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L’importanza di una transizione civile

– Il nostro paese sta attraversando un passaggio dirimente e per certi versi epocale. Sono in molti a ritenere che la conclusione del ciclo politico di Silvio Berlusconi rappresenti nei fatti la fine della cosiddetta Seconda Repubblica e l’inizio di una nuova stagione della politica italiana, i cui connotati risultano al momento tutt’altro che scontati.
E’ un contesto delicato che ci pone tutti di fronte ad un’importante prova di responsabilità –rendere possibile una transizione civile e pacata verso i nuovi equilibri.

I toni dello scontro parlamentare tra Cicchitto e Franceschini di sabato scorso non rappresentano, purtroppo, un buon viatico per la nuova fase che si apre. E tanto meno l’odio e la cialtroneria delle contestazioni di piazza al Presidente del Consiglio uscente – immagini che danno fastidio, anche a prescindere dalle appartenenze politiche.

Certo, Berlusconi ci ha messo del suo per ridursi ad uscire dalla porta di servizio, non realizzando l’ineluttabilità di una successione e perdendo le tante occasioni che avrebbe avuto per uscire di scena da vincitore, prima che fosse l’aritmetica parlamentare a costringerlo alla resa.
Eppure la sfida che abbiamo davanti è quella di costruire un dopo-Berlusconi che non si fondi sull’antiberlusconismo – che non punti innanzitutto alla liquidazione morale dell’era precedente.

In questo senso, non ha torto Giuliano Ferrara quando intravede il rischio di una stagione di processo alla storia in cui gli “italiani brava gente” si laveranno la coscienza nell’umiliazione del potente in disgrazia.
La tentazione del “codardo oltraggio”, senza dubbio, è molto forte e diffusa, non solamente tra coloro che sono stati da sempre avversari del Cavaliere, ma anche tra alcuni di quelli che hanno accompagnato la sua carriera politica. Ma è una tentazione che occorre contrastare perché, per quanto possa essere magro il bilancio politico del decennio berlusconiano, se ci si dice democratici è doveroso rispettare il ciclo di Berlusconi nella sua “dimensione democratica” – e concedere comunque l’onore delle armi ad un politico in grado di vincere tre elezioni e conquistare la rappresentanza di una parte importante di questo paese.

Il vero errore del direttore del Foglio è quello di pensare che il “sangue dei vinti” non scorrerebbe se si andasse adesso alle urne. Salvo eventi implausibili, se si votasse oggi a fronte della certificazione del disfacimento del progetto politico del PDL e dell’attuale crisi economica, l’esito sarebbe il successo di un ticket Bersani-Vendola.
E, inutile dirlo, a quel punto “i vinti” ci sarebbero davvero, mentre adesso francamente la sinistra ha vinto per modo di dire, se è vero che nel giro di neppure un mese siamo passati dalle manifestazioni degli Indignados contro le banche ed i mercati all’insediamento di un “governo della BCE”.

Il miglior modo che il PDL ha di difendere il senso storico della stagione del centro-destra è proprio quello di esprimere un convinto sostegno al nuovo governo Monti – anziché “subirlo” – rimanendo così in posizione centrale nel prossimo anno e mezzo.
Se si lavorerà con spirito costruttivo, la coabitazione tra centro-destra e centro-sinistra nella stessa maggioranza parlamentare può proprio essere un’occasione storica di mutuo riconoscimento e mutua legittimazione, al termine di un’interminabile stagione di contrapposizioni strumentali e di giochi al massacro.

Quanti oggi credono nella necessità di riformare in profondità il sistema Italia devono dare il loro contributo affinché si instauri un clima più disteso, perché non di rado – si pensi alla stagione di Mani Pulite – le “rivoluzioni” finiscono più per cambiare i suonatori che per cambiare la musica.
All’Italia, invece, stavolta servirebbe proprio cambiare musica, e per questo è molto meglio una transizione “soft”. Non capestri e ghigliottine, ma una “forza tranquilla” in grado di avviare le riforme economiche che servono al paese.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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