di PIERCAMILLO FALASCA – “Monti uscirà cardinale dal Conclave“, sghignazza Ignazio La Russa, uno che nemmeno in Sud America avrebbe ricoperto l’incarico di ministro della Difesa. Preoccupato che l’esito della vicenda possa in qualche modo apparire come la vittoria di Fini sugli ex colonnelli di AN, sbattendo lui, Gasparri e Matteoli fuori dalle reali dinamiche decisionali del nuovo governo, La Russa è disposto a far saltare il banco.

Maurizio Sacconi, un personaggio intellettualmente corrotto, vaneggia di una eccessiva distanza tra l’ipotesi del governo guidato dal presidente della Bocconi e “la prevalente dimensione popolare della nostra società“. L’ex socialista – uno che per due anni è stato ministro della Salute mentre sua moglie era al vertice di quella Farmindustria con cui il governo tratta il tetto alla spesa farmaceutica pubblica – sa che gli eventuali responsabili della politica economica dell’esecutivo guidato da Monti imboccherebbero una strada opposta rispetto all’immobilismo scientifico (condito da chili di ipocrisia retorica) da lui finora seguito in materia di mercato del lavoro e welfare. Non solo: il nuovo governo decreterebbe l’archiviazione di ogni tentativo di imporre all’Italia una disciplina reazionaria dei grandi dossier di bioetica, affievolendo quel supporto delle gerarchie vaticane su cui Sacconi sperava di costruire il suo personale futuro post-berlusconiano.

La Russa e Sacconi sono le punte di diamante della tentazione sfascista che anima una parte importante del campo berlusconoide, quella che oggi Il Giornale e Il Foglio riuniscono a Milano per invocare elezioni anticipate, mescolando sadismo e menefreghismo, euroscetticismo e stantìo benaltrismo finto-liberista.

Se la loro linea dovesse infine prevalere, se cioè lunedì mattina le piazze finanziarie del mondo si attiveranno senza che l’Italia abbia Mario Monti come nuovo premier incaricato, prepariamoci al peggio. La linearità dei processi decisionali è fondamentale perché uno Stato appaia credibile agli occhi dei suoi possibili finanziatori: l’eventuale rifiuto del PDL alla nascita del governo Monti striderebbe non solo con l’enorme favore che il Professore gode ormai nel panorama pubblico interno ed estero, ma anche e soprattutto con il messaggio di risolutezza e celerità che il presidente Napolitano ha inviato ai mercati con le sue ultime mosse. Un impantanamento dell’opzione Monti nel fango della politichetta di partito e nel tornaconto personale risulterebbe incomprensibile e strumentale, finirebbe per accrescere la sfiducia degli investitori, che fuggirebbero letteralmente dai titolo di stato nostrani.

Cari sfascisti, finora avete giocato sulla pelle degli italiani per il vostro becero tornaconto, raccontando che da noi la recessione era più blanda che altrove, che avevamo regole e finanze solide, comportandovi come se gli italiani fossero un popolo di beoti pendenti dalle vostre mirabolanti cretinate. Avete sperato che Minzolini, Sallusti, Ferrara, certi cardinali e la pochezza della sinistra vi avrebbero permesso di passare indenni questi anni difficili. Avete scommesso sulla carta dell’ipocrisia, ma la bolla della speculazione retorica che avevate creato vi è esplosa in faccia.

Se l’Italia ha oggi una possibilità, questa passa dal licenziamento di pessimi politici come voi. Ora è il momento di persone più serie. Per carità di patria, godetevi lo stipendio parlamentare e lasciate che Mario Monti provi a governare questo sfortunato bellissimo Paese, con misure straordinarie che nel breve periodo arginino la crisi di solvibilità e che nel medio-lungo consentano all’Italia di rimboccare il cammino della crescita. È complicato, è drammaticamente complicato. Ma se voi ve ne state in un angolo, abbiamo qualche chance in più.