piccolapatria scrive:

    Le chiamate riforme cari FLI ma si legge tasse e tasse e tasse; occorreva un papaverone per escogitare il solito mezzo infame di darcela ancora sul gobbo; anche negli anni 90 il signor Amato fece burletta dei nostri averi per “salvarci” e le tasse presero un avvio in salita e anno dopo anno diventarono sempre più soffocanti; patrimoniale, patrimoniale, patrimoniale invocate voi “eletti” indecentemente e nel contempo denunciate che, per colpa di berlusconi, una stragrande maggioranza di cittadini non arriva alla 4a settimana e molti nemmeno alla 3a; tra questi tanti possiedono la casa d’abitazione, qualcuno anche qualcos’altro da cui ricava un modesto reddito aggiunto che integra la miserrima pensione; giusto la sopravvivenza dignitosa; ci vuole tutto il coraggio a pretendere altre tasse che non sono altro che un programma di esproprio. Solita ricetta maleodorante, solito stato spendaccione autoritario, l’unica varietà oggi è la subdola apparenza sobria, coltamente clericale : ti prendo i soldi tutti quelli che mi servono, che tu li abbia o meno – arrangiati – è per la tua salvezza; riforme, riforme e riforme , ormai è uno stantio ritornello. Spudorati omuncoli menzogneri,mentite sapendo di mentire, gattopardi da gogna!

  8. filipporiccio scrive:

    Delle riforme neanche si parla già più.
    Solo che questa volta non si dura un anno senza farle.

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